Il confronto morbido, ora uniti con Gasp
A Trigoria Ryan Friedkin fa il punto della situazione, presenti anche Ranieri e Massara: malumori e dissapori rimandati, ora serve lottare. Gasperini alla squadra: «rialziamo la testa»
(GETTY IMAGES)
A Trigoria vanno tutti d’amore e d’accordo? No, ma l’ora del giudizio non è ancora arrivata. La priorità, al momento, è ancora incentrata sul domani reale - tra 24 ore, quando arriverà all’Olimpico il Lecce - e meno su quello filosofico - la programmazione della prossima stagione.
Questo è quello che rimane del giorno dopo Roma-Bologna a Trigoria. Un venerdì di lavoro, con la squadra già in campo verso la sfida ai salentini, e di confronti. Quello rapido, andato in scena tra Gasperini, Ranieri e Massara, alla presenza di Ryan Friedkin - tornato al Fulvio Bernardini dopo l’ampia parentesi durante il mercato invernale - e quello tra tecnico e squadra, con il discorso di Gian Piero volto a spronare una Roma in caduta libera: dal 4° al 6° posto in camppionato, dai sogni di gloria all’eliminazione prematura agli ottavi in Europa League.
«Rialziamoci immediatamente, perché c’è ancora qualcosa per cui lottare», la sintetica parafrasi delle parole di Gasperini ai suoi ragazzi, sempre difesi pubblicamente nonostante gli ultimi risultati. Elemento, quest’ultimo, che non è passato inosservato nello spogliatoio dove, al netto di qualche frizione - difficile conquistare mente e cuore di 25 persone diverse -, il gruppo segue Gian Piero. E in effetti, senza voler mettere da parte la profonda amarezza del momento, qualcosa ancora per cui vale la pena lottare c’è. Ci sono nove partite alla fine della stagione, nove turni di Serie A dove servirà invertire la tendenza e tentare il controsorpasso su Juventus e Como. Perché Gasp, anche arrivati a questo punto, non rinnega l’obiettivo “autoimposto” della qualificazione alla prossima Champions.
Uscendo dal campo ed entrando nella stanza dei bottoni, Friedkin junior, che giovedì ha assistito alla sconfitta di coppa, ha ribadito la fiducia a Gasperini, con il quale la società crede di aver soltanto intrapreso un lungo percorso - magari, chissà, anche più lungo del contratto triennale firmato in estate. Certo è che l’aria tesa, i malumori, gli spifferi e i dissapori interni - tra Gasp e l’accoppiata Ranieri-Massara - lascerebbero suggerire altro ma, come detto, l’ora del giudizio non è ancora arrivata. Ryan ha chiesto compattezza, unità d’intenti per il bene supremo, che resta sempre quello della Roma. Prima il campo, poi i processi e le eventuali decisioni.
Dal mercato - estivo e invernale - alla gestione degli infortuni, fino ad alcuni aspetti comunicativi: di frizioni, nel corso dei mesi, ce ne sono state, inutile negarlo - ormai non lo fanno neanche dentro Trigoria. Non è il momento però di chiedere o operare rivoluzioni, anche perché, nell’ottica della società ce n’è già una in atto dallo scorso giugno, guidata da Gasperini-Ranieri-Massara. Una trinità al momento poco unita ma, nonostante gli spifferi, tutti sembrano saldi al loro posto. Gasp in primis.
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