Un «eroe». Così l'ha definito il signor Mühlfeit. Chi? Se non ve lo ricordate è il mental coach di Patrik Schick, ufficializzato a inizio anno dall'attaccante romanista. Dopo la vittoria della sua Repubblica Ceca contro la Bulgaria nella terza giornata delle qualificazioni a Euro 2020 (seconda gara però per i cechi, reduci da un pesante 5-0 subito dall'Inghilterra nel girone A), uno degli uomini più vicini al numero 14 giallorosso si è complimentato con il ragazzo, che con una doppietta ha portato la sua nazionale a tornare a sperare negli Europei e che stasera a Olomouc, contro il Montenegro, proverà a ripetersi.

Due gol che hanno spiazzato parecchi tifosi romanisti, ormai stanchi di questo calciatore bifronte. «Ogni volta che va in nazionale fa il fenomeno», è una delle frasi più ricorrenti tra i sostenitori della Roma. «Qui gioco in maniera diversa, mi sento più nel vivo del gioco», ha affermato Schick dopo la gara. Una critica alla sua gestione nella Roma? Forse. O forse no: «Ha avuto due allenatori, Di Francesco e Ranieri. Forse non è stato impiegato mai per quelle che sono le sue caratteristiche», spiega Dario Canovi, l'esperto procuratore che l'aveva scoperto e portato in Italia ai tempi della Sampdoria. «Schick è una seconda punta. Giampaolo l'ha sempre messo sempre nella posizione giusta. Appena andava male qualcosa è stato il primo a pagare. Certamente nella Roma ha subìto questa stagione negativa della squadra e ha pagato l'incompatibilità con Dzeko».

Anche se Ranieri ci ha puntato e ha provato a farlo coesistere con il bosniaco, salvo ripensarci nel finale di stagione e ritenere Patrik ancora non completamente maturato: «Io penso che il problema psicologico non sussiste. Vedendo quello che fa in nazionale, oltre al talento, tanto immaturo non dev'essere», precisa Canovi.

Che nel modo di giocare di Fonseca - nei numeri simile a quanto si è visto ultimamente nella Roma - intravede un'opportunità per l'attaccante di Praga: «Se resterà? Dipenderà dal prossimo attaccante centrale che prenderanno - conclude l'avvocato Canovi - Schick non è un centravanti, se Fonseca saprà utilizzarlo per quello che è può essere una sorpresa. Nel 4-2-3-1 può giocare sia come trequartista (dove la Roma però ha già Pellegrini, Zaniolo, all'occorrenza Cristante e, per ora, Pastore, ndr) o esterno, sia a destra che a sinistra, Giampaolo lo lasciava libero di svariare».

Già, Giampaolo, tecnico che l'ha lanciato in Italia e adesso nel mirino del Milan da ricostruire. Ma per ora, poco o nulla si è mosso da lì. Perché la Roma aspetta il parere decisivo del nuovo allenatore, Paulo Fonseca. Il portoghese deve ancora essere ufficializzato a Trigoria.

Intanto dalla Francia, come riportato dal sito footmercato.com, il Marsiglia si sarebbe fatto avanti con la Roma (direttamente con il consulente di Pallotta, Franco Baldini) per trattare il prestito con obbligo di riscatto (formula che consentirebbe ai francesi di "aggirare" il Fair Play finanziario) di Patrik Schick. Sarebbe lui il prescelto dalla società francese per assicurare giocatori di qualità al nuovo tecnico André Villas-Boas.

L'intervista a Saro Cosentino

Ha segnato 7 gol in 17 gare in tre anni in nazionale, «è un mistero», ma «in Repubblica Ceca non è che Schick sia così popolare. Certo, l'ultima doppietta ha fatto parlare di lui, ma non è considerato come Nedved alla sua età, forse paga lo scotto di esser andato via giovanissimo dal suo Paese»».

Ce lo spiega Saro Cosentino, romano che a girato il mondo e vive a Praga ormai da diversi anni. Compositore e musicista di livello, oltre ad aver collaborato con artisti italiani ed internazionali del calibro di Peter Gabriel, Battiato, Milva e Fossati, scrive colonne sonore per il cinema ed è romanista, ma tanto.

È uno di quelli che la Roma ce l'ha talmente nel cuore che - oltre al problema pratico di «dove vedere le partite» - sta cercando, insieme ad alcuni amici tra cui il ristoratore Tarquinio Crescenzi, che da un paio d'anni ha aperto l'omonimo locale romanista in zona piazza Venceslao, nella Città Nuova, di unire le forze e fondare un Roma Club Praga «ufficiale». Che di fatto «già esiste, perché la Roma già di suo aggrega. Siamo partiti con una pagina Facebook, poi grazie proprio a un articolo del Romanista di qualche mese fa abbiamo pensato di unirci, anche se in questo momento siamo un po' giù, ma la Roma non la molliamo»