Tutti a Trigoria: la stagione dell’amore è tornata
Un centinaio di tifosi accompagna la Roma. Bagno di folla per Soulé, Pisilli e Wesley. Dybala più nascosto
(MANCINI)
La stagione dell’amore è tornata. Perché i desideri non invecchiano e la Roma, i suoi, ha ricominciato a costruirli ieri a Trigoria. Cinquanta giorni esatti dopo il 24 maggio, si riparte da dove eravamo rimasti: dalla Champions, dall’entusiasmo dei tifosi. Che già dalle 8 del mattino, con l’appuntamento ai giocatori fissato per l’ora di pranzo, popolano Piazzale Dino Viola. Sciarpe non ce ne sono, viste le temperature proibitive (28 gradi al mattino, fino ai 34 del pomeriggio). Sono le maglie giallorosse, alcune sotto il sole, altre all’ombra, a colorare l’ambiente che piano piano si riempie.
Voglia di stringersi un po’. Come quando arriva il primo, Ghilardi, dopo mezz’ora di attesa: qualcuno lo carica, gli parla della Champions; lui sorride, firma e non si sottrae. Lo segue Angeliño a una mezz’oretta di distanza, mentre i più piccoli e curiosi scrutano da lontano le automobili in transito. In attesa di vedere il proprio beniamino. Ed ecco che intorno alle 10 la folla, rinvigorita da nuovi arrivati, trova Soulé: Mati si ferma e mostra la solita cordialità verso i tifosi. Qualcuno gli dice: «Non te ne andare!». Per lui, sarà il mercato a decidere. «Dispiacerebbe vederlo andare via», spiega Yuri, trasportato dall’entusiasmo insieme al nipotino. Pure Matteo è concorde: «Abbiamo altissime aspettative su di lui. Può ancora dare molto».
Il solito amore
L’abbraccio romanista travolge poi Gollini e Mancini, in auto insieme. Gianluca non scende. Qualcuno, nel pomeriggio, scambierà un tifoso per lui, ormai simbolo del romanismo. Prima è il turno del tanto atteso Gasp: pur senza concedere foto e autografi, l’allenatore apre il finestrino e ascolta i suoi tifosi. Dentro lo attende la sua Roma. Così come Pisilli, uno dei più acclamati: tra un richiamo e l’altro, un bambino prova a regalargli uno sticker-sfottò verso i noni in classifica. È il bello della giornata in famiglia. Passano Cherubini, De Marzi, Vasquez. Ma il più richiesto è Wesley. Al volante c’è sua moglie; lui si occupa di “gestire” la calca, sempre con entusiasmo, e accontentare chi è venuto fin lì per lui, anche se quasi entra nella sua vettura. D’altronde, è una delle stelle più luccicanti della squadra. Dovbyk, invece, pare avere fretta e indica l’orologio quando viene rincorso. E c’è un po’ di delusione nell’aria quando Svilar sfreccia via; ma basta un saluto da lontano, una volta sceso dall’automobile, per riportare il sorriso.
Fino agli altri rimanenti: Hermoso, Vaz, Rensch (in taxi), Ziolkowski. Cristante chiude il cerchio, intorno alle 12.40. E Dybala? Chi è tra i circa 100 lì presenti se lo chiede, confuso. Sicuramente è arrivato di nascosto, dietro vetri neri. Come lui, Kumbulla, Mannini, Reale e Pagano. C’è chi con una maglia dell’Argentina sulla spalla lo aspetta, ansioso. Il suo saluto, lui, lo racchiude in quel contratto firmato. «Ha dato prova di un grande gesto d’amore nei confronti di città e tifosi, accettando la riduzione dello stipendio», ammette un sostenitore a fine mattinata. È la chiosa perfetta: Dybala ancora dalla parte giusta, i tifosi pure. Così sarà per sempre. Ora, la stagione 2026-27 può avere inizio: buon viaggio, Roma.
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