Londra nel destino di Francesco Totti. All'inizio come nelle ultime ore, la sua seconda carriera vive tappe fondamentali nella capitale inglese, dove Pallotta ha il suo quartier generale europeo e dove risiede il consigliere Baldini. È alla sua presenza che prende vita la storia dirigenziale del Dieci, raccontata nei dettagli nella sua biografia. Francesco chiede la vicepresidenza, l'uomo di fiducia del presidente gli risponde che non ne ha bisogno: gli basta il suo cognome per rappresentare la Roma. Nel novembre 2017, Totti racconta la nuova esperienza al Corriere della sera. «È cambiato tutto. La vita, la testa, il fisico. L'impatto non è stato semplice. Ho chiesto alla società se potevo ricaricare le batterie per un po'. Me lo hanno concesso e li ringrazio. Ho la fortuna di poter stare con la squadra, l'allenatore e i dirigenti. Dentro lo spogliatoio può starci davvero solo chi ne conosce le parole, gli sguardi, i momenti giusti». Ed è proprio la figura di raccordo fra squadra e vertici del club quella che ricopre in questa fase di apprendistato dietro la scrivania. L'11 dicembre 2017 accompagna il sorteggio degli ottavi di Champions a Nyon, dove la Roma troverà lo Shakhtar di Fonseca. «In questo momento c'è armonia, io mi sto adattando al nuovo ruolo, mi diverto e cerco di contraccambiare con le mie competenze». Il divertimento dura poco però, perché a Capodanno esplode il caso Nainggolan: il video del belga su di giri spopola sui social, la società lo punisce mandandolo in tribuna e a parlare con il giocatore pensa Totti, che con lui ha anche un rapporto di amicizia. Ma la storia giallorossa di Radja è destinata a chiudersi qualche mese dopo. Alla fine di un mercato che lascia diversi strascichi polemici, Francesco si presenta ai microfoni di Roma Radio.

È il 5 settembre 2018 e il senso delle sue parole non è di quelli confortanti: «Puntiamo al quarto posto», le sue parole in estrema sintesi. La stagione comincia male e prosegue peggio, fra pochi alti e molti bassi, frutto di prestazioni sconcertanti ma anche di qualche arbitraggio ai limiti della decenza, come quello del 2 dicembre 2018 nella sfida contro l'Inter. A Zaniolo viene negato un clamoroso rigore e alla fine Totti tuona: «È una vergogna, forse al Var hanno visto un'altra partita». Due settimane dopo a Nyon mette in guardia sul Porto: «Abbiamo due mesi di tempo per tornare noi stessi. Come dirigenti diamo tutto l'appoggio possibile ad Eusebio». E Di Francesco avrà bisogno del suo appoggio proprio al momento della sfida di Champions. «Vedremo cosa succederà, se dovessi assumere maggiore responsabilità, cambierò qualcosa», promette in Portogallo. Poi in occasione di Roma-Napoli: «Daniele ci può dare tanto. Del futuro ne parliamo quotidianamente, ma la scelta è solo sua: se vuole continuare, ci metteremo seduti e decideremo». Le cose andranno diversamente e proprio al momento del suo addio De Rossi invocherà più spazio per il dirigente Totti. Che però nell'ultimo summit non è presente. Ancora a Londra, dove la Roma prende forma.