Ranieri ha chiamato, per l'ennesima volta, a raccolta i tifosi. Ci sta in un momento della stagione in cui anche i malati di ottimismo sanno che gli appelli sono finiti. Non si può più sbagliare, qualunque sia il nome della squadra che si deve affrontare. Anzi, battere. Perché lo dicono i numeri, al tramonto di una stagione in cui questa Roma troppe volte ci ha fatto tornare a casa con il magone, increduli, arrabbiati, delusi, amareggiati, addirittura rassegnati. Ranieri da tifoso sa bene, peraltro, che sui tifosi ci può mettere la mano sul fuoco, non solo su quelli che domani pomeriggio si presenteranno all'Olimpico (e noi speriamo che in questi due giorni ce ne saranno parecchi altri che avranno voglia di andare allo stadio per gridare forza Roma). Ranieri, però, temiamo che ancora non possa sapere, e lo ha detto, quale Roma si presenterà in campo. Quella senza anima vista, per esempio, sul campo della Spal giusto per limitarci al periodo ranierano, o quella perlomeno viva che ha riacceso la speranza sabato scorso sul campo della Sampdoria? La risposta a questo interrogativo ci dirà se la Roma potrà inseguire per il sesto anno consecutivo la qualificazione alla Champions League, fermo restando che poi diventeranno fondamentali anche i risultati di Milan, Lazio e Atalanta, le altre tre pretendenti a quel quarto posto che vale non meno di una cinquantina di milioni di euro.

Per questo l'obiettivo che di volta in volta dovrà essere inseguito dai giallorossi sarà quello di spostare alla partita successiva l'ultima spiaggia. Un passo falso, anche parziale, soprattutto nelle quattro partite in casa a partire da quella di domani contro l'Udinese, potrebbe risultare fatale. Ranieri per riuscirci sembra intenzionato ad affidarsi ai giocatori di lungo corso (De Rossi spera di recuperarlo, Dzeko, Manolas), ma anche ai baby di una rosa che il campo ha detto in maniera incontrovertibile che è stata costruita male, non tanto nelle individualità quanto nel complesso di squadra. Ci sarà bisogno di tutti, anche di chi dovrà accomodarsi in panchina, sperando che la maledizione che poi non è maledizione degli infortuni, conceda una tregua da qui alla fine della stagione. Ci sarà bisogno che la squadra continui a mostrare un'anima come ha fatto a Genova contro la Sampdoria. Ci sarà bisogno che Ranieri sappia motivare tutti i giocatori verso una piccola grande impresa. Ci sarà bisogno che Dzeko torni a fare Edin. Ci sarà bisogno che la squadra almeno in questo finale di stagione dimostri di avere un'identità, non necessariamente attraverso il bel gioco che per quest'anno è un appuntamento da rinviare al prossimo. Ci sarà bisogno, soprattutto, che tutti, dal primo all'ultimo, seguano l'esempio di Daniele De Rossi . Ranieri compreso. Se sarà così si può ancora fare.