C'è uno strano destino che accomuna i tecnici di Roma e Juventus. Claudio Ranieri e Massimiliano Allegri domenica sera alle 20.30 saranno l'uno di fronte all'altro con le rispettive squadre in una delle grandi classiche del nostro campionato. Si daranno la mano prima del fischio di inizio, si scambieranno la stima. Penseranno solo alla partita che li vedrà avversari, che conta zero per la Juve, ma solamente a parole perché i bianconeri, si sa, non lasciano mai nemmeno le briciole. Che conta tanto per la Roma, ancora appesa a un sottilissimo filo di speranza nella corsa Champions ma soprattutto impegnata a salvare il salvabile, ovvero a consolidare quanto meno il piazzamento che la porterebbe in Europa League. Per ripartire dopo un fallimento ormai certificato che neanche il buon Claudio Ranieri sta riuscendo a evitare fino in fondo.

Fallimento. Parola che - è un paradosso - riecheggia anche dalle parti della Continassa, dove Max Allegri, reduce dalla vittoria di cinque scudetti consecutivi, è finito all'indice, anche per un rapporto mai idilliaco con la tifoseria della Vecchia Signora, complice anche l'eliminazione subita dall'Ajax ai quarti di finale di Champions - autentica ossessione dell'ambiente Juve - meno di un mese fa. Fatto sta che il ciclo di Max sembra davvero finito anche per la società, visto che, nonostante le "autoconferme" del tecnico e le rassicurazioni di Nedved delle settimane passate, nelle ultime ore la sentenza di divorzio sembra inevitabile. La Roma cerca un allenatore, è vero, ma il tecnico toscano, che sembra destinato al Psg se si libererà la panchina o a un anno di pausa, appare per ora un'utopia, o un sogno.

Non di divorzio, ma di "fine mandato", si potrebbe invece parlare per Claudio Ranieri alla Roma. Una situazione molto più chiara quella del tecnico di San Saba, tornato nella Capitale all'inizio di marzo, quando Pallotta l'ha spuntata e ha deciso di iniziare ciò che meditava da tempo, una rivoluzione a partire dall'allontanamento di Di Francesco e Monchi. Un mandato di tre mesi per «dare una mano».

Quella che Sir Claudio ha dato alla "sua" Roma, facendola rimanere a galla a tre giornate dal termine della stagione. Senza curarsi più di tanto degli "enne" nomi che si sono fatti per sostituirlo sulla panchina giallorossa a partire dal 1° luglio, quando cioè il suo contratto sarà scaduto. Si è proposto, con un sorriso, aveva benedetto l'ex juventino Conte, prima che rifiutasse la Roma. Attende. Lavora, step by step. Ci sarà tempo per parlare di futuro.

Gli incroci di Claudio e Max

Lontani a livello generazionale, con diciassette anni di differenza sulla carta d'identità, più vicini sul campo, visto che entrambi, anche se con connotazioni molto diverse, passano per pragmatici. Vicinissimi in panchina. E soprattutto con Cagliari, Juve e Roma nel destino. Sì, perché entrambi hanno difeso la maglia della squadra del capoluogo sardo: Ranieri ci è cresciuto come allenatore ed ha, come di recente ribadito, la Roma e il Casteddu nel cuore.

Allegri ha giocato in Sardegna dal '93 al '95 e ha poi allenato la squadra rossoblù dal 2008 al 2010, facendo da lì il salto in alto con l'approdo al Milan, dove ha vinto subito lo scudetto. E da dove provò a portarlo via la Roma, prima di prendere Rudi Garcia. E ci era quasi riuscita (erano tutti d'accordo), se non fosse che Galliani all'ultimo riuscì a convincere Berlusconi a confermare il tecnico ancora un anno. Giusto il tempo, nel 2014, di trovare la panchina della Juve con cui scrivere l'ultimo quinquennio della storia del nostro calcio.

Già, la Juve. Che è stata nel destino di Ranieri ancor prima della Roma, dove era cresciuto da calciatore e che aveva lasciato nel '74 solo per un altro giallorosso, quello del Catanzaro dove rimase fino all'82 (chiuse poi la carriera a Catania e Palermo). Era il 2007. Era la Juve dopo il Purgatorio della Serie B, quella di Claudio Ranieri, che prese il posto di Deschamps (dimissionario dopo la promozione). Aveva lasciato il Parma all'indomani dell'impresa sportiva di una salvezza che sembrava impossibile al suo solito arrivo in corsa da "aggiustatore". E fu subito, di nuovo, Champions per i piemontesi: condotti da Ranieri al terzo posto alle spalle di Inter e Roma.

Ma nell'annata seguente, dopo l'eliminazione agli ottavi della coppa dalle grandi orecchie ad opera di una sua ex squadra, il Chelsea, e dopo un campionato di alti e bassi, a due giornate dal termine, quando era al terzo posto ma con un solo punto di vantaggio sulla Fiorentina quarta (posizione che portava ai preliminari di Champions invece che all'accesso diretto), , non proprio in stile Juve, venne esonerato. Al suo posto Ciro Ferrara chiuse secondo.