Stadio Giuseppe Meazza, ore 18

La Roma chiamata all'esame più complicato col dubbio Dybala

Senza Mourinho per capire se si è maturi per il vertice. I numeri della tradizione sono negativi ma i giallorossi incontrano una squadra sull'orlo di una crisi sistemica

Paulo Dybala

Paulo Dybala ((As Roma via Getty Images))

01 Ottobre 2022 - 09:38

Per quanto sia forte la tentazione di ammantare questa sfida di significati che poi con la Roma hanno poco a che fare (parlando almeno di Mourinho e di ciò che ha fatto da queste parti in passato), l’unica grande curiosità con cui il tifoso romanista si approccia alla gara (calcio d’inizio ore 18, ennesima esclusiva DAZN) riguarda la sfera tecnico-tattica e in particolare: sarà finalmente in grado la Roma di esprimersi al livello di quella che per il terzo campionato di seguito è comunque considerata la squadra globalmente e potenzialmente più forte del campionato? L’anno scorso, purtroppo, le tre sfide contro l’Inter hanno misurato l’esatta distanza che c’era tra la Roma e il vertice della serie A. Tre partite, tre sconfitte, due in campionato, una in Coppa Italia. Addirittura straniante l’esperienza vissuta all’Olimpico con una gara che è virtualmente finita dopo 15 minuti di gioco senza che nessuno dei 51.185 presenti all’Olimpico si sentisse autorizzato a pensare per il resto del tempo che ci potesse essere un epilogo differente da quello che è stato poi il risultato finale, 0-3, a dimostrazione di una superiorità tecnica, tattica, agonistica e mentale davvero imbarazzanti. Alla Roma, certo, mancarono delle pedine fondamentali (soprattutto Abraham, Pellegrini e Karsdorp, con Ibañez costretto a giocare in un ruolo decisamente poco adatto, da esterno di destra), ma niente poté giustificare tanta differenza. Le due sfide a San Siro furono certamente più equilibrate ma poi, comunque, a un certo punto chiaramente indirizzate. 

Oggi la Roma arriva alla gara con un diverso spirito agonistico, senza troppi complessi di inferiorità. A San Siro si affronteranno due delle tre squadre italiane che hanno aggiunto trofei alla loro bacheca alla fine della stagione, e di sicuro la Conference League ha cambiato qualcosa sotto il profilo dell’autostima dei giocatori della Roma. Quello di oggi sarà dunque un esame vero e forse definitivo (non certo per la classifica, ma per la collocazione delle ambizioni della Roma in questa stagione) in un pomeriggio in cui anche Inzaghi si gioca parte della sua residua credibilità, parzialmente compromessa dagli insufficienti risultati raggiunti sin qui. Sarà interessante verificare il comportamento della Roma dopo la confortante, anche se deludente nel risultato, esperienza vissuta con l’Atalanta. I giocatori peraltro dovrebbero essere (quasi) tutti al loro posto tra campo in panchina, con l’eccezione di Darboe, Karsdorp e Wijnaldum, che starà fuori fino al 2023 alimentando fino ad allora i rimpianti per un centrocampo che era stato immaginato diverso da quello che poi invece Mourinho è stato costretto a presentare. Ma gli altri ci sono tutti, compresi Zaniolo e Dybala che rappresentano le vere, grandi, lussuose diversità che spiccano tra le potenzialità di questa squadra. Bisognerà vedere se poi Mourinho li schiererà tutti insieme dall’inizio, ma di questo parliamo a parte.

I numeri della tradizione sono negativamente significativi, e appunto le partite dell’anno scorso non hanno invertito la tendenza: su 90 confronti  a San Siro, più della metà delle volte ha vinto l’Inter (47), 29 i pareggi, appena 15 le vittorie in trasferta. L’Inter è imbattuta da dieci partite: l’ultimo successo della Roma è nella sfida di ritorno della Serie A 2016-17, Inter-Roma 1-3. Dall’altra parte però la Roma troverà una squadra priva del suo asse portante (Brozovic e Lukaku, così ci toccherà ancora il confronto con Dzeko, assistito peraltro da Mkhitaryan, autore dell’ultimo gol giallorosso a San Siro, lo scorso 23 aprile) e sull’orlo di una crisi sistemica. Una spallata e potrebbe venir giù tutto, ma se non ci sarà la forza di produrla si potrebbe scatenare un effetto contrario, con un rilancio delle ambizioni interiste e una prima riflessione aperta invece sulle difficoltà della Roma.

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