Sei anni di Friedkin tra luci e ombre
Il 6 agosto 2020 l’accordo: Tirana, il 3° posto, ma anche tanti errori
(GETTY IMAGES)
Era il 6 agosto 2020, o meglio, la notte tra il 5 e il 6: la Roma poche ore più tardi sarebbe scesa in campo contro il Siviglia per gli ottavi di finale di Europa League. Prima, però, Dan e Ryan Friedkin concludevano con James Pallotta l’acquisto dell’A.S. Roma per 591 milioni di euro: l’accordo sarebbe poi stato definitivamente sancito dal closing del 17 agosto, ma è a tutti gli effetti il 6 agosto 2020 il giorno uno della Roma dei Friedkin. Nel tardo pomeriggio, a Duisburg, la squadra allenata da Paulo Fonseca perde 2-0 contro gli andalusi, guarda caso gli stessi che infliggeranno - il 31 maggio 2023 - la più dolorosa sconfitta della gestione texano-californiana. In mezzo, la scelta di José Mourinho - annunciato con un tweet il 4 maggio 2021 - come allenatore e la cavalcata in Conference League: il trionfo di Tirana contro il Feyenoord porta in calce la firma dello “Special One”, capace di regalare alla Roma un titolo europeo a 61 anni dalla Coppa delle Fiere. La chiamata del tecnico portoghese è sicuramente una delle intuizioni felici della proprietà che ormai da sei anni guida il club giallorosso, una scelta sensata e un grande colpo al tempo stesso, capace di riportare grandissimo entusiasmo in una piazza che - complice lo svuotamento dello stadio dovuto alle norme anti-Covid - stava perdendo il suo proverbiale ardore. Un’intuizione altrettanto felice è stata quella di portare Gian Piero Gasperini nella Capitale un anno fa: così come Mou fu il protagonista del trionfo in Conference, così il tecnico di Grugliasco è stato il principale artefice del terzo posto che ha sancito il ritorno in Champions della Roma (la prima qualificazione da quando ci sono i Friedkin).
Ma questi sei anni non sono stati tutti rose e fiori, anzi. Oltre alle felici intuizioni e ai colpi di mercato (Dybala e Lukaku su tutti), ci sono state scelte che hanno portato alla contestazione della piazza: l’esonero di Mourinho, il 16 gennaio 2024, è stato in parte “assorbito” dalla scelta di De Rossi come suo successore. Ma la cacciata di Daniele soltanto otto mesi più tardi (dopo aver scritto in un comunicato di voler costruire con lui il futuro della Roma) ha scatenato le proteste della tifoseria. Proteste che hanno portato alle dimissioni dell’allora CEO Lina Souloukou. Se la scelta di Juric come tecnico è sembrata assolutamente insensata, è apparsa invece di buonsenso quella di Ranieri come traghettatore. Così come è stato giusto affidargli un ruolo dirigenziale allora, è stato pressoché inevitabile mandarlo via dopo il suo sfogo contro Gasperini.
Tra abbagli, sbagli, ottime mosse (come il ritorno al vecchio stemma con l’acronimo ASR) e autentici colpi di teatro, la presidenza Friedkin è stata un insieme di luci e ombre: le frequenti rivoluzioni nella dirigenza e nella guida tecnica lo testimoniano, ma negli Stati Uniti funziona così e non c’è spazio per i sentimentalismi. Il recente episodio delle tante professionalità ricollocate dai dipartimenti media, marketing, biglietteria e amministrativi ai Roma Store come commessi ne è un’ulteriore prova.
Dal punto di vista puramente calcistico, se era impensabile fino a pochi anni fa immaginare una Roma con Mourinho in panchina e Dybala-Lukaku in campo, lo stesso dicasi per l’avvicendamento De Rossi-Juric. Nei nostri cuori e nelle nostre menti rimarrà per sempre la festa che inondato d’amore il centro di Roma il 26 maggio 2022, ma è indelebile anche José Mourinho lasciato da solo nella pancia della Puskas Arena, che si “congratula” con Taylor per l’arbitraggio della finale di Europa League. Con un tecnico bravissimo, un ds competente e - finalmente - anche un CEO, l’auspicio è che i Friedkin possano anche realizzare il nuovo stadio.
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