C'era una volta il problema di testa. Nasceva da lì la crisi della Roma di inizio stagione, o quanto meno nell'atteggiamento mentale venivano rintracciate le cause di prestazioni altalenanti (tendenti allo scadente). Nella testa, soprattutto, venivano rintracciate le ragioni dal club stesso, che prim'ancora di analizzare aspetti tattici o tecnici, di mercato, e fisici, faceva appello alla personalità dei giocatori. «Caratteristiche mentali», le chiamava Di Francesco. Qualcosa di simile ha detto anche Ranieri dopo poche settimane in giallorosso.
Approccio, reazione, motivazioni, rivalsa e orgoglio.

Tutte componenti fondamentali nel calcio, si sa. Ma che la Roma non sempre ha dimostrato di avere, anzi, quasi mai, se pensiamo alle verità che arrivano, come spesso accade, dai numeri. In questa stagione, infatti, sono ben 19 le situazioni in cui la Roma si è trovata in svantaggio su 40 partite (tra campionato e coppe) e di queste ne ha poi perse 13. Solo 4 volte è riuscita a pareggiare: in casa con Inter, Milan e Fiorentina e in trasferta, sempre con i viola, nella serata del famigerato "fallo di faccia" di Olsen su Simeone. In quella occasione fu forse proprio l'ingiustizia a rappresentare la molla. Su 19 volte, poi, il "miracolo" di raggiungere una vittoria è avvenuto solamente due volte: in casa con il Genoa in una delle tante partite da dentro o fuori per Di Francesco, quando la squadra rischiò anche di subire il pari all'ultimo secondo, e con il Frosinone in trasferta, dove in zona più che Cesarini arrivò il gol di attributi di Dzeko, dopo una partita piena di errori e orrori.

Capacità di reagire davvero poca, d'accordo. Ma c'è di più. E c'è uno spartiacque per l'ennesimo dato statistico nefasto della stagione ed è proprio la gara dello Stirpe contro i canarini: alla già preoccupante cifra delle 10 reti (che comprese le coppe diventano 14) subite nel quarto d'ora finale, si è aggiunta un'altra tendenza negativa. Fino alla gara di ritorno col Frosinone, infatti, la Roma non aveva mai preso gol nei primi 15' di gioco, a denotare una sorta di compattezza almeno nell'approccio (di contro a tutt'oggi sono 15 i gol realizzati nel primo quarto d'ora). Ma nel confronto del 23 febbraio scorso è arrivato il primo gol "a freddo" della stagione.

E da quel dì è caduto il muro: in quel caso arrivarono i tre punti, ma da lì in avanti, in campionato, in ogni partita si è subìto un gol nei primi 15': con Lazio, Spal e Napoli la Roma ha rimediato tre sconfitte, con l'Empoli ha poi vinto (nell'esordio di Ranieri) e con la Fiorentina ha pareggiato. Tutti segni inconfondibili che la Roma nei momenti critici delle partite manca troppo spesso. Insomma, con Difra o Ranieri non fa differenza, qualcosa è cambiato. In peggio. E proprio nel momento decisivo della stagione, quando il campionato proprio non smetteva di aspettare la Roma e le altre inseguitrici del sogno Champions.