Dall'Inter del 1928 all'addio di Totti nel 2017: se l’ultima è decisiva
Tante volte ci si è giocato tutto in coda al campionato, anche quando purtroppo non è servito
(GETTY IMAGES)
Partite decisive all’ultima giornata. La Roma ci è abituata fin dall’inizio della sua quasi centenaria storia. Il 4 marzo 1928, infatti, quando si conclude il girone B della Divisione Nazionale, la neonata squadra giallorossa non è ancora certa di giocare anche l’anno successivo nella massima divisione. Per esserne sicura deve battere l’Internazionale al Motovelodromo Appio. Per l’occasione, l’impianto si riempie e la formazione di mister Garbutt non tradisce: vince 3-0 e la partita finisce con Fulvio Bernardini che si leva la maglia nerazzurra per indossare quella giallorossa. Già si era sparsa la voce che il più forte calciatore romano l’anno successivo avrebbe giocato nella squadra di Roma. Quella vittoria non è solo garanzia di salvezza, ma assicura anche la partecipazione alla Coppa CONI, che a luglio diventerà il primo trofeo vinto dalla Roma.
È più o meno ciò che accadrà domenica e che è accaduto spesso. Vincere l’ultima giornata per assicurarsi la partecipazione a competizioni successive. Tutto ciò al di là delle ultime giornate che hanno deciso i campionati, come le vittorie sul Modena del 14 giugno 1942 e sul Parma del 17 giugno 2001. Bisognava vincere e si vinse, come un altro 17 giugno, quello del 1951. La vittoria sul Milan non fu però sufficiente per salvarsi. Bastò però il pareggio a Verona l’anno dopo per vincere il campionato di Serie B tornare subito in Serie A. La Roma ha fatto il suo dovere anche nelle ultime giornate dei campionati 1935/1936, 2007/2008 e 2009/2010, quando aritmeticamente poteva ancora vincere lo scudetto, ma le contemporanee vittorie delle rivali (Bologna nel primo caso, Inter negli altri due) hanno vanificato il tutto.
Aritmeticamente il titolo era ancora possibile nel 1981, e quando Falcao segnò ad Avellino la Juventus era stata agganciata. Dopo il gol bianconero contro la Fiorentina però di fatto i giochi si chiusero, anche se erano già stati chiusi dall’ingiusto annullamento del gol di Turone (come i campionati 2008 e 2010 non si sono certo decisi all’ultima giornata...).
Quando c’era in ballo la qualificazione alla Coppa UEFA la Roma ha fallito nel 1971, nel 1972 e nel 1987, ma c’erano oggettivamente pochissime speranze. Quando la vittoria poteva incidere, è arrivata. Nel 1989 il 2-1 sulla Fiorentina portò allo spareggio, poi perso proprio con i viola, nel 1994 il 2-0 sul Torino avrebbe assicurato la Coppa UEFA se una strana vittoria del Napoli sul Foggia non avesse complicato il tutto.
Anche nel 1992 e nel 1982 la situazione era simile: vincere, rispettivamente con Bari e Udinese, avrebbe significato Coppa UEFA. E vittoria fu. Come nel 1996 contro l’Inter, diretta rivale, battuta e costretta all’Intertoto, con gioco di parole sfruttato per striscioni particolarmente ispirati. Quel giorno però striscioni e bandiere furono soprattutto per Carlo Mazzone e Giuseppe Giannini, che stavano chiudendo la loro esperienza nella Roma, il capitano “in contumacia” perché era stato squalificato nella partita precedente contro la Fiorentina.
Situazione simile a quella del 2017, quando l’ultima partita di Totti ha coinciso con una gara in cui la vittoria avrebbe significato secondo posto e qualificazione diretta alla Champions League, e la sconfitta invece avrebbe portato la Roma al preliminare. Il 3-2 realizzato da Diego Perotti negli ultimi istanti consentì di raggiungere l’obiettivo e di vivere la struggente cerimonia di addio di Totti con l’animo decisamente più sereno. Anche l’anno dopo la Roma mise al sicuro la qualificazione diretta alla Champions League all’ultima giornata vincendo col Sassuolo con un gol di Manolas. Finì terza davanti all’Inter, che estromise dalla Champions la Lazio vincendo 3-2 all’Olimpico.
A proposito, a volte l’ultima giornata ha significato anche il ristabilimento delle normali gerarchie. Nel 2013 l’ultima giornata ha significato sorpasso: la Roma batte il Napoli, la Lazio perde col Cagliari e la Roma arriva davanti in classifica. Nel 1991 a Pisa Flora Viola, al passo d’addio, ricordò ai giocatori che negli anni di presidenza del marito, scomparso a gennaio, la Roma era sempre arrivata sopra alla Lazio. La vittoria con gol di Roberto Muzzi consentì di mantenere la tradizione. Stavolta la questione è stata risolta con grande anticipo e ci si può serenamente dedicare a cercare i tre punti che mancano per il ritorno in Champions League.
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