La doccia gelata per i tifosi della Roma è arrivata ieri mattina all'ora della sveglia: dopo aver avvertito il club giallorosso venerdì della scorsa settimana, Conte ha reso anche pubblica la sua decisione di chiamarsi fuori dalla corsa alla panchina della Roma del prossimo anno in un'intervista chissà quanto strategicamente concessa al quotidiano sportivo di Milano, la Gazzetta dello Sport, uscita proprio ieri in edizione rinnovata.

E la Roma, che aveva avuto già il weekend a disposizione per ammortizzare la delusione, continua a sfogliare la margherita: Sarri è ora il primo obiettivo, ma non si sottovalutano le enormi complicazioni di una trattativa che al momento non può neanche cominciare, tanto che a questo punto non si può escludere che alla ricerca del «miglior allenatore possibile» si possa anche virare su tecnici di grande talento, ma dal curriculum meno specchiato.

Tornano così alla ribalta nomi che a Trigoria nei giorni della "sbornia Conte" erano stati messi in terzo piano, tipo quelli di Gasperini (che ieri a Sky ha detto «Chi parla di programmi ora vuol dire che non ha più obiettivi, noi invece li abbiamo ancora. Non è una cosa che mi riguarda in questo momento») e Giampaolo che, notare il tempismo, proprio domenica aveva esternato le sue perplessità sul futuro alla Sampdoria («bisogna fare uno step ulteriore, altrimenti potrei anche andare via»).

La candidatura Mourinho non trova alcuna conferma a Trigoria, altri nomi per il momento magari si valutano, ma non vengono seriamente presi in considerazione. Di sicuro servirà del tempo.

L'arrivederci di Conte

L'ex ct ha rivelato all'ex Sindaco di Roma e da un po' intervistatore d'eccellenza per la Gazzetta Walter Veltroni di non aver deciso ancora quale squadra allenare, confermando però intanto quel che era ormai già trapelato, e cioè che di sicuro non sposerà il progetto-Roma: «Mi sono innamorato di Roma frequentandola nei due anni in cui sono stato ct della Nazionale. All'Olimpico senti la passione da parte di questo popolo che vive il calcio con un'intensità particolare, che per la Roma va fuori di testa. Che vive "per la Roma". Un ambiente molto passionale, che ti avvolge. Oggi le condizioni non ci sono, ma penso un giorno, prima o poi, io andrò ad allenare la Roma».

Un ricoscimento (all'ambiente), una stoccata alla società, su cui ieri ovviamente s'è molto romanzato. Già perché da un lato si sono scatenati i dietrologi del complottismo, secondo i quali la Roma avrebbe bluffato cercando Conte per finta, per aver l'alibi che coprirà a questo punto la virata su obiettivi minori; dall'altro quelli che hanno letto le parole di Conte non come le dichiarazioni di circostanza per motivare un rifiuto («non ci sono le condizioni»), ma come la prova che il progetto giallorosso non è stato preso in considerazione dal tecnico perché totalmente inadeguato.

Sarà anche così, ma è un dato di fatto che per due settimane il "dossier Roma" è stato studiato da Conte perfino nei dettagli, sia sotto l'aspetto sportivo sia sotto quello finanziario in almeno due diversi incontri, nel corso dei quali l'allenatore aveva mostrato un interesse evidente che aveva spinto più di un dirigente a considerarlo come il segnale più tangibile di una chiara disponibilità.

Chiaro anche l'errore di valutazione, ma a tener lontano Conte da Trigoria è stata in realtà solo una concreta considerazione che poi è quella che lui stesso ha sostenuto avvertendo il Ceo Fienga venerdì: «Vi ringrazio per la proposta, ma io voglio avere la certezza di poter vincere da subito. E sono sicuro che un giorno lo farò anche con voi».

Concetto ribadito dallo stesso Veltroni in un'intervista concessa nel pomeriggio a Tele Radio Stereo: «Conte ha stima di Totti e della società, crede davvero di poter allenare la Roma un giorno. Ma è ossessionato dalla vittoria e vuole poter vincere subito». Tutto giusto: ma se davvero deciderà di andare all'Inter, al momento la destinazione più probabile, chi e in che modo gli avrà garantito la sicurezza di poter vincere sin dalla prossima stagione? E a Trigoria come ci resteranno? Malissimo.

Mourinho non è in corsa

In mezzo a tanto fumo che adesso si alzerà sui programmi giallorossi possiamo intanto escludere che su un petalo della margherita da sfogliare ci sia il nome di Mourinho. O meglio, qualche intermediario ha provato anche a far risuonare il nome dello Special One a Trigoria, ma la disponibilità non è stata seriamente presa in considerazione.

I nomi che sono stati fatti nelle riunioni convocate per stilare l'elenco degli allenatori prendibili hanno tutti una caratteristica: sono tutti tecnici che danno una precisa forma di gioco offensiva alle loro squadre e Mou non è di certo rinomato per questo. In più se per Conte si era entrati nell'ordine di idee di investire una cifra consistente, per Mourinho si dovrebbe ulteriormente innalzare l'asticella.

E, infine, certe polemiche mosse dal tecnico portoghese nei confronti dei suoi dirigenti nei momenti meno felici dell'ultima esperienza al Manchester United non sono passate inosservate. E alla Roma invece ci sarà bisogno di un ambiente totalmente compatto soprattutto nelle difficoltà.

Sarri in pole

Così al momento il professionista più stimato, tra le varie opzioni rimaste, è Maurizio Sarri. Era la prima scelta di Baldini e l'uomo che già due anni fa venne contattato dopo il divorzio con Spalletti e che già allora diede la sua disponibilità, che non si concretizzò perché De Laurentiis non volle saperne di liberare il suo tecnico, sotto contratto col Napoli.

Ma dopo aver conquistato la Champions col Chelsea, l'obiettivo minimo fissato dalla società (in un campionato dove le prime due si chiamano Manchester City e Liverpool, e chiedete a Messi di che livelli si parla), ora Sarri è arrivato anche in finale di Europa League e dunque il suo futuro non sembra più in discussione.

Eppure la Roma attende gli eventi e anche in Inghilterra si aprono spiragli. Così il Daily Telegraph ieri ha scritto che dopo il rifiuto di Conte, «ora Sarri è la prima scelta del club giallorosso e questo orientamento può aiutare il Chelsea a prendere la miglior decisione sul proprio allenatore, di fatto inviso a una larga parte dei fans».

Petrachi a nudo

E il ds? Come noto, la Roma aveva scelto l'attuale direttore sportivo del Torino, Gianluca Petrachi, per il suo valore professionale, ma anche per la sua amicizia personale con Conte, un valore aggiunto che avrebbe avuto il suo peso in caso di accordo con l'ex ct.

Ma Petrachi è ancora vincolato al Torino (scadenza 30 giugno 2020) e Cairo ha già fatto capire che non rinuncerà a far valere il suo diritto contrattuale. Ora sta a Petrachi liberarsi, e nel tempo più breve possibile, dal vincolo. Altrimenti potrebbe complicarsi anche il suo ingaggio.