Salvaguardatelo. Analizzatelo. Studiatelo. Preservatelo. Copiatelo. Clonatelo. Mettetelo sotto una campana di vetro. E, soprattutto, toccate ferro. A cominciare da lui, Bryan Cristante, ventiquattro anni fatti lo scorso tre marzo. Uno che definire bionico non è un azzardo. Ancora di più nella Roma di questa stagione in cui la lista infortunati qualche volta ha rischiato di essere più numerosa di quella dei convocati, prendete quella per Ferrara, non ci sono Under, De Rossi, Manolas, Lorenzo Pellegrini, Pastore, Kolarov (più Florenzi squalificato) e qualcuno di quelli che sono partiti in tasca si è infilato più di un santino. Cristante, invece, sempre presente, neppure un'influenza a limitarlo, ha sempre risposto presente all'appello prima di Di Francesco, ora di Ranieri.

Sempre a disposizione

Un ragazzo bionico, Cristante. Perché il suo essere sempre a disposizione (continui a toccare ferro comunque), non è un fatto limitato soltanto a questa stagione. Anzi, è la sua regola. Siamo andati a rivedere la cronistoria della sua carriera. Lo abbiamo fatto attraverso un sito specializzato di calcio, squadre, calciatori, sito assolutamente bene informato e di cui non si può davvero dubitare sull'attendibilità dei dati che fornisce. E il risultato è che a San Vito al Tagliamento è nato un uomo bionico, Bryan Cristante. Perché nel settore cronistoria degli infortuni relativi al centrocampista, il ragazzo arrivato l'estate scorsa dall'Atalanta in cambio di cinque milioni per il prestito, più quindici per il riscatto (già maturati) più altri cinque di bonus variegati, non è fermo per un infortunio dal tredici aprile del 2014, quasi cinque anni fa, un piccolo stop muscolare che lo costrinse a rimanere fermo per meno di venti giorni. Da allora, neppure un'influenza, niente di niente (si continui a toccare ferro con insistenza maniacale), neppure in questa Roma in cui gli infortuni muscolari sono stati una terribile e inquietante costante di cui si sarebbe fatto volentieri a meno. E che, in una certa misura, hanno avuto il loro peso su risultati che non sono stati all'altezza delle premesse e promesse dell'estate scorsa.

Il nome dell'uomo bionico ha sempre fatto parte della lista dei convocati in tutte e trentasette (meno una perché squalificato) le partite ufficiali giocate fino a questo momento dalla Roma in una stagione in cui sono stati più i bassi che gli alti. Mettendo insieme trentaquattro presenze, ventisei in campionato, sette in Champions, due in coppa Italia e pure 4 gol tutti in campionato; venticinque volte il suo nome è comparso nella formazione titolare, in altre nove occasioni è subentrato dalla panchina, solo in due circostanze è rimasto seduto vicino all'allenatore ad aspettare il fischio finale e appena una volta si è sistemato in tribuna perché squalificato (sfida all'Olimpico contro il Milan in campionato). Giocherà anche oggi pomeriggio a Ferrara e non solo perché Ranieri di centrocampisti a disposizione ne ha un numero molto limitato. Giocherà da centrale di centrocampo, al fianco di Nzonzi in una linea a quattro che prevederà due esterni. A meno che il nuovo tecnico giallorosso non decida di cominciare contro lo Spal così come ha fatto nella sua prima contro l'Empoli, rispolverando il quattro-due-tre-uno, schierando due esterni offensivi con Zaniolo ancora nel ruolo di trequartista centrale, cosa assai improbabile considerando come Ranieri, sin dalla sua prima conferenza stampa, abbia annunciato la volontà di vedere in campo una Roma con Schick e Dzeko insieme.

Centrocampista a tutto campo

Una certezza, comunque, qualsiasi sarà lo schieramento, rimane Cristante, un ragazzo con la faccia ingenua ma che poi, oltretutto, quando va in campo non è mai uno che sta attento alle gambe. La sua prima stagione romanista, peraltro, non è che fosse cominciata nel migliore dei modi. Arrivava da un campionato straordinario giocato con la maglia dell'Atalanta, centrocampista offensivo nel modulo di Gasperini che ne aveva esaltato le qualità di giocatore con una spiccata confidenza con la porta avversaria. Un ruolo non previsto nel modulo difrancescano. E allora i primi tempi da intermedio, poi da mediano davanti alla difesa, sono stati un po' complicati per il ragazzo che dall'Atalanta era venuto via con l'etichetta di miglior centrocampista italiano dell'ultimo campionato. C'è voluto un po' di tempo perché arricchisse il suo bagaglio tattico, poi è diventato un giocatore importante anche da mediano, in particolare in uno spezzone di stagione, è stato positivo al fianco di Nzonzi nel restaurato quattro-due-tre-uno scelto da Di Francesco per cercare di tirare su la Roma. Del resto il fatto di rispondere sempre presente in una Roma falcidiata dagli infortuni, una mano gliel'ha data. Perché la Roma non può fare a meno dell'uomo bionico arrivato da Bergamo.