Mauro Baldissoni, vicepresidente esecutivo della Roma, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Sky Sport. Di seguito le sue parole. 

Totti poteva essere preso maggiormente in considerazione?
"Credo sia opportuno fare una considerazione che meriterebbe un approfondimento più ampio sul momento di passaggio dei grandi calciatori da essere icone a diventare altro. È un percorso non semplice e non rapido che implica un passaggio interiore che va accompagnato. Noi siamo sempre stati convinti nell'esigenza di essere pazienti, non abbiamo mai avuto fretta. Come ha detto lui stesso ieri, il primo anno era più difficile anche per lui rendersi conto e farsi un po' un'idea di quello che succedeva. A metà del secondo anno, esattamente dopo l'uscita di Monchi, la società gli ha proposto di assumere il ruolo di d.t, quello che lui riteneva il ruolo più consono. Francesco non aveva ancora dato risposta, siamo rimasti molto dispiaciuti nel sentire la sua percezione, ovvero di non essere stato in grado di incidere. Voglio usare le sue parole: lui stesso ci racconta che l'iniziativa di scegliere Ranieri dopo Di Francesco sia stato un suggerimento accolto dalla società, a dispetto di altre idee. Successivamente anche la sua proposta di andare a tentare l'avventura interessante di convincere Conte. Anche qui la società l'ha voluto seguire, andando anche ad esporsi ad un tentativo difficile. Fienga, che l'ha accompagnato in questo tentativo, è il CEO della società, rappresenta chi ha in mano deleghe operative. Parliamo di un percorso in cui aveva già avuto modo di esprimere considerazioni che la società ha tenuto in conto. Io non lavoro nell'area tecnica, non so se altre sue idee sono state meno considerate, ma questo può succedere. Il percorso non è né facile né breve, speravamo che potesse crescere in quello che resta un lavoro di squadra. Nessuno in un club può decidere da solo, ci dev'essere sempre un confronto con più persone".

Sulla deromanizzazione. Totti ha detto ‘Gli americani hanno cercato di metterci da parte'.
"Dispiace che questa sia la sua percezione, non possiamo che rispondere con fatti. Le percezioni lasciano il tempo che trovano, ma i fatti restano. Francesco ha avuto due contratti da giocatore e uno da dirigente, con la proposta di diventare direttore tecnico. De Rossi ha avuto due contratti da calciatore della durata di 7 anni, poi gli abbiamo proposto di cominciare un percorso nella società. Restando in campo, ricordiamo anche altri investimenti che la società ha voluto fare per riportare altri ragazzi cresciuti nel settore giovanile. Parlo ovviamente di Florenzi e Lorenzo Pellegrini, la società non si è tirata indietro e ha riportato questi giocatori a casa. Non dimentichiamo Luca Pellegrini. Ovviamente ci sono state anche altre iniziative, che credo siano un vanto e un merito di questa società. È stato avviato un programma come quello della Hall of Fame, che consente a tutti i giocatori di poter tornare a far parte di questa famiglia. Abbiamo coinvolto ex giocatori in tante altre attività della società. Faccio dei nomi: Desideri, Chierico, Rizzitelli, Righetti, Candela Nela. L'obiettivo di questa società è privilegiare chi ha speso tanto per portare il nome di questa squadra all'attenzione del pubblico nazionale e internazionale. Neanche cito il lavoro di recupero dell'archivio storico. Il concetto di deromanizzazione sarebbe totalmente sciocco e autolesionista. Il patrimonio rappresentato da questi giocatori ha un valore inestimabile, come potremmo essere così stupidi da fare il contrario? Sono i fatti a dimostrare che non è così. Prima del completamento dell'acquisizione da parte degli americani, incontrai Francesco e gli andai a spiegare la considerazione che gli investitori avevano su di lui. Gli dissi che Francesco Totti statisticamente nel mondo era più conosciuto della Roma all'epoca. Il riconoscimento di tale valore era imprescindibile anche nella scelta dell'investimento. Nulla più lontano dal vero che pensare di voler allontanare Francesco Totti dalla Roma".

Totti ha detto che con Pallotta non ha mai parlato. Il Presidente sarà più presente?
"Tutti sappiamo che quest'anno i due principali tornei europei sono stati vinti dal Liverpool e dal Chelsea. Vi invito a verificare quante volte i loro presidenti siano stati presenti in sede. Sul fatto che Pallotta e Totti non si siano mai parlati ricordo che il presidente aveva invitato Francesco ( già da quando aveva smesso di giocare) a passare del tempo con lui negli Stati Uniti per conoscere tutte le dinamiche dei suoi investimenti nella Roma. Anche recentemente so per certo che lo ha invitato a casa sua a passare del tempo: sia a Boston che nella sua residenza al mare. Mi rendo conto che poi c'è una difficoltà di lingua e di cultura che non facilita questa comunicazione sulla quale noi avremmo potuto impegnarci di più nel favorirla. Va detto però che l'interesse del presidente è sempre stato quello di avvicinare questi grandi giocatori". 

Quale rapporto hai avuto con Totti?
"Premetto che per me lui è stato un'idolo fin dall'infanzia. Quando giocava ricordo anche di aver scritto una lettera ad un giornalista per difenderlo quando era stato attaccato nella vicenda del calcio a Balotelli. Il mio rapporto con lui è sempre stato chiaro, cortese e corretto. Il primo anno gli ho dato massima disponibilità, l'ho invitato spesso a venire, a fare domande, per vedere e per farsi un'idea sulla vita all'interno del club, da cui magari prendere spunto su quello che avrebbe voluto fare. Non opero nell'area tecnica, non posso che confermare di avergli dato la massima disponibilità. È rimasta così fino alla fine".

Sul ritorno di Totti con nuova proprietà, un argomento da voi giudicato delicato. Ci saranno risvolti legali?
"Noi non potevamo fare a meno di far notare questo ripetuto riferimento ad un potenziale ritorno con una nuova proprietà (anche se per correttezza abbiamo notato che era sollecitato più che altro dai giornalisti e non da Francesco). Abbiamo voluto ricordare che qualsiasi iniziativa volta ad un eventuale passaggio di proprietà dev'essere condotta nei modi corretti essendo noi una società quotata e che deve rispettare delle regole finanziare. Il presidente è stato chiaro più volte: la Roma non è in vendita, questo è bene che i mercati lo sappiano". 

Cosa lascia questa conferenza stampa?
"A noi lascia tanto dispiacere. E' evidente che è una sconfitta per tutti quando non si riesce a trattenere un grandissimo patrimonio per la storia della Roma. Dal punto di vista delle strategie di mercato, queste non sono associate a tutto ciò. La Roma deve andare avanti a prescindere da chi è all'interno della società. Io, non occupandomi di mercato, non posso entrare nelle scelte tecniche ma mi baso sui fatti. In questi anni la proprietà ha investito senza sosta ereditando una società con delle difficoltà economico-finanziarie venduta da una banca. Ha investito portando dei risultati sul campo che riteniamo siano buoni: cinque qualificazioni consecutive in Champions League, due ottavi di finale, una semifinale. Siamo stati tra le dieci società che hanno investito di più in calciatori. Ovviamente i vincoli imposti dal Fair Play Finanziario ci hanno costretto anche a vendere. Continueremo ad investire anche ora, dopo l'anno in cui la Roma ha ottenuto il suo record negativo di punti ed è rimasta fuori dalla Champions. Continueremo a contribuire per rendere competitiva questa società e cercheremo di vincere qualche trofeo. Sbagliare può far parte della gestione tecnica, capita a tutti. Quest'anno abbiamo fatto degli errori e abbiamo attraversato un'annata negativa. Questa dev'essere una motivazione in più per migliorarci. Il presidente Pallotta è una persona ambiziosa, investe con la volontà di 'viaggiare' nell'ambito sportivo. Lui stesso spiegò, quando venne a Roma, che aveva avuto modo di comprare i Boston Celtics e dopo 5 anni era riuscito a conseguire un titolo NBA e che si augurava di poter replicare una cosa del genere con la Roma. Questa resta tutt'ora la sua ambizione e a maggior ragione si rafforza dopo una stagione sfortunata". 

Pallotta con lo stadio potrebbe lasciare?
"È evidente che lo stadio è un tema cruciale ma in questa città dobbiamo sottolineare come si tende sempre a creare opacità. Lo stadio è cruciale, come ha ripetuto anche Claudio Ranieri, è un amplificatore di ricavi che sono necessari all'As Roma, squadra di calcio, per aumentare la propria forza. Senza, diventa molto più complicato dover primeggiare. Sarà pressoché impossibile competere con la Juventus come molti si augurano. Se alla lunga non gli verrà concesso di fare questo investimento, è logico che il presidente potrà cambiare idea ma non lascerà nulla di intentato".