Si va sempre di più nella direzione che a un certo punto a Trigoria è sembrata la più praticabile, quella che porterà Gian Piero Gasperini a legarsi alla Roma per i prossimi due anni in un'operazione allargata che potrebbe consegnare a Eusebio Di Francesco la guida tecnica dell'Atalanta. I rapporti tra Percassi e i manager romanisti sono eccellenti e le parti nei giorni scorsi si sono confrontate per evitare di arrivare ad un muro contro muro che avrebbe complicato la situazione.

Al presidente nerazzurro piace molto l'allenatore abruzzese legato alla Roma ancora per un anno, la stessa durata contrattuale che lega ancora Gasperini all'Atalanta, e così il cerchio potrebbe presto quadrare. Pallotta, dunque, ha scelto di andare sul sicuro piuttosto che aspettare di avere notizie che continuano ad essere incerte su Maurizio Sarri, che dal canto suo a questo punto se sarà messo alla porta dal Chelsea approderà alla Juventus o, in second'ordine, al Milan. Ieri in conferenza stampa Sarri ha ribadito il suo punto di vista: «Futuro? Come ho già detto, io sono felice di rimanere in Premier League ed il Chelsea è uno dei club più importanti di questo campionato. Sono felice, ma dobbiamo discutere e confrontarsi con il club, come sempre accade alla fine di ogni stagione. Più felice di tornare in Italia? Qualcuno lo dice, ma non riesco a capire perché». Insomma, fino alla prossima settimana non si conosceranno tutti i dettagli, ma la vicenda della panchina della Roma sembra aver preso una piega definitiva.

Gian Piero (rigorosamente staccato) Gasperini ha compiuto 60 anni a gennaio e non vede l'ora di giocarsi una nuova chance in una grande piazza, dopo il fallimento dell'esperienza interista, dove, curiosamente, fu sostituito proprio da Ranieri. Arrivò all'Inter nell'estate del 2011, un anno dopo i trionfi del triplete di Mourinho. Moratti dopo l'era del portoghese affidò la squadra a Benitez che pur vincendo la Supercoppa Italiana proprio contro la Roma ad agosto e la Coppa del Mondo per Club a dicembre fu poi esonerato per far posto a Leonardo, che peraltro lasciò anche lui dopo un'altra vittoria, la Coppa Italia del 2011, attirato dai petrodollari del Psg.

Moratti così sentì il forte bisogno di un rinnovamento (un po' come alla Roma oggi) e volle affidarsi a quel tecnico di estrazione juventina che però tanto bene aveva fatto al Genoa negli ultimi quattro anni, ma forse non credette in lui davvero fino in fondo. La campagna acquisti non fu all'altezza delle ambizioni di una squadra che solo un anno prima era salita agli onori del calcio mondiale e fu consegnata al tecnico torinese una rosa che mal si adattava alle sue idee, tra giocatori stanchi e usurati fisicamente e giovani di non certo talento.
Sulla panchina dell'Inter giocò cinque partite: quattro sconfitte e un pareggio (contro la Roma di Luis Enrique). Cominciò male perdendo il derby di Supercoppa Italiana col Milan di Allegri, esordì in campionato incassando quattro gol dal Palermo di Mangia con Balzaretti e Ilicic, perse in casa all'esordio in Champions League contro il Trabzonspor, riuscì per l'appunto a resistere con la Roma che quella sera schierò terzini di fascia Perrotta a destra e Taddei a sinistra e poi andò ad arrendersi addirittura a Novara per 3-1, quando Moratti capì che non avrebbe più potuto reggere l'impatto delle critiche. Così la mattina dopo avviò la crisi con Gasperini e la sera prese Ranieri al suo posto.

Memori di quell'esperienza, sia Gasperini sia i dirigenti della Roma cercheranno di evitare gli stessi errori. Gasp porta ancora i segni nell'anima di quell'esonero. E ancora recentemente ha ricordato di non essere mai stato bocciato sulla panchina di una grande semplicemente perché non considerava una grande squadra quell'Inter. Sull'onda delle spese assurde per costruire lo squadrone vincente poi esaltato da Mourinho, Moratti visse stagioni assai più modeste e anche le scelte tecniche furono discutibili. Il calciatore più pagato quell'estate fu Ricardo Alvarez preso per dieci milioni dal Velez mentre furono venduti Eto'o, Thiago Motta e fu mandato in prestito il giovane imberbe Coutinho.

Attratto dall'idea di far affermare le sue convinzioni anche in una piazza così esigente, Gasperini provò ad adattare i suoi giocatori al 343 che aveva esaltato il Genoa (e che ha fatto anche le fortune del'Atalanta, sia pure nella versione corretta con uno o due trequartisti). Ma la difesa a tre era davvero guardata con sospetto in Italia e in particolare da molti dei giocatori di quell'Inter che in società trovarono facile sostegno. Fiorello gli regalò una fama che Gasperini gradì poco («Fiorello era un mio idolo, negli sketch mi faceva passare per un mezzo intossicato che non conosceva Pazzini e non capiva niente») e quando fu esonerato forse anche Gasp si liberò di un peso. Ora è pronto per riprovarci.