Non ci sono ragazzi della Primavera nella lista dei convocati diffusa ieri: il terzino sinistro Semeraro, che si era allenato lunedì coi grandi, non è stato convocato, nonostante l'assenza di Kolarov e Santon. Resta solo Riccardi, che ormai è uno della prima squadra, visto che con Ranieri non ha saltato una convocazione.

E pensare che con l'Udinese, qualche anno fa, venne chiamata mezza Primavera. Era il 10 aprile 2005, seconda partita della gestione Bruno Conti, che aveva preso il posto di Delneri, arrivato dopo Prandelli e Voeller. La prima squadra aveva 4 squalificati, più Mexes fermato dalla Fifa per irregolarità nel trasferimento dall'Auxerre: c'erano sei Primavera, più Gianluca Curci in porta, che a 19 anni era alla terza in serie A.

Per Marsili era la prima, e dovette partire titolare: si giocava il posto con Rosi e Virga, venne messo in mezzo da Pizarro e Jankulovski, e sostituito dopo 36'. Al suo posto esordì Virga, a 2' dalla fine toccò a Briotti, che rilevò Scurto, in panchina con Rosi rimasero Pipolo, il terzino destro Seppani - prima e unica convocazione - e Stefano Okaka, pure lui alla prima chiamata: aveva 15 anni e 8 mesi, se Conti lo avesse messo in campo gli avrebbe regalato il record di più giovane esordiente della storia della A, togliendolo a una leggenda della Roma come Amedeo Amadei (che invece lo detiene tutt'ora, sia pure condiviso con l'ex genoano Pellegri).

Da ala a difensore

Fu il migliore, quel giorno, l'esterno d'attacco Valerio Virga, nella prima delle sue 11 partite in serie A (l'ultima il 28 settembre 2008, sostituendo Menez in Roma-Atalanta 2-0). Finì 3-3 a Udine, era di questi tempi, il 10 aprile. Quattordici anni dopo, il ragazzo di Monterotondo si è trasferito in Piemonte, e gioca difensore centrale in D, con la Biellese.

E oggi non guarderà la partita. «Ho la pelle giallorossa, ma faccio fatica a vedere la Roma in televisione - ha spiegato al match program della Roma - a volte piango anche e sono costretto a spegnere la tv. Io stavo lì, ne ho fatto parte e quel senso di incompiuto non mi abbandona. È difficile da spiegare. E non è nemmeno un senso di rivalsa o di rabbia verso la Roma, anzi. A Trigoria sono cresciuto e diventato uomo. Oggi gioco in Serie D, ma per tutti sono Valerio Virga, ex giocatore della Roma. E io sarò sempre grato a Bruno Conti e Alberto De Rossi. Il primo mi prese dal Monterotondo e mi portò nel settore giovanile. E con lui ho esordito a Udine, al posto di Marsili. Sfiorai subito il gol, Morgan De Sanctis fece una grande parata. Per me Bruno è come Padre Pio, un santino".

"Alberto De Rossi - continua Virga- è stato semplicemente l'uomo più importante della mia carriera. Mi ha allenato dai Giovanissimi Nazionali fino alla Primavera, abbiamo vinto tanto. Nella stagione del debutto in campionato, facevo la spola con la Primavera e alla fine vincemmo il campionato a Lecce. Non riesco più ad accettare di non vedere più Alberto in vita mia. Quando mi sintonizzo su SportItalia per seguire la Primavera e lo vedo, mi emoziono. Ero in panchina in quel Samp-Roma in cui Totti fece quel gol meraviglioso di sinistro al volo, mi hanno inquadrato, ero incantato. E gli amici mi hanno mandato quel video, lo conservo gelosamente sul cellulare. In Champions giocai 80' con il Valencia, gara decisiva per accedere gli ottavi di finale. In Coppa Italia feci gol su assist di Vucinic contro la Triestina. E vincemmo quella coppa, contro l'Inter. Quel trofeo è anche mio".