Diventano grandi insieme, il Commando Ultrà Curva Sud e Bruno Conti: è la Roma che cresce insieme al cuore pulsante del suo tifo, alla fine degli Anni 70. Si prepara a diventare la squadra che tutti conosciamo, quella capace di riportare lo Scudetto nella Capitale dopo 41 anni.

Lo fa guidata dai giovani: quelli sugli spalti, pronti a ridefinire il concetto di tifo organizzato in Italia e non solo; e quelli in campo, ragazzi romani e romanisti come Francesco Rocca, Agostino Di Bartolomei e Bruno Conti, appunto. All'inizio del 1977 la squadra allenata da Liedholm ha la spigliatezza e l'esuberanza tipiche della giovinezza. Forse anche l'inesperienza, ma le cose sono destinate a cambiare di lì a poco.

È l'anno della rivoluzione punk, delle contestazioni, l'Italia sta cambiando e si prepara ad entrare in uno dei periodi più bui della sua storia. Ma quella Roma è come una canzone dei Clash o dei Ramones: la sua sezione ritmica si palesa al mondo il 9 gennaio, in un Roma-Sampdoria. Per la prima volta, viene esposto lo striscione «Commando Ultrà Curva Sud». I tamburi si fondono con i battiti cardiaci, i cori fanno da colonna sonora alle gesta della banda di Liedholm. La Roma cresce insieme alla sua gente e si prepara a diventare grande, grandissima, più di quanto non sia già.

Bianconeri travolti

Il 30 gennaio all'Olimpico arriva la Juventus di Trapattoni, saldamente in testa alla classifica: sugli spalti siede Enzo Bearzot, Ct della Nazionale; in campo pioggia e vento non sembrano creare problemi a Di Bartolomei e compagni. È proprio Agostino a sbloccare la gara dopo soli dodici minuti: una bordata delle sue, col destro, uno di quei tiri che nessuno al mondo può parare, nemmeno se si chiama Zoff. Sugli spalti è la bolgia, ma i ragazzi giallorossi (guidati dai decani De Sisti e Prati) hanno appena iniziato.

Poco dopo la mezz'ora è il ventunenne Bruno Conti a siglare il raddoppio con il suo primo gol in Serie A. Niente male come prima volta, per colui che diventerà Marazico. Bearzot, dalla tribuna, segna il nome del numero 7 sul suo taccuino: cinque anni dopo quella funambolica ala gli tornerà molto utile in Spagna. La Juventus è stordita dalla partenza giallorossa, non riesce a reagire: Prati e Musiello mettono in crisi Morini e compagni, De Sisti e Di Bartolomei sono padroni in mezzo al campo.

Nella ripresa gli uomini di Trapattoni provano a spingfere alla ricerca di un gol che riapra la partita, ma al 78' su un cross basso Morini in scivolata infila il pallone nella sua porta e chiude i giochi. Soltanto nel finale Bettega fisserà il punteggio sul 3-1. Regolata la Vecchia Signora, Brunetto da Nettuno si toglie anche la soddisfazione di decidere, con il suo secondo sigillo in A, il derby del 27 marzo.

Le prime due squadre che castiga sono le più grandi rivali della Roma. Ma la sua storia è appena iniziata: il bello deve ancora venire.