Sir Claudio cane sciolto, tra orazioni e dietrofront
Quanti non detti con Gasperini. Rapporto mai decollato. Poi lo sfogo tv
(GETTY IMAGES)
Era il 14 novembre del 2024 quando attraverso un comunicato la Roma annunciava Claudio Ranieri come nuovo responsabile tecnico della prima squadra e come futuro consulente della famiglia Friedkin per tutte le questione sportive: «Claudio avrà voce in capitolo anche sulla scelta del nuovo allenatore», si leggeva nel comunicato. Un incarico a tempo che poi si sarebbe trasformato per aiutare la Roma a crescere. Teoricamente una figura esterna, ma nel pratico e nell’immaginario un dirigente operativo, al punto che anche nella sua conferenza stampa di presentazione era così che Sir Claudio parlava di se stesso: «Come dirigente che lavora in questa società dovrò aiutare i Friedkin a far funzionare le cose. Sarò il garante».
Ad aprile 2025 il primo passo indietro, la prima piccola crepa di un rapporto forse non chiaro del tutto: «Non sarò un dirigente della Roma, ma solamente un consigliere», aveva detto Sir Claudio, sollevando i primi dubbi riguardo il suo incarico: «Non scelgo io l’allenatore, non funziona così. Ho fatto una lista di 7-8 nomi ma sta alla proprietà sceglierlo». Ancora giornate di dibattito e discussioni sull’operatività di Claudio fino al giorno dell’annuncio di Gasperini con la conferenza stampa di presentazione del 17 giugno 2025. Ranieri sedeva al fianco di Gasp rivendicando fortemente la paternità della scelta e specificandone le relative motivazioni: «Tra tanti nomi ho fatto il suo perché sono convinto che la Roma abbia bisogno di una personalità forte, di un allenatore che non si accontenta mai, che è sempre sul pezzo, che è sempre incavolato, che non gli sta mai bene niente, che vuole migliorare, che vuole migliorare la squadra. La Roma ha bisogno di questo per diventare grande. Sarò un amico che sta di lato e proverà a risolvergli i problemi».
Sembrava l’inizio di un progetto sano, sostenibile e con tutte le potenzialità per poter essere duraturo. Poi è cominciata l’estate, il mercato e con esso le prime divergenze tra l’allora neo ds Massara e lo stesso Gasperini. In questo contesto sono iniziate le vere criticità. In ottemperanza al suo ruolo di senior advisor Ranieri non ha sentito l’esigenza di essere sempre al fianco del tecnico a Trigoria, nelle settimane precampionato è rimasto a lungo in vacanza in Calabria. Le difficoltà comunicative tra Gasperini e Massara non sono mai state mediate, le prime discussioni sulle prospettive di mercato sono rimaste irrisolte, a dividere il trio sono arrivate le prime crepe.
Poi è partita la stagione, ma la musica non è cambiata. Ranieri non è stato tutti i giorni a Trigoria e anche in trasferta si è visto pochissimo. Recentemente la società ha fatto trapelare di aver chiesto all’advisor una presenza più assidua al fianco della squadra, a Milano Ranieri era seduto al fianco di Massara. Grande sorpresa hanno destato poi le sue rivelazioni a Sky riguardo alla trattativa imbastita dal club per riportare Totti nella Roma. All’uscita successiva, lo scorso venerdì, la sparata contro Gasperini: «Avevo fatto diversi nomi, 3-4 ci hanno detto di no e alla fine abbiamo scelto Gasperini. Lui ha avallato tutti gli acquisti, è troppo facile parlare solo di Malen e Wesley. Abbiamo cercato di consegnargli una squadra che l’anno scorso è arrivata ad un punto dalla Champions». E così l’idea del progetto vincente portato avanti dalla triade Ma.Ga.Ra. è definitivamente naufragata, con buona pace di chi sperava che questa bella sintesi tra romanismo e pragmatismo potesse durare a lungo e funzionare.
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