Gasperini, ambizioso come l'obiettivo della Roma
Quando c'è da parlare, il tecnico non si tira indietro, dalla stoccata a Celik alle considerazioni sul mercato e la società
(GETTY IMAGES)
Sorridente, lucido abbronzato il giusto - quel filo di tintarella di chi le vacanze non le concepisce come giornate in spiaggia, ma come un continuo spostarsi da un luogo all’altro, in costante pressione offensiva - anche determinato e pure parecchio puntuto. Quando venerdì è arrivata la convocazione della Roma per la conferenza stampa di Gasperini, in città il tam tam delle nevrotiche chat di WhatsApp ha fatto vibrare il suo orrifico presagio: «Vuoi vedere che si dimette?». Come se per uno spartano come Gasperini servisse il teatro di una conferenza stampa per un provvedimento che, nel caso, consumerebbe nelle gelide quattro mura di una stanza, faccia a faccia con il diretto interlocutore. Speriamo ovviamente che la cosa non avvenga mai. Speriamo, anzi, che ora che il «motore diesel» della Roma si è finalmente messo in moto, si continui dritto: e le notizie provenienti dal mercato - con il duello Nusa-Summerville, a cui da giorni solo Il Romanista dà credito, e oggi si decide - danno subito immediata concretezza alle parole espresse dall’allenatore nella canicola di Trigoria. Basta unire i puntini, scrivevamo infatti qualche giorno fa, ricollegando tutte le trattative che il club stava portando avanti. Bastava unire i puntini per capire che la Roma sta cercando rinforzi non soltanto per restare competitiva, ma per provare a vincere il campionato, altro che consolidare la struttura.
E poi quando c’è da parlare, Gasperini non si tira indietro. Ha cominciato con la stoccata al traditore Celik («grazie per il contributo, ma possiamo trovare anche di meglio»), è passato per Pellegrini, di cui auspica il rinnovo, e ha finito con Soulé, destinato a lasciare la Roma e nel frattempo bacchettato sui chili in più sulla bilancia (dopo appena un mese e mezzo di inattività agonistica). Con la società Gasp ha usato il solito registro tra bastone e carota: «Siamo lenti, potremmo essere più veloci, ma è anche vero che, una volta messo in moto, il motore gira bene». E non c’è bisogno di direttori generali o amministratori delegati: il dialogo, questa volta, è diretto. Non come l’anno scorso quando era mediato da Ranieri. E la sintonia con il ds D’Amico è totale, ben diversa da quella mai nata con Massara. E se davvero andranno in porto i colpi di mercato che la Roma sta inseguendo, allora forse è arrivato il momento di riconsiderare ambizioni e obiettivi.
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