«Si parla sempre di Mazzone per raccontare gli inizi della mia carriera, sbagliando però: il vero maestro è stato Ranieri».

Massimiliano Cappioli ha voluto precisarlo quando lo abbiamo chiamato sul suo numero indonesiano (è ancora a Bali ma sta per tornare «a metà maggio sarò ad Ostia, ancora fa freddino in Italia mi godo un altro po' i 40 gradi) per parlare di Roma-Cagliari, la sua partita «e di Ranieri, non è solo la mia: lui a Cagliari si è fatto conoscere al grande calcio così come ho fatto io. Ho ricordi fantastici di quegli anni».

Il Cagliari di Ranieri e Cappioli tra il 1988 e il 1990 mise a segno il doppio salto dalla C1 alla A (tornando nella massima serie dopo 7 anni di assenza), conquistando poi la salvezza nel 1991 con un turno d'anticipo. «Poi Ranieri andò al Napoli, e a Cagliari arrivò Mazzone, con cui poi mi ritrovai a Roma».

Quanto devi a Ranieri?
«A Cagliari mi volle lui, avevo 20 anni. Mi aveva visto giocare con la Primavera della Roma: costruì una squadra molto giovane. Vincemmo due campionati consecutivi. Gli devo tanto, mi ha lanciato. In serie A ho esordito con lui, la salvezza del primo anno fu un vero miracolo».

Due romani a Cagliari, da romanista a romanista: aveva un occhio di riguardo per te?
«Per lui eravamo tutti uguali, non è uno che fa preferenze o favoritismi. Io personalmente avevo un grande rapporto col mister, schietto, sincero, leale. Usava bastone e carota. Con me magari più carota perché gli risolvevo tante partite con gol pesanti (ride, ndr). Mica segnavo nelle goleade, decidevo le partite toste che finivano con uno scarto di misura. Ho un grande ricordo di quegli anni. È lì che è nato il "dilly ding dilly dong" di Ranieri diventato famoso al Leicester».

Com'è nato?
«Durante un allenamento. A un certo punto lui ci fece "diridin-diridon diridin-diridon, sveglia!". E poi è diventato un tormentone in Inghilterra. Una volta a Natale ci regalò una moneta con su scritto "Volere è potere". Ranieri è sempre stato un grande motivatore».

Sabato c'è Roma-Cagliari...
«La mia gara. A Cagliari ho lasciato un pezzo di cuore, mi ci sono fatto grande, sono diventato calciatore lì, sono cresciuto umanamente sull'isola e molto lo devo anche a Ranieri. La città mi ha voluto bene e io voglio ancora tanto bene ai cagliaritani. Roma naturalmente è un'altra cosa: è casa mia, sono nato romanista, soffro per la squadra, faccio il tifoso a tempo pieno».

Che partita sarà?
«La Roma deve solo vincere e non può permettersi altri risultati. Il Cagliari se non si suicida è praticamente salvo. Spero innanzitutto che le motivazioni possano fare la differenza anche se quando si viene a giocare a Roma le motivazioni non mancano mai nonostante i punti non pesino più molto. Insomma non sarà una passeggiata, ci vorrà la Roma migliore per battere questo Cagliari».

È fondamentale per la corsa Champions...
«Sì, come lo saranno anche le altre partite che mancano da qui alla fine del campionato perché il Milan vuole la Champions quanto la vuole la Roma, e l'Atalanta non molla. La Lazio è dietro: il quarto posto se lo giocheranno Roma, Milan e Atalanta ma non so dire chi è favorito. Mi auguro con tutto il cuore che possa andarci la Roma perché altrimenti sarebbero guai».

Se dovesse conquistare la Champions, Ranieri te lo terresti anche per la prossima stagione?
«Sarò di parte ma dico di sì. Però non penso che resterà, secondo me la società punterà su un nuovo tecnico».

Chi sarebbe per te l'allenatore giusto?
«Stando a Bali non sono informato in maniera dettagliata sulla vicenda che riguarda l'allenatore, so che si parla tanto di Conte. Sicuramente sarebbe un grandissimo colpo, il migliore disponibile in questo momento. Sarebbe un grande investimento per il club, che riporterebbe tanto entusiasmo, ricaricherebbe l'ambiente, insomma un allenatore veramente top. Ho i miei dubbi, però, che possa arrivare davvero. Gasperini o Giampaolo li considero più alla portata. Ma ripeto, Conte è il massimo, da tifoso mi piacerebbe vederlo sulla panchina della Roma. E ci metto anche Sarri: al Napoli ha fatto un grandissimo lavoro, anche lui sarebbe un grosso colpo».