AS Roma

Candela: «Se chiudo gli occhi vedo Totti»

Per i 25 anni dal 3° Scudetto, l'ex giallorosso in esclusiva: «Noi, un gruppo di campioni in un Olimpico stracolmo: il gol di Francesco sotto la Sud, il mio assist ed il velo di Montella!»

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Martina Stella
17 Giugno 2026 - 07:00

Ci sono date che non passano. Restano scolpite nei muri della città, nelle fotografie ingiallite, nei racconti tramandati da padre in figlia. Per Roma e per i romanisti il 17 giugno 2001 non è soltanto un giorno di calcio: è una pagina di storia, un’emozione collettiva che continua a battere nel cuore di chi c’era e di chi avrebbe voluto esserci.

Sono passati venticinque anni da quel pomeriggio in cui la Roma conquistò il suo terzo Scudetto. Un’eternità per una tifoseria che ancora oggi riempie l’Olimpico con la stessa fede e lo stesso amore. Eppure basta chiudere gli occhi per ritrovarsi lì, in mezzo a quella marea giallorossa. Vincent Candela non ha dubbi su quale sia l’immagine che porta ancora dentro. 
«Lo Stadio non era pieno… di più! Quando siamo entrati era una meraviglia. Spesso era pieno, ma quel giorno, al di là della partenza da Trigoria, c’era una coreografia già fuori: gente in mezzo alla strada, dal Raccordo allo stadio. E quando siamo entrati abbiamo avvertito la pressione. Non era così semplice. L’Olimpico era impressionante, difficile da raccontare». Era la pressione di un popolo intero che aspettava quel momento da diciotto anni. Era il peso di un sogno che stava per trasformarsi in realtà. Roma era ferma, sospesa, con il fiato trattenuto. Da Trigoria all’Olimpico, passando per ogni quartiere della città, c’era una sola direzione: la storia. 
E poi c’è l’azione che ogni romanista conosce a memoria. Candela che avanza, il pallone per Totti, il velo di Montella e l’esplosione. «Se chiudo gli occhi, poi, vedo il mio passaggio a Totti, su cui Montella fa il velo. Forse l’unica volta in cui è successo nella vita di Vincenzo. E lì, il Capitano fa gol con un piccolo rimbalzo. Una cosa straordinaria, sotto la Sud. Penso a questo». Sotto quella Curva Sud che da quel momento in poi sarebbe diventata il centro del mondo. Un’esultanza che ancora oggi vive nei video, nelle fotografie e soprattutto nella memoria di chi quel giorno era lì a cantare. La notte prima, invece, era stata lunga. Troppo lunga per chi sa di essere a un passo dalla storia. «Facemmo tardi. Non parlavamo troppo della partita. Ma tra biliardo, un piccolo calcio-tennis con Francesco, il sonno non arrivava: volevamo già essere in campo. C’era un po’ di pressione, giusta; credo che pochi abbiano dormito!». Perché quella Roma era forte. Fortissima. Ma soprattutto era unita. Dietro i nomi leggendari di Batistuta, Totti, Cafu, Samuel e dello stesso Candela, c’era qualcosa di ancora più importante. «Il gruppo. C’erano tanti campioni: Cafu, Batistuta, Totti, Samuel, Zago. Ma penso anche a Rinaldi, Mangone, Di Francesco, Nakata, Lupatelli. Eravamo un gruppo, sempre, non solo il 17 giugno. Ma 25 anni da quella vittoria sono troppi». È il messaggio più bello che arriva da uno degli eroi del 2001. Lo stesso uomo che correva sulla fascia sinistra mentre Cafu dominava l’altra, in una delle squadre più forti che la storia giallorossa abbia mai conosciuto.
Venticinque anni dopo, il 17 giugno resta una festa. Una data che non appartiene soltanto al passato, ma continua a vivere nel presente di ogni romanista. Perché certi giorni non finiscono mai.

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