Cambiare allenatore in corsa è la scelta giusta? La Roma si augura di sì vista la recente decisione di sollevare dalla guida tecnica Eusebio Di Francesco e di affidare la panchina a Claudio Ranieri. Per lui si tratta di un ritorno visto che a sua volta era subentrato in corsa al posta di Luciano Spalletti, dopo appena due giornate, nella stagione 2009-10, alla fine della quale quella squadra riuscì a sfiorare lo Scudetto, sfumato solo a causa di una grande Inter e di decisioni arbitrali non sempre chiarissime. Nel corso della sua storia la Roma ha cambiato per 31 volte l'allenatore a stagione iniziata e in quattro annate ha addirittura cambiato più di un tecnico nel corso dello stesso campionato. L'esempio più clamoroso è senza dubbio l'annus horribilis 2004-05 in cui si alternarono sulla panchina giallorossa quattro allenatori: Prandelli, che non cominciò nemmeno il campionato, Völler, Delneri e Bruno Conti. Qui però abbiamo voluto analizzare casi più simili alla situazione ereditata da Claudio Ranieri, subentrato a stagione inoltrata con il compito di sistemare una situazione già quasi compromessa. Abbiamo isolato nove casi che attraversano tutta la storia romanista e per modalità e numero di partite a disposizione del tecnico possono essere paragonate alla situazione attuale della Roma

La svolta non arriva

Nei primi esempi passati in rassegna il cambio non ha portato miglioramenti. Nella stagione 1942-43 Alfred Schaffer, che l'anno prima aveva portato la Roma a vincere il primo Scudetto della sua storia, è sollevato dall'incarico dopo 10 giornate a causa di un inizio difficile aggravato da un derby perso. Al suo posto subentra il connazionale Kertesz che prende in mano la squadra all'ottavo posto in classifica ma dopo 21 giornate chiude il campionato all'undicesimo posto. Sorte simile per l'avvicendamento tra Brunella e l'ungherese Senkey ma il tecnico italiano chiude 17° con un solo punto di vantaggio sulla zona retrocessione. Finale ancora peggiore nella stagione 1950-51 culminata con la retrocessione (l'unica) della Roma in Serie B con Serantoni che subentra a Baloncieri. Il cambio non aiuta e la squadra resta sul fondo della classifica, così per il finale di campionato arriva Masetti ma non riesce a evitare la retrocessione. Funziona invece la cura Nordahl che nel campionato 1957/58 subentra a Stock e in 14 gare riesce a mantenere il quinti posto in classifica. Sorte simile per Liedholm che nel 1988/89 è prima allontanato a favore di Spinosi poi viene richiamato portando la Roma al 9° posto.

Cambio di passo

In tempi più recenti il cambio in panchina è servito a scuotere una Roma in difficoltà. Abbiamo accennato prima alla parentesi in panchina di Bruno Conti che riuscì a conquistare la finale di Coppa Italia, poi persa contro l'Inter, chiudendo all'ottavo posto in campionato. Soluzione interna anche per l'avvicendamento tra Montella e Ranieri. Il tecnico che l'anno precedente aveva sfiorato lo scudetto, nella stagione successiva decide di dimettersi a febbraio dopo una clamorosa per 4-3 contro il Genoa. L'Aeroplanino passa dagli Allievi alla prima squadra riuscendo a chiudere il campionato al 6° posto che vuol dire Europa League. Un risultato che non basterà per la riconferma. La nuova proprietà, insediatasi in estate, affida la squadra a Luis Enrique. Nel 2012-13 è il turno di Andreazzoli promosso dopo l'esonero di Zeman: 15 gare per risalire dal 9° al 6° posto. L'ultimo esonero in corsa risale al 2015-16 quando Luciano Spalletti subentra a Rudi Garcia. Anche per lui, come per Ranieri, si è trattato di un ritorno. La cura del tecnico di Certaldo funziona e dopo un inizio balbettante riesce a risvegliare una squadra che sembrava spenta portandola al 3° posto a soli 2 punti dal Napoli.

Per rispondere alla domanda iniziale, le ultime esperienze romaniste dicono che il cambio è la scelta giusta. Ranieri ha ancora 11 partite per portare la Roma in Champions League.