Non escludo che nei prossimi anni mi vedranno intrufolato col panino e la birra in qualche settore ospiti», parole di Daniele De Rossi e musica per le orecchie dei romanisti alle prese con un conto alla rovescia diverso nel suo essere speciale, sofferto. Per una prima parte di un lungo racconto che volge al termine, ci sono però pagine e pagine di romanismo pronte ad essere scritte.

Magari, riprendendo le parole della conferenza capace di far tremare la terra sotto i piedi dei romanisti, un giorno tra cori e battimani, bandierette sventolanti e vessilli giallorossi, qualcuno potrà voltare lo sguardo per imbattersi in quello di un ragazzo che, in campo, ha saputo incarnare in pieno il popolo degli spalti.

La trasferta, d'altronde, ha sempre avuto un fascino speciale per chi macina chilometri con la Roma in fondo al cuor. Che sia per raggiungere il settore oppure entrare in campo o addirittura sedersi in panchina: gli "away days", per dirla all'inglese, da sempre sono occasione per difendere con fierezza i colori più belli.

Daniele De Rossi e le trasferte per la Roma, una storia iniziata in un lontano lunedì di quasi due decenni or sono e terminata la scorsa settimana sotto la pioggia di Reggio Emilia. Il 9 aprile del 2001 la Roma si recò a Firenze nella famosa giornata dei "parrucchieri", con mister Capello che regalò al giovane De Rossi la gioia della prima convocazione con i futuri campioni d'Italia.

Al Franchi di Firenze il primo di decine e decine di viaggi, e non è un caso che siano 116 i chilometri a separarlo dal Mapei Stadium teatro dell'ultima trasferta. Pochi mesi dopo, precisamente l'11 novembre del 2001, l'esordio negli ottavi di Coppa Italia con la prima squadra: entrato al posto di Lima a 40' dal termine, Daniele fa il suo ingresso in campo davanti ai 200 romanisti arrivati al Garilli di Piacenza per assistere alla sconfitta per 2-1 decisa dalla rete dell'ex giocatore e futuro mister Di Francesco.

Il Garilli nel destino perché, il 25 gennaio del 2003, arriva finalmente l'esordio in Serie A nella trasferta con il Como (campo neutro). Novanta minuti da titolare, con un certo Pep Guardiola ad osservarne le movenze dalla panchina, al cospetto di un settore reso ancor più bello dallo striscione a firma ASRU. «In un calcio che non ha bandiere, siamo solo noi vecchie maniere»: nessuno, o forse pochi, pensavano di poter ritrovare in quel biondo centrocampista le caratteristiche di una futura bandiera che mai potrà essere ammainata.

Coppa Italia, Serie A e poi l'Europa con l'esordio in trasferta nell'ottobre dello stesso anno in occasione della sfida di Coppa Uefa contro il Vardar Skopje.

Poco meno di un anno dopo, il 28 settembre del 2004, la gioia della prima rete europea lontano da casa in una delle cornici più blasonate del continente. Al Bernabeu e contro i ‘galacticos' del Real Madrid, De Rossi siglò dopo soli tre minuti la rete del vantaggio giallorosso. Maglia nera, numero 4 sulla schiena e esultanza sulle ginocchia tanta la gioia nonostante il 4-2 finale in favore dei bianchi di Madrid.

Il 28 agosto del 2005, al Granillo di Reggio Calabria con la Reggina, il primo gol in trasferta in Serie A: punizione da lontano di capitano Totti e spaccata decisiva del nuovo numero 16. Un numero mai più abbandonato.

Il 22 aprile del 2007, ripercorrendo alcune indimenticabili tappe di questo lungo viaggio, la gioia della prima fascia da capitano lontano da casa. Allo stadio Atleti Azzurri d'Italia fu l'Atalanta ad uscirne vincitrice, con Spalletti che affidò il comando a De Rossi complice l'assenza di Totti e al netto della presenza di diversi calciatori ben più esperti. Un anno, il 2007, ricordato anche come l'ottantesimo anniversario della nascita del club. Coincidenze ben poco casuali.

Sono 39 in totale gli impianti italiani visitati da Daniele De Rossi nel corso della sua lunga carriera, con le sole eccezioni in Serie A rappresentate dal Tenni di Treviso e dal Braglia di Modena dove andò in scena la sfida con il Carpi. 41, invece, quelli europei in cui il numero 16 ha fatto il suo ingresso in campo o in panchina: dalle lontanissime Baku e Tromsoe passando per Gaziantep, Londra, Spalato, Lione, Cluj, Sofia, Atene e fino ad Oporto.

San Siro lo stadio italiano calcato con più frequenza, l'Old Trafford di Manchester per quanto riguarda le competizioni europee. La speranza è che il futuro regali ai romanisti la possibilità di visitare nuovi settori tanto in Italia quanto in Europa. Magari un giorno qualcuno si accorgerà di aver raggiunto il settore insieme a due bandiere: una stretta nella mano, l'altra in piedi e al suo fianco. E sarà bellissimo.

La tabella con tutte le trasferte vissute da De Rossi con la maglia della Roma