«L'onere e l'onore di portare la fascia di capitano della Roma adesso passano a te»: sono più o meno queste le parole con cui Aldair si rivolge a un ventiduenne Francesco Totti dopo la gara di Coppa Italia in casa dell'Atalanta del 28 ottobre 1998. Il Dieci quella fascia l'ha già indossata nella folle rimonta in pieno recupero contro la Fiorentina, ma la sera di Halloween, in occasione della sfida casalinga con l'Udinese di Guidolin, diventa a tutti gli effetti il capitano. Anzi, il Capitano. «È un ragazzo romano - spiega Aldair - e come tutti noi sappiamo diventerà un grande campione. Il suo amore per il club e per la città sono la garanzia che ci rappresenterà per anni e anni».

Forse nemmeno Pluto, però, può immaginare che Francesco vestirà quella fascia per quasi venti anni. È proprio contro i friulani che Totti, capello corto come leva militare impone e numero 10 sulle spalle già dalla stagione precedente, diventa il Capitano. Il 31 ottobre 1998 si scrive uno dei capitoli più importanti nella storia di Francesco. Il quale non può che festeggiare quel traguardo nel migliore dei modi.

Gioiello mancino

Al termine di un primo tempo equilibrato, è Di Francesco a trovare il gol del vantaggio, seppure in maniera piuttosto fortunosa. Nella ripresa Francesco, che ha iniziato la gara in sordina, sale in cattedra e mette in mostra tutto il suo talento. Su un lancio dalle retrovie, Delvecchio spizza di testa per Totti, che si avventa sul pallone e calci di prima intenzione con il sinistro: Turci non può nulla, il pallone si infila sotto la traversa e fa esplodere di gioia i tifosi, che si stropicciano gli occhi per il gesto tecnico di colui che - all'epoca - qualcuno si ostina ancora a chiamare "Pupone".

Il tutto sotto la Sud, che diciannove anni più tardi lo omaggerà con un'indimenticabile coreografia. «Totti è la Roma», il messaggio di quel 28 maggio 2017. Ma il 31 ottobre 1998 la leggenda è ancora in fase embrionale: Francesco è fresco di esordio con la maglia della Nazionale e ha appena ottenuto il Guerino d'Oro come miglior giovane italiano della stagione precedente.

Poco dopo Paulo Sergio cala il tris, mentre la Curva Sud canta: «Ma che sete venuti a fa'?». A chiudere i conti pensa ancora Totti, dal dischetto: la settimana precedente ha fallito un rigore con il Milan a San Siro, ma un Capitano non si lascia abbattere da un episodio del genere. Dagli 11 metri va ancora lui, che stavolta non sbaglia. La Storia ha inizio: una storia d'amore destinata a durare per altri due decenni e per l'eternità.