Sono tutti parrucchieri, gli oltre cinquemila tifosi romanisti che il 9 aprile 2001 si recano allo Stadio Franchi di Firenze per accompagnare la loro squadra, per incitarla e darle la spinta che serve, in quel momento più che mai. In palio c'è uno Scudetto che la città attende da diciotto anni, l'atmosfera è elettrica e ogni trasferta si trasforma come per miracolo in una partita - se non in casa - quasi.

Cinquemilacinquecento stando alle cifre ufficiali, ma ufficiosamente sono molti di più. Te ne accorgi quando alla mezz'ora Emerson pareggia il gol in avvio di Enrico Chiesa: vedi gente che esulta anche nei settori riservati ai tifosi viola.
Il Formaggino - il settore ospiti del Franchi - non basta, si decide di aprire ai romanisti anche una parte della Curva Ferrovia e della tribuna: la marea giallorossa parte dalla Capitale in treno, in pullman e in macchina. Carovane cariche d'amore che non possono mancare: perché qui si sta facendo la Storia.

Ma si gioca di lunedì, per ragioni di ordine pubblico: la gara è ritenuta a rischio e si decide di posticipare di ventiquattr'ore la sfida. Un fatto che oggi, in epoca di calcio-spezzatino, non ha nulla di strano, ma che all'epoca è piuttosto raro e singolare. Ma per amore della Roma «Semo tutti parrucchieri», come dice quel celebre striscione ormai nella memoria collettiva di ogni tifoso giallorosso. Un altro recita: «Co' 'na Roma così venimo pure de lunedì». Del resto la dichiarazione d'intenti è arrivata già una settimana prima, in occasione della vittoria casalinga contro il Verona: «Dal 1° al 31... Da gennaio a dicembre... da lunedì a domenica... dalle 01:00 alle 24:00... Giocate quando volete, sempre 15.000 saremo», scrive la Sud. Così sarà anche a Firenze, anche di lunedì alle 15.

I romanisti vengono monitorati e scortati in ogni loro movimento. Dopo polemiche e scontri dialettici, alla fine a rimetterci sono loro. «Quanto deciso manifesta palesemente che lo Stato ha abdicato», l'amaro commento di Franco Sensi alla decisione finale, presa dall'allora Prefetto fiorentino Achille Serra. Altri 25.000 tifosi giallorossi assistono alla gara dai maxischermi dello Stadio Olimpico: Curva e Distinti Sud, oltre a una buona parte della Tribuna Tevere, sono pieni già mezz'ora prima della partita. In tanti continuano ad arrivare dopo il fischio d'inizio.

La gara

Le cose in campo purtroppo non vanno come avremmo voluto: la Viola, allenata dall'attuale Ct azzurro Roberto Mancini, vince 3-1. Apre e chiude Enrico Chiesa, in mezzo il gol di Emerson e l'autorete di Candela. Ma la settimana precedente la Roma ha allungato sulla Juventus (fermata in casa da un gol capolavoro di Roberto Baggio con la maglia del Brescia), quindi la sconfitta permette agli uomini di Capello di conservare un margine di sei punti di vantaggio sui bianconeri. È il giorno del ritorno a Firenze di Gabriel Omar Batistuta, decisivo con un missile nei minuti finali all'andata. Il pubblico viola gli riserva comunque applausi e cori, perché nove anni, 332 presenze e 207 gol non si dimenticano.

Verso il trionfo

Il momento di flessione proseguirà il sabato seguente, nell'anticipo pasquale in cui sotto il diluvio Totti e compagni saranno fermati sul 2-2 dal Perugia allo Stadio Olimpico. Ma il campionato non è mai davvero in discussione: la Roma comanda dall'inizio alla fine, nonostante qualche battuta d'arresto nel mese di aprile. Dopo il successo in casa dell'Udinese arriva il 2-2 contro la Lazio, quindi la storica rimonta del 6 maggio a Torino contro la Juventus. Nessuno può fermarci, perché il sogno tanto atteso sta per diventare realtà. La sconfitta di Firenze è uno stop tutto sommato fisiologico, per una squadra che da ottobre sta dominando il campionato italiano. Dal Franchi in poi, infatti, non perderemo più. Il trionfo tanto atteso arriverà in un pomeriggio di metà giugno, sotto un sole più luminoso e infuocato del solito, a casa nostra: gli spalti traboccano di giallorosso, in campo la squadra annienta il Parma e torna sul tetto d'Italia dopo un digiuno lungo diciotto anni.