Nella testa dei dirigenti della Roma la difesa di quest'anno avrebbe dovuto essere composta dai centrali Manolas e Fazio, con un terzo nome come prima alternativa e Marcano come quarto. Ma Juan Jesus non ne volle sapere di accettare una delle diverse destinazioni che gli furono proposte lungo tutta l'estate e alla fine Di Francesco si convinse a restare così. Sulle fasce si sentiva abbastanza garantito dalle coppie Florenzi-Karsdorp a destra e Kolarov-Luca Pellegrini a sinistra. E prese Santon come un gentile "omaggio" nella trattativa Nainggolan-Zaniolo per ulteriore garanzia a completamento del reparto. Forse uno degli errori più evidenti commessi da dirigenti e allenatore quest'anno è stato proprio quello riferito alla valutazione dell'assortimento soprattutto dei centrali e quando anche Manolas è mancato i guai sono stati rilevanti. Basti pensare che in quattro delle sconfitte meno spiegabili della stagione il greco non era in campo: le due con la Spal, quella di Udine oltre all'ultimo derby, saltato peraltro per un problema intestinale. E pure Kostas, che con la decisione di lasciare il suo destino nelle mani di Raiola ha fatto intendere sin dall'inizio della stagione come ritenesse decisivi questi mesi per poter valutare se restare o cambiare aria (e in un caso o nell'altro si è affidato a chi potrà massimizzare i suoi profitti), in alcuni momenti chiave è clamorosamente mancato (si pensi a Firenze in coppa Italia o a Oporto, con l'errore decisivo per il gol del vantaggio portoghese) o si è chiamato fuori (dal finale di Frosinone fino al derby).

Talismano Santon

Se invece dovessimo individuare un portafortuna tra gli esterni utilizzati in tutte le occasioni in cui si è giocato con i quattro difensori, viene fuori proprio il nome di Davide Santon, sia in termini di media punti (la sua è di gran lunga la migliore del reparto: 2,09), sia in termini di partite perse, appena 2 su 11 gare. C'era Santon nei quartetti d'inizio (di partite poi perse) solo a Udine (e partecipò al pasticcio che portò al gol di De Paul) e a Plzen (e fu tra i protagonisti negativi delle due reti dei locali). E il quartetto che, al netto degli infortuni comunque in via di guarigione, Ranieri potrebbe schierare contro il Napoli - composto da Santon, Manolas, Fazio e Kolarov - è anche quello con il migliore rendimento, sia pure in una utilizzazione davvero minima: ma dalle tre partite in cui è stato utilizzato sono arrivati nove punti, con Frosinone e Lazio in casa all'andata e con il Cska a Mosca. Record, considerando i quartetti utilizzati alme no due volte.

Il poker maggiormente utilizzato

Il poker più schierato - è accaduto ben dieci volte - è quello composto da Florenzi, Manolas, Fazio e Kolarov ed è anche quello che lo stesso Di Francesco probabilmente ha considerato il più affidabile della sua gestione. Di queste dieci partite cinque sono state vinte (a Torino alla prima giornata, con il Sassuolo, il Porto e il Bologna all'Olimpico e in trasferta a Parma), due pareggiate (con l'Atalanta in casa e a Cagliari, con le riserve che ogni tifoso romanista ha mantenuto in queste due partite) e tre perse (le due col Real e la più umiliante sconfitta della stagione, quella di Firenze in Coppa Italia). Tre volte è capitato al quartetto citato prima, in altre tre occasioni invece è stato utilizzato Florenzi, Fazio, Jesus e Kolarov, con una vittoria (col Plzen, un pareggio, Fiorentina in campionato, e una sconfitta, il derby di ritorno).

Solo due possibilità di vetrina invece sono state concessi ad altri quattro diversi quartetti: Florenzi, Manolas, Jesus, Kolarov non hanno sconfitte ma una vittoria sulla Sampdoria e un pareggio, di cui non andar fieri, col Chievo, entrambe all'Olimpico. Stesso rendimento per Karsdorp, Manolas, Fazio, Kolarov, anche in questo caso per due esibizioni casalinghe, con Torino e Milan (2: 1 V, 1 N, 0 P). Santon, Manolas, Marcano e Kolarov hanno invece sommato un successo (largo, col Frosinone in casa) a una debacle (Plzen, ko che senza avere particolari conseguenze per la qualificazione alla Champions sancì un'altra delle crisi di stagione). Due pareggi invece per la versione difensiva interpretata da Santon, Manolas, Jesus, Kolarov, scelti per giocare comunque due partite impegnative, in trasferta a Napoli e in casa con l'Inter.

Ci sono poi dieci quartetti difensivi schierati una sola volta, per un totale di difese diverse formato da diciassette versioni. Non sappiamo se è un record (su 34 partite: significa che una partita su due ha visto una difesa inedita), ma è comunque un'anomalia che rende chiara la difficoltà che ha avuto Di Francesco (e che Ranieri ha ereditato) a trovare un gruppo ben assortito e che, almeno nei nomi, gli desse qualche garanzia. Poi tatticamente resta evidente la sua responsabilità di non aver saputo trovare gli accorgimenti in grado di esaltare i pregi specifici dei suoi giocatori riducendone i difetti. A titolo di curiosità, ricordiamo pure che in quattro occasioni la Roma quest'anno ha cominciato le partite con la difesa a tre, ma è andata piuttosto male: sconfitte in trasferta con Milan, Juventus e Porto e vittoria in casa col Genoa. La classica soluzione d'emergenza dagli esiti pessimi.