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Chivu e la Roma: c'eravamo tanto amati

Dalla telenovela dell’ingaggio ai successi con Spalletti, passando per i ko. La decisione di andare all’Inter e il dito medio nella finale di Coppa Italia, per il quale si scusò

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Lorenzo Latini
19 Settembre 2026 - 07:30

Franco Baldini ci perse il sonno, pur di portarlo a Roma nell’estate del 2003: gli era stato soffiato Legrottaglie sotto il naso da Moggi, che poi era piombato anche su Cristian Chivu; a “Big Luciano” lo aveva segnalato proprio Gian Piero Gasperini, che era rimasto stupito da quel centrale ancora giovane, ma capace di guidare l’Ajax. Alla fine, nonostante le difficoltà economiche attraversate dalla famiglia Sensi e dalla Roma in quel periodo, Chivu sbarcò nella Capitale. Si presentò disegnando un arcobaleno su calcio di punizione sotto al Sud, contro il Brescia, e la settimana dopo segnò ancora, a Torino contro la Juve.

Eppure la storia dell’attuale allenatore interista in giallorosso non è stata tutta rose e fiori, anzi. Un paio d’anni dopo il suo arrivo, con Capello che era già “scappato” alla Juventus, il difensore disse che in futuro gli sarebbe piaciuto lavorare di nuovo con lui, visto il grande allenatore che era. Qualche giornale ci ricamò e in men che non si dica Chivu si ritrovò a giocare sommerso dai fischi dell’Olimpico. «Scoppiai a piangere per l’ingiustizia», dirà in un’intervista di quasi vent’anni dopo. Anche perché all’epoca nessuno lo sa, ma Cristian gioca spesso da infortunato: «Mi lussai l’alluce in una partita con la Samp, ma Spalletti dato che eravamo in eemrgenza mi chiese se me la sentissi di giocare la partita successiva. Ero in stampelle - spiegherà in seguito - ma saltai la rifinitura, mi presentai allo stadio, mi fecero l’infiltrazione e giocai». Spesso, dopo le partite, vomita: per uscirne, chiede aiuto a uno psicologo. «Ne uscii grazie a lui e alle mie risorse interiori. E grazie alla vittoria nel derby con la Lazio». I problemi fisici, però, lo accompagnano durante tutta la sua esperienza giallorossa, al punto che tra i tifosi iniziano a circolare i soprannomi Swarovski e Crystal Chivu.

In compenso i fischi finiscono, la Roma di Spalletti incanta l’Italia e l’Europa con il suo gioco spettacolare e vince una Coppa Italia, strapazzando l’Inter. Ma nel 2007 proprio l’Inter, rivale diretta dei giallorossi in quegli anni, bussa per Chivu: il romeno si trasferisce a Milano per 13 milioni di euro più la comproprietà di Andreolli. Lui saluta dopo quattro stagioni, 124 presenze (con 6 gol) e una Coppa Italia. I tifosi romanisti ovviamente non la prendono bene, tanto più che il difensore si è accasato nella squadra che in quel periodo contende alla Roma campionati e coppe nazionali.

L’esordio in nerazzurro avviene proprio contro la Roma, nella Supercoppa italiana 2007, vinta 1-0 da Totti e compagni grazie al gol di De Rossi su rigore. Ogni volta che torna all’Olimpico da avversario, il romeno viene beccato per tutti i 90’ dai fischi. Ed è così anche il 5 maggio 2010, quando l’Inter vince a Roma la Coppa Italia: Chivu mostra al pubblico - a netta predominanza giallorossa - un doppio dito medio ripreso da obiettivi e telecamere. L’ex Ajax viene deferito, quindi chiede scusa, senza cercare alibi. Da quel momento in poi gioca altre cinque volte contro di noi, e non viene risparmiato, nonostante il pentimento.

La frattura, in sostanza, non si è mai ricomposta, e tutto sommato è fisiologico che sia così. Tra qualche incomprensione e gesti evitabili, le strade si sono allontanate. Ora si incontrano di nuovo, soltanto per 90’, nel match più atteso di questa giornata.

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