Per giocare una gara dall'inizio alla fine all'Olimpico, Luca Pellegrini ha dovuto mettere la maglia del Cagliari. Con la Roma era entrato in campo due volte, all'esordio col Frosinone, subentrando a De Rossi e mettendo subito in mezzo un cross vincente per Kolarov, e dall'inizio con la Spal, gara decisamente meno fortunata, con quella spintarella a Lazzari costata il rigore con cui Petagna ha sbloccato una gara poi persa. Sono passati sei mesi, ma nel calcio possono essere un'era geologica: nelle 18 successive ha giocato solamente due spezzoni, con Cagliari e Viktoria Plzen (espulso per doppio giallo), poi via in prestito. E a Cagliari ha ricominciato a correre: affare definito il 31 gennaio, il 4 febbraio il primo spezzone con la nuova squadra, contro la Juve, il 10 la prima da titolare. In 13 giornate da tesserato del Cagliari ha raccolto 10 presenze, con un turno di squalifica e una partita saltata per infortunio: era andato in Sardegna per giocare, obiettivo centrato in pieno.

La Roma lo aspetta, anche se, in fondo, sabato, non è certo stata la sua partita migliore, tra un pizzico di emozione, per un ragazzo che all'Olimpico ci era entrato da tifoso e da raccattapalle, prima di cominciare ad andare in panchina coi grandi, e la scarsa collaborazione dei compagni, che si stavano godendo la salvezza. Lui ci teneva a fare bella figura contro la sua ex e prossima squadra: ha provato a spingere - lo stesso Maran gli ha chiesto, dopo il 2-0, di provare a riportare avanti la squadra - non è riuscito a pungere, anche per l'ottima prestazione dei dirimpettai, Florenzi e Kluivert.

Prima della partita è andato a salutare gli ex compagni della Roma, che lo hanno accolto con affetto, dandogli appuntamento al prossimo ritiro. L'immersione nel mondo Roma l'ha avuta anche ieri, al noto ristorante sulla Laurentina dove fanno base i calciatori giallorossi. E dove i gemelli Milano, artisti col debole del calcio, gli hanno consegnato un quadro realizzato con due versioni della sua maglia numero 3, Roma e Cagliari. Dovrebbero rimanere quelle due: il club giallorosso non ha intenzione di cederlo di nuovo, l'anno prossimo sarà l'alternativa a Kolarov. Ma la scelta di non discutere col serbo il rinnovo del contratto, in scadenza nel 2020, è un'indicazione precisa: a novembre farà 34 anni, l'idea è quella di lasciarlo andare pochi mesi dopo, nonostante gli 8 gol di quest'anno. Ed è difficile che uno destinato ad andare via sia titolare fisso: se Pellegrini farà quello che sa fare, il posto sarà suo.