«Figli di Roma, Capitani e bandiere...», recitava così una coreografia della Curva Sud in un derby di qualche anno fa. Tra i faccioni esposti dal settore capeggiavano anche i volti di Francesco Totti, che quel giorno indossava la fascia in campo, e Daniele De Rossi, che all'epoca era ancora Capitano in pectore e lo è diventato ufficialmente solo a partire dalla scorsa stagione. In questa, prima a causa di un problema alla cartilagine del ginocchio e poi per un fastidio al polpaccio, ha saltato molte gare ma ha indossato comunque la fascia per 15 gare, 11 in Serie A e 4 in Champions League, compreso il doppio confronto da dentro o fuori contro il Porto, prendendosi anche la responsabilità di calciare il rigore del momentaneo pareggio. E non solo. Nel momento più buio, dopo l'eliminazione portoghese e con Di Francesco ad un passo dall'esonero, è stato sempre lui a metterci la faccia e a presentarsi davanti alle telecamere nella pancia del do Dragao. In una stagione sciagurata come questa è stato l'unico, insieme a Zaniolo, a mettere d'accordo i tifosi e a ricevere applausi anche quando l'Olimpico aveva deciso di contestare squadra, tecnico e società.

Nel solco battuto da De Rossi, e tracciato ancora prima da Totti, dovrebbe proseguire Alessandro Florenzi che come loro è un figlio di questa città. Non a caso in questa stagione, complici i già citati problemi fisici di DDR, ha disputato 16 gare da Capitano (12 in campionato, 3 in Champions e una in Coppa Italia). È innegabile che per età, militanza in giallorosso e carattere, Alessandro sia uno dei leader dello spogliatoio e probabilmente sarà lui a raccogliere i galloni da De Rossi quando il centrocampista di Ostia deciderà di smettere. All'esterno di Trigoria la sua figura però divide. Una fetta della tifoseria non gli riconosce la statura e il carisma dei suoi predecessori e anzi gli rinfaccia poco attaccamento alla maglia. Lo dimostra il brusio tendente ai fischi che accompagna le sue ultime apparizioni casalinghe e gli insulti - assolutamente ingiustificati per chi scrive - mutuati dai giorni in cui stava trattando il rinnovo con la Roma.

Capitani per caso

Altri tre calciatori hanno indossato la fascia in questa stagione. Il terzo, in un'ideale linea di comando, è Edin Dzeko che è stato Capitano in quattro occasioni (tutte in Serie A). Un ruolo non nuovo per lui, che veste da anni la fascia della Bosnia e che anche senza riconoscimenti ufficiali è uno dei pilastri dello spogliatoio romanista. Nell'ultima uscita da Capitano contro la Spal ha però mostrato evidenti segni di nervosismo, come aveva già fatto in altre partite, che probabilmente non hanno rafforzato la sua leadership. Gli altri due "Capitani" di questa stagione sono stati Fazio e Manolas. L'argentino ha indossato la fascia due volte tra campionato e Coppa Italia e pur essendo un senatore dello spogliatoio sta vivendo una stagione difficile dal punto di vista delle prestazioni. Il greco ha guidato la Roma solo nella sconfitta europea di Plzen e resta il difensore più forte in rosa. Però anche lui ha avuto dei passaggi a vuoto importanti e in alcuni momenti chiave ha preferito fermarsi per problemi fisici. Scelta legittima ma discutibile. Se la Roma vuole centrare l'obiettivo Champions avrà bisogno di tutto i suoi leader, anche quelli senza fascia.