Ce ne sarebbero talmente tanti che non basterebbero duecento pagine di giornale, per raccoglierli: ma le celebrazioni di Daniele De Rossi dopo un gol - suo o di un compagno, perché per lui l'unica cosa che conta è che segni la Roma - meriterebbero affreschi per tutta la Capitale. La famosa vena del collo che si gonfia, il volto che si fa paonazzo, l'urlo di un «Daje!» o anche di frasi sconnesse, il bacio alla maglia e allo stemma: dieci sfumature di Daniele, della grinta derossiana che da diciotto anni ci accompagna. La sua gioia è la nostra, le sue grida le nostre: perché è noi in campo, e come noi s'è spesso lasciato andare alla gioia, all'adrenalina, alla rabbia e all'amore. Tra le centinaia e centinaia di esultanze, ne abbiamo scelte dieci. Consapevoli che molte sono rimaste colpevolmente fuori da questa "compilation".

Roma-Inter (03/10/04)

Più che un'immagine, un dipinto. Più che una foto, un caleidoscopio di emozioni che racconta il trasporto di Daniele nei confronti della sua squadra del cuore. Il bacio alla maglia (strappata) e la corsa sotto la Sud: la Roma, sotto di due gol, rimonta l'Inter sul 3-3; il gol decisivo lo segna lui, con un tap-in di fronte al cuore pulsante del romanismo. Dellas lo tira per la maglietta, che si strappa all'altezza del numero 4. Daniele continua la sua corsa, salta i tabelloni e festeggia tirando e strattonando la divisa della Roma, sua seconda pelle, come se gli bruciasse addosso: il sacro fuoco del romanismo.

Siena-Roma (12/02/06)

La Roma di Spalletti viene da otto vittorie consecutive, ma a metà del secondo tempo a Siena il 12 febbraio 2006 è inchiodata sullo 0-0: non c'è verso di perforare il fortino toscano. Ci pensa De Rossi, che proprio in quella stagione indossa per la prima volta il numero 16: un siluro dalla lunga distanza al 70' batte Fortin e ci regala il tanto agognato vantaggio. Daniele corre verso il settore ospiti del "Franchi", stracolmo di romanisti, e festeggia faccia a faccia con loro, faccia a faccia con lo stendardo della Brigata De Falchi. Nel finale raddoppia Mancini: si finisce con un giro di tondo per la nona sinfonia.

Inter-Roma (19/08/07)

Eccola, la vena derossiana che si manifersta in tutto il suo splendore: alla Scala del calcio di Milano ci giochiamo la Supercoppa Italiana contro l'Inter di Mancini. Totti conquista un calcio di rigore e lascia l'onere (e l'onore) di calciarlo a Daniele: con la calma di un veterano navigato nonostante i ventiquattro anni, De Rossi trafigge Julio Sergio e corre sotto al settore. A dimostrazione che dopo un gol non c'è cosa più bella che festeggiare insieme ai fratelli romanisti. Sguardo adrenalinico e tendini belli tesi, Capitan Futuro viene sommerso dai compagni. È il gol che decide la partita, è il gol che ci regala il secondo trofeo nell'arco di tre mesi.

Roma-Genoa (05/04/08)

«Daje Roma daje!»: un altro calcio di rigore, stavolta all'Olimpico, sotto la Curva Nord. Dopo essere andata avanti di due gol, nella ripresa la Roma si fa rimontare dai rossoblù nell'arco di un minuto. A dieci dalla fine Banti fischia un rigore: Totti non c'è, sul dischetto va Daniele. Che con un bolide fa esplodere l'Olimpico e corre come posseduto, mentre grida «daje Roma daje!» e mostra a tutti, fiero, lo stemma giallorosso. Ddr uno di noi. È puro romanismo, è la rabbia e la frustrazione sfogate in un grido di liberazione.

Roma-Siena (31/01/10)

Cross di Pit, tacco di Okaka. La rimonta ai danni dell'Inter con Ranieri in panchina comincia qualche settimana prima, ma alla terza del girone di ritorno la Roma raccoglie tre punti pesantissimi. Inchiodati sull'1-1 dal Siena di Malesani a due giri di lancette dal 90, troviamo il gol vittoria con il gesto tecnico di Stefano Okaka, che il giorno dopo partirà destinazione Fulham. «Che hai fatto, Stefanì, che hai fatto?!», gli grida De Rossi tra il divertito e l'incredulo mentre lo insegue sotto la Curva Sud. Perché, in un modo o nell'altro, con Daniele si finisce sempre là sotto: affinità elettive. Stavolta con tanto di arrampicata sulle grate per festeggiare insieme ai tifosi.

Roma-Inter (27/03/10)

Bacio allo stemma e corsa verso la panchina, prima di lasciarsi cadere in ginocchio ed essere sommerso dai compagni, con tanto di fascia al braccio vista l'assenza di Totti. Amore puro, come il bacio al parastinco che porta il nome di Gaia, sua figlia. Al resto penseranno la girata di Toni peril definitivo 2-1 in nostro favore e il tiro a botta sicura di Milito che si stampa sul palo allo scadere. L'Olimpico è una bolgia e canta: «Mettete a sede', Mourinho mettete a sede'... Mettete a sede'».

Lazio-Roma (07/11/2010)

È il terzo della cinquina, non necessariamente il più bello di tutti (come fai a scegliere tra un derby vinto e l'altro?), ma è quello che senza dubbio racchiude tutta l'essenza derossiana. Daniele non segna, decidono due rigori di Borriello e Vucinic, ma a fine partita Ddr dà sfogo a tutta l'adrenalina accumulata in campo - e nei giorni precedenti - arrampicandosi sui cancelli che separano la Curva Sud dalla pista dell'Olimpico, quasi voglia buttarsi in mezzo a loro. Perché è lì, dove tutto inizia, che deve necessariamente finire tutta questa gioia.

Roma-Genoa (28/05/17)

Nel giorno dell'addio di Francesco, non può non esserci la firma di Daniele: figli di Roma, Capitani e bandiere, il nostro vanto che altri non potranno mai avere. Ddr anticipa di fatto Totti e scaraventa in porta un pallone vagante nell'area genoana. Si corre sotto la Sud, ovviamente. Stavolta lo seguono tutti, dal primo all'ultimo. Salto e pugno al cielo davanti alla sua gente: l'esplosione di De Rossi è pari a quella dei settantamila sugli spalti. Il giusto tributo a Francesco, da una leggenda all'altra, che sancisce anche il passaggio da Capitan Futuro a Capitan Presente. In uno dei pomeriggi più romanisti della storia, non poteva esserci il suo sigillo.

Roma-Barça (10/04/18)

È la notte dei miracoli, quella che ci ha fatto piangere e abbracciarci ancora, quella attesa trentaquattro anni: è la dimostrazione che le favole, a volte, diventano realtà. Dzeko fa sognare, De Rossi fa sperare, Manolas fa gridare. A fine partita è festa sotto la Curva, e a guidarla è ovviamente lui, il Capitano: barba e capelli lunghi, stremato ma felicissimo, Daniele sembra uno splendido capo vichingo che ha appena condotto il suo esercito alla vittoria. Un esercito di centomila, anzi, cento milioni di anime che traboccano d'amore.

Samp-Roma (06/04/2019)

L'ultima esultanza, per ora. Il gol quasi casuale, nello stadio in cui la Roma vinse il secondo Scudetto della sua storia, ci regala tre punti dopo due sconfitte e un pareggio nelle precedenti tre. L'Europa, da lontanissima, sembra qualcosa di quantomeno possibile. Ancora una volta, l'ennesima, si va sotto al settore ospiti, perché i romanisti sono venuti anche in un momento così difficile. L'ultimo abbraccio, in attesa di domenica.