Numeri uno si nasce. E lui modestamente (pure troppo: mai sopra le righe è una rarità per un portiere) lo nacque. Parafrasare Totò alla vigilia di una gara contro il Napoli può sembrare un azzardo, ma lo è a maggior ragione mettere in discussione la centralità di un elemento come Olsen per qualche uscita a vuoto. Più metaforica che pratica, a dirla tutta.

Che Robin non stia attraversando il miglior momento della sua stagione - per il resto più che positiva - è innegabile. Ma quell'alternanza di alti e bassi che è fisiologica per qualsiasi giocatore, passa sotto la lente d'ingrandimento quando coinvolge ogni interprete di un ruolo così delicato. E allora i giorni scorsi sono stati tutto un fiorire di illazioni sull'eventuale passaggio in secondo piano dello svedese, autore di qualche prova al di sotto delle aspettative, anche con la sua nazionale oltre che con la Roma. Le consuete voci incontrollate che chiamano in causa "gli amici degli amici che sanno sempre tutto" volevano già declassato il numero uno giallorosso nelle gerarchie di Ranieri.

Ha dovuto pensare lo stesso tecnico a dirimere il chiacchiericcio, nel corso della conferenza stampa di ieri: «Olsen non è in discussione, è un buonissimo portiere e ha la mia fiducia», tanto per chiarire ogni dubbio. E come se non bastasse, una postilla - di maggior valore proprio perché non richiesta - che sgombra il campo da ogni residuo di dietrologia: «Lo seguivo anche da prima che venisse alla Roma». La rivelazione dell'allenatore ha azzerato gli equivoci. È stato, è e continuerà a essere Robin il titolare della Roma fra i pali.

Con buona pace di chi enfatizza ogni suo errore (ne ha commessi, ma molti meno di quanti gli vengano imputati), dimenticando invece tutte le ottime prestazioni stagionali e qualche intervento davvero monstre, roba che sarebbe stata sottolineata con ben altra enfasi se fosse capitata a qualche suo collega che forse sa "vendersi" meglio. Anche nelle peggiori partite disputate dalla squadra, lo svedese ci ha spesso messo una toppa per evitare guai peggiori. Basti per tutte la straordinaria parata in pieno recupero contro il Chievo, che ha evitato una clamorosa sconfitta casalinga dopo la doppia rimonta compiuta dai veronesi. Ma che ovviamente non comprende tutto il buono mostrato da quando è arrivato nella Capitale. Eppure il gigante arrivato da Copenaghen non ha mai fatto una piega di fronte alle critiche, forte della sua serenità e della sua estrema professionalità, che lo fanno apprezzare da tutti all'interno di Trigoria. Con il Napoli toccherà ancora a lui difendere la porta giallorossa. E rispondere a chi non lo reputa di alto livello come ha fatto fino a questo momento: con i fatti.