AS Roma

Il terribile déjà vu e la Lupa sul petto

Coreografia magnifica, stadio e serata stregati

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Simone Valdarchi
20 Marzo 2026 - 07:30

Chiamarla coincidenza, forse, è poco. Un terribile déjà vu, 30 anni dopo. Stesso stadio, stessa porta per il gol decisivo, stessa coppa - con nome aggiornato - e stesso giorno: 19 marzo. Dal 1996 al 2026, da Roma-Slavia Praga a Roma-Bologna. La rimonta riuscita, quella di 30 anni fa più epica, e poi il nulla che ne rimane, tranne l’enorme delusione.
La serata, all’Olimpico, era iniziata coi migliori presupposti. L’aria magica delle notti europee, un film già visto, che ha riempito le gallerie dei telefonini e le menti dei romanisti.

La richiesta della Sud di portare le bandiere viene accolta - anche se il colpo d’occhio col Bilbao un anno fa fu migliore - e il quadro è completato dalle “bandierette” che in Curva formano una Lupa nera al centro, tra bande gialle, rosse e bianche. «Io d’amarti non la smetto, sei la squadra del mio cuor» è il coro che accompagna i primi 5’ di partita.
Il campo, però, dà subito i primi segnali discrepanti, fino al gol di Rowe. In generale, nonostante la cornice sia quella delle grandi serate - 63.991 spettatori, tra cui Ryan Friedkin, bentornato, e oltre 3.000 ospiti - il tifo difficilmente alza i decibel sopra la media. Eccezion fatta per la Curva, ovviamente, che prova a spingere ininterrottamente.

Il pari di Ndicka ravviva l’ambiente, ma la gara poi, a cavallo dell’intervallo, scivola sul 3 a 1. A quel punto, esce la rabbia: «Tirate fuori le palle», canta la Sud. La squadra la ascolta. La reazione arriva e la rimonta pure. Prima Malen, su rigore, e poi Pellegrini. Ci sono tutti gli ingredienti per scrivere un’altra meravigliosa pagina delle notti europee formato Olimpico. Il Bologna rallenta il ritmo, ancora, e il 4 a 3 non arriva, con Kovacs, poco apprezzato da queste parti, che rimanda il verdetto ai supplementari.

La Sud riparte dall’inizio, da “Roma, Roma”, la Lupa della coreografia si ricompone e tornano le bandiere. Come 30 anni fa, però, alla fine sono gli avversari a segnare, sotto la Nord e a fare festa col settore. L’ultima reazione è sempre della Curva, ma è timida come quella della squadra. L’ultimo sussulto è il possibile rigore su Vaz, ma Kovacs lascia correre prima della fine. A quel punto il Bologna fa festa, la Roma va verso la Sud, che la respinge fischiando. Per la prima volta in stagione. Non come 30 anni fa.

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