«Iovane, domenica tu gioca contro Inter». È questa la frase - in un rivedibile italiano - che si sente rivolgere il diciannovenne Giacomo Losi pochi giorni prima di Roma-Inter. A pronunciarla è il tecnico inglese Jesse Carver che, orfano del terzino Alberto Eliani, decide di schierare il promettente ragazzo arrivato dalla Cremonese che diventerà in seguito "Core de Roma".

Il 20 marzo quando i giallorossi scendono in campo sono reduci da due sconfitte consecutive, che stonano con il buon campionato disputato fino a quel momento. I nerazzurri sono guidati da Foni, che in seguito allenerà lo stesso Losi a Roma. Giacomino deve fare i conti con Benito Lorenzo, attaccante temibilissimo ribattezzato "Veleno" per la sua pericolosità in area di rigore. Quel giorno, però, per "Veleno" non c'è trippa per gatti.

Di fronte a circa settantamila spettatori, la Roma impartisce una lezione di calcio all'Inter: al 18' passiamo in vantaggio grazie al gol di Galli, più veloce dei difensori avversari sugli sviluppi di un calcio d'angolo. I nerazzurri accennano una reazione, ma quel piccoletto con il numero 3 sulle spalle gioca come un gigante: respinge ogni pallone, svetta neanche fosse alto due metri, ogni pallone in area romanista sembra il suo. Al 26' Bortoletto fulmina il portiere interista Lombardi con un bolide dalla distanza, quindi nella ripresa è Pandolfini a calare il tris che chiude definitivamente i giochi.

La Roma torna a non subire gol (non succedeva dal 30 gennaio) e Giacomino risulta tra i migliori in campo: nessuno, forse neanche lui stesso, può immaginare che in giallorosso giocherà altre 454 gare ufficiali. Ci vorranno decenni prima che qualcuno riesca a superarlo in quanto a presenze: ma di fronte a Francesco Totti e Daniele De Rossi, il "Core de Roma" è ben lieto di cedere lo scettro.