Tudor non l'ha presa bene: «La Roma ha segnato con De Rossi a terra», come se fosse qualcosa di proibito dal regolamento, o quantomeno di poco etico rimandare i soccorsi a un proprio compagno di squadra, fermato da un guaio muscolare, per finalizzare un'azione d'attacco. È uscito subito dopo il vantaggio il capitano, e ha dato la fascia a Florenzi, che dall'addio di Totti è il vice, anche se ieri teoricamente non poteva esserlo, visto il secondo capitano va indicato nella distinta consegnata all'arbitro, tra gli 11 titolari, e ieri il laterale di Vitinia - che sulla destra si è ritrovato a duellare con Marco D'Alessandro, compagno per anni nelle giovanili - al fischio d'inizio era in panchina. Poi Juan Jesus - che era anche l'unico giallorosso ammonito del primo tempo - ha preso un colpo in testa in uno scontro con Samir, ed è uscito per andare in ospedale per accertamenti («vorrei rassicurare tutti quelli che me lo stanno chiedendo - ha scritto su Instagram - sto bene per fortuna, JJLUPO ha la testa dura»), e Ranieri ha messo in campo Florenzi, che mancava da Roma-Empoli dell'11 marzo, tra la giornata di squalifica e la lesione al polpaccio rimediata in Nazionale.

A 42 giorni dall'ultima

Chissà se è stato un passaggio di consegne quel gesto di De Rossi: ha il contratto in scadenza il 30 giugno, al momento la sua ultima partita in maglia giallorossa sarebbe Roma-Parma del 25 maggio. A 42 giorni dall'infortunio di ieri, che verrà valutato solamente oggi: il protocollo medico sugli infortuni muscolari prevede di aspettare almeno un giorno prima di fare una diagnosi. Per ora si sa solamente che è coinvolto il flessore: il polpaccio, che tante volte aveva fermato Daniele, stavolta non c'entra. E in mezzo ci si è messo anche il ginocchio, che lo ha tenuto fuori dal 27 ottobre, Roma-Napoli, al 30 gennaio: De Rossi ha scelto di non operarsi, puntando sulla terapia conservativa per rientrare prima, ma l'articolazione ci ha messo più del previsto a smettere di gonfiarsi, tenendolo fuori tre mesi e tre giorni. Tre settimane le ha perse per lo stiramento al polpaccio di Oporto, ieri un nuovo stop.

E il contratto non è stato ancora rinnovato: non ci saranno problemi, ma dovrà essere lui a volerlo. Da anni va dicendo che quando si renderà conto di non farcela più fisicamente smetterà subito, senza rimediare per meriti passati un ultimo contratto, che sia a Roma o all'estero, dove anni fa pensava di andare a chiudere la carriera. In questa stagione ha dimostrato di essere ancora indispensabile per una Roma che non è riuscita a trovargli un erede, e giusto una settimana fa ha cancellato quell'inconsueto zero nei gol fatti, firmando la fondamentale vittoria esterna con la Sampdoria. Le condizioni per il rinnovo ci sarebbero tutte, tutto dipende da lui.