AS Roma

Quei profili proiettati sugli schermi allo stadio: i selfie dei Romanisti

Padri e figli, con barbe e baffi, neri e gialli, svegli e dormienti. Grazie Roma

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Marco La Greca
19 Maggio 2026 - 08:00

I selfie allo stadio, prima della partita, sui maxi schermi. Padri, madri e figli. Bambine e bambini, ragazzi e ragazze. Amici, amiche, coppie giovani, coppie più grandi. Barbe, orecchini, collane, anelli e tatuaggi. Tre generazioni insieme, dal nipote al nonno.  Immigrati, parentele miste, adottive. Neri, gialli, bianchi. 
Espressioni sorridenti o concentrate. Due che dormono. Capelli rossi, bruni, chiari, biondi. In tre, abbracciati. Tra seggiolini vuoti e circondati da altri tifosi.  Vicini al campo e a distanza. 

In piedi, seduti, al sole e all’ombra. Alcuni dal divano di casa. Dalla cucina, anche. Sorrisi sotto il cappello che nasconde la calvizie, quella da terapie. Sorrisi un po’ mesti, ma sono qui, anche loro. 

“Daje Giulio Daje” scritto su una maglietta. Un urlo e il lupetto di Gratton. Curva Sud e Distinti, Tevere fino alla nord, Monte Mario. Sciarpe degli stili più vari. Sempre gialle e rosse, però. E tutte le maglie possibili, dal ghiacciolo alla Combat, con la v, con il colletto e a girocollo, attillate e morbide. Con o senza sponsor. Sul petto, la coccarda tricolore e lo scudetto.   E i cappelli. Anche quelli di tutti i tipi. A ripararsi dal sole. Per un sapore anni ‘80, comunque di prima che ci fosse la copertura.  Tutti qui, anche se fisicamente non qui. Insieme. 

Perché, si sa, è lei, la Roma, “che ci fa sentire uniti anche se siamo lontani”.  Una varia e splendida umanità. Abituata a soffrire, calcisticamente, che però adesso gode. E come gode. La gioia si proietta e tinge di giallo e di rosso, almeno per un po’, ogni diversa emozione, anch’essa della vita.
Grazie, Roma.

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