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Robinio Vaz riaccende la luce: la Roma passa 1-0 col Lecce

Una rete del francese nel secondo tempo ci riporta al quinto posto in Serie A al fianco della Juventus

(MANCINI)

PUBBLICATO DA Daniele Lo Monaco
23 Marzo 2026 - 06:00

La Sud aveva esortato la squadra ad un comportamento da uomini e la Roma ha risposto, a dir la verità portando a casa questo importantissimo risultato con il Lecce con la spinta soprattutto dei bambini. Robinio Vaz l’ha decisa, partendo dalla panchina, e la Roma ha finito la gara con in campo contemporaneamente Rensch e Ghilardi (2003), Pisilli (2004), Venturino (2006), Vaz (2007) e Arena (addirittura 2009), sei undicesimi della squadra che Gasperini sta provando a (ri)costruire nella prospettiva triennale che gli è stata data e che speriamo tutti venga rispettata. Intanto la vittoria di ieri di misura col Lecce è valsa la riconquista del quinto posto al fianco della Juventus, a tre punti dal Como che continua a vincere dominando le partite. Non che il Lecce abbia rappresentato un ostacolo durissimo (alla fine ha costruito una sola azione pericolosa, col salvataggio di Hermoso sul colpo di testa di Pierotti), ma pure la Roma a dispetto di una media di possesso palla finale del 67% ha concluso poco: due alla fine i tiri in porta, Pellegrini nel primo tempo e Robinio per il gol al 12’ della ripresa, sei minuti dopo il suo ingresso in campo.

Nella prima fase della partita, terminata 0-0, il Lecce non aveva mai seriamente impensierito la porta di Svilar, limitando le sue incursioni a quei rari casi in cui i giocatori della Roma hanno sbagliato qualcosa nella prolungatissima fase di palleggio. Con la scelta di Di Francesco di tenere inizialmente così basse le linee della sua squadra, in una sorta di 541 con Pierotti e Gallo estremi della linea difensiva con tre centrali (Danilo Veiga, Siebert e Tiago Gabriel), con Gandelman e Banda esterni d’attacco molto attenti alla fase di non possesso, Ramadani e Ngom interni a contrasto, e Stulic unico riferimento offensivo reale, era consequenziale il baricentro più alto della Roma e soprattutto il dato del 76% di possesso palla, a fronte del quale però solo una volta la squadra di Gasperini ha trovato la conclusione tra i pali della porta di Falcone, bravo a respingere di piede al 20’ un bel sinistro di Pellegrini che era passato sotto le gambe di ben due avversari. Il dominio del gioco per il resto del tempo è stato invece infruttuoso. Gasperini ha scelto di schierare una Roma piena di centrocampisti, tutti quelli a sua disposizione a parte Koné (in infermeria con i soliti quattro lungodegenti d’attacco, Ferguson, Dovbyk, Dybala e Soulé, e con i due esterni, l’acciaccato Celik e lo squalificato Wesley): così con Cristante ed El Aynaoui a metà campo (e Rensch con Tsimikas in fascia), sono stati messi a supporto di Malen, unica punta, Pisilli sul centrodestra e Pellegrini sul centrosinistra, con i soliti tre dietro (Mancini, Ndicka ed Hermoso). Di necessità virtù, insomma, ma nello specifico andava solo portato a casa il risultato. Purtroppo non è dato sapere che cosa ne pensa il tecnico, visto che a fine partita non ha svolto la consueta conferenza stampa, per una non meglio precisata indisponibilità (pare vocale). Curiosamente, aveva saltato anche il post partita della partita d’andata: allora per evitare di commentare polemicamente l’insoddisfacente mercato invernale. E probabilmente neanche ora è sereno.

Il monologo romanista del primo tempo aveva prodotto solo un tiro, per l’appunto. Al primo corner la Roma aveva provato uno schema con scambio corto tra Pisilli e Pellegrini, ma il cross non ha trovato la deviazione giusta. Sul secondo corner Cristante ha spizzato dal primo palo, Ndicka ha provato ad intervenire di piede facendo alzare il pallone a campanile e Malen ha provato a calciare in sforbiciata acrobatica, ma ha concluso alto. All’11’ Malen si è spostato il pallone per il tiro di destro in una frazione di secondo, ma ha calciato alto. Al 20’ l’unico tiro in porta di Pellegrini, respinto fortunosamente col piede da Falcone, bravo a metterci la zampata su un pallone che due compagni di squadra gli stavano coprendo. Al 22’ Siebert si è perso il pallone e Malen è partito dritto verso la porta, ma Danilo Veiga l’ha fermato in tempo. Al 24’ la Roma ha trovato pure il gol, col vizio di forma di una posizione di fuorigioco di Pellegrini sul bell’invito in profondità di Malen: poi l’azione si è sviluppata in maniera diversa, con l’assist di Malen per il gol di Pisilli, invalidato. Al 29’ ancora un bel cross tagliato da corner di Pellegrini ha trovato l’impatto di Ndicka, novello Pruzzo, ma la palla è finita alta. E sul successivo rinvio di Falcone, respinto di testa da Cristante, Malen ha messo il turbo tra i due centrali del Lecce e si è involato ancora verso la porta, ma ha commesso l’errore di portarsi la palla sul più familiare destro, di fatto scoprendola al ritorno di Siebert. Al 43’ un errore in disimpegno di Pisilli ha favorito un’iniziativa di Banda che poteva essere sfruttata meglio da Stulic, ma il Lecce neanche stavolta è riuscito a tirare verso la porta difesa da Svilar.

All’inizio del secondo tempo Ghilardi è entrato al posto dell’acciaccato Mancini (risentimento al polpaccio, ma risponderà con Cristante e Pisilli alla chiamata di Gattuso per il playoff di giovedì con l’Irlanda del Nord) e dopo sei minuti Gasp ha messo pure Robinio Vaz al posto di El Aynaoui, perpetuando la sua strana tradizione di sprecare uno slot per i cambi subito dopo l’inizio del tempo. Al 3’, nel frattempo, Ngom aveva pareggiato i tiri nello specchio tra le due squadre con una bella conclusione non trattenuta da Svilar. Stavolta però il cambio si è rivelato subito propizio. Sostanzialmente alla prima occasione Robinio ha fatto centro: gran parte del merito è di Hermoso che nel consueto giro palla allargato della Roma ha verticalizzato su Malen che di prima ha girato la palla nello spazio, con la difesa del Lecce che si è concentrata su Pellegrini e ha lasciato passare la palla che lo stesso Hermoso è andato a riprendere sul fondo, e dopo un veloce controllo l’ha scucchiaiata sul secondo palo trovando all’appuntamento proprio Vaz, non marcato da Gallo. E sulla conclusione ravvicinata, Falcone non ha potuto fare altro che accompagnare il pallone nel sacco. Di Francesco ha rinfrescato l’attacco con N’Dri, Cheddira e Fofana e si è messo col 433, Gasperini si è affrettato allora ad accentrare Pellegrini su Ramadani lasciando alla coppia di attaccanti la pressione sui centrali. Al 28’ la grande occasione del Lecce per pareggiare, con la percussione di N’Dri, la parata di Svilar e il tap-in di testa di Pierotti a colpo cosiddetto sicuro, che sicuro non è mai: e stavolta ha respinto Hermoso di testa sulla linea. Gasp ha inserito allora Arena per lo stanco Malen e il redivivo Angeliño per Tsimikas (bella l’ovazione dell’Olimpico), e ancora Arena e Vaz hanno sfiorato il raddoppio. Poi il triplice fischio e la gioia condivisa. La ferita per l’esclusione dalle due coppe non si è ancora chiusa, ma i tre punti hanno un po’ lenito il dolore. Se ne riparla con l’Inter, a Pasqua.

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