Da Genova a Genova. Dalla soddisfazione (del ritorno alla vittoria e al gol personale) alla speranza (del rientro), passando per l'ennesimo stop stagionale, subito all'Olimpico nel match con l'Udinese. Il responso sull'infortunio di Daniele De Rossi è arrivato nel primo pomeriggio di ieri, dopo le visite di rito a cui è stato sottoposto in giornata: lesione di primo grado al bicipite femorale della coscia destra. Tempi di recupero compresi fra le due e le tre settimane. Il mini-calvario che attende il Capitano potrebbe esaurirsi dopo il lungo strascico di festività post-pasquali, concedendogli la possibilità di saltare "soltanto" i match contro Inter e Cagliari. Certamente un danno, ma meno grave di quanto si era paventato all'inizio, quando proprio in occasione dell'azione che ha portato la Roma a realizzare il gol decisivo nella sfida casalinga ai friulani, il numero 16 si è accasciato a terra, restando a seguire con il solo sguardo gli sviluppi del vantaggio confezionato da El Shaarawy e Dzeko. De Rossi ha avuto la forza di esultare da terra, non quella di rialzarsi a riprendere la gara. Soccorso dai medici giallorossi, è stato portato a bordo campo tenendosi una coscia con la mano, gestualità tipica di chi ha a che fare con una noia di carattere muscolare. La stagione più che travagliata dal punto di vista fisico (soltanto 17 presenze nelle 32 giornate di campionato, appena otto per tutti i 90 minuti) e il rientro da titolare poco più di due settimane prima - dopo un altro stop muscolare al polpaccio - sono stati i fattori che avevano indotto a temere il peggio. Qualcuno affrettando la prognosi ipotizzava addirittura la fine anticipata dell'anno calcistico per il Capitano. Previsione che è diventata ancora più fosca, rapportata alla vicina scadenza di contratto (giugno prossimo) e alla possibilità di rinnovo che - come ha più volte ammesso lo stesso giocatore - è legata alle sue condizioni e alla certezza di essere ancora atleticamente integro. Troppo vivo anche per lui il ricordo dell'infortunio al ginocchio che lo ha tenuto fuori dalla trasferta di Napoli del 28 ottobre scorso fino alla sfida con il Milan del 3 febbraio. Oltre tre mesi di lontananza dal campo rappresentano la più lunga pausa agonistica della carriera di De Rossi. Ma questa volta la pausa non sarà infinita e Daniele potrà essere a disposizione già a maggio, si spera fin dalla partita contro il Genoa, sul campo dove l'anno scorso fu espulso e dove pochi giorni fa ha segnato.

Gli altri acciaccati

Ancora non è dato sapere se nella prossima a Milano con l'Inter potrà esserci Steven Nzonzi, che si è procurato un'infiammazione al ginocchio nell'allenamento di rifinitura precedente l'ultimo match e ancora ieri è stato costretto a svolgere seduta individuale. Il francese sarà valutato giorno per giorno, ma al momento non ci sono certezze sulla sua possibile convocazione in vista dello scontro diretto contro i nerazzurri. Chi sarà senz'altro assente dalla lista di Ranieri sono i due terzini Karsdorp e Santon, sempre alle prese con le terapie dopo i rispettivi infortuni. Anche per loro - proprio come per Capitan De Rossi - si tratta di lesioni al bicipite femorale: destro per l'olandese (ko nella sfida con la Sampdoria), con una prognosi che oscillava fra le tre e le quattro settimane; sinistro per l'ex interista, uscito nel corso della gara contro la Fiorentina.

Proprio Santon è quello che ha avuto la peggio: la sua lesione miotendinea richiede tempi di recupero che oscillano fra le quattro e le cinque settimane. La sequenza inquietante di infortuni tanto simili fra loro è cominciata nella prima delle tre gare che hanno segnato l'inversione di tendenza di risultati. Fiorentina, Sampdoria e Udinese sono valse sette punti, ma anche costate tre stop pesanti, tutti originati dallo stesso problema. Dopo i guai che hanno investito i polpacci, adesso è toccato ai bicipiti femorali. Il totale stagionale di stop causati da noie muscolari è salito a trentasei, con quello che riguarda De Rossi. A sei giornate dal termine la speranza è che il dazio sia andato esaurito.