Ditegli che è una partita di campionato dove quest'anno ha segnato soltanto in trasferta. Suggeritegli che Francesco Totti è a due gol di distanza come miglior bomber giallorosso in Champions League, quindici lui, diciassette il dieci che ora si accomoda in tribuna e a qualsiasi romanista quando lo vede gli si stringe il cuore. Ricordategli il Chelsea, quel sinistro al volo da svenire e quella capocciata per il vantaggio e il secondo svenimento, lo Shakhtar, il Barcellona, pure il Liverpool. Ribaditegli la sua imprescindibilità da una Roma vincente e convincente. Garantitegli che per vedere la pallina con la scritta Roma nell'urna del sorteggio per i quarti di finale, c'è bisogno di lui, del miglior Edin Dzeko, del bomber capace di mettersi sulle spalle una Roma sull'orlo di una crisi di nervi, reduce da un derby che è stato un incubo, l'uomo in grado di essere il punto di riferimento di una squadra che, vista la fase difensiva di tutta la stagione, stasera al do Dragao dovrà scendere in campo con la convinzione che un gol bisognerà farlo per continuare a vedere l'orizzonte disegnato anche con la coppa dalle grandi orecchie. E chi se non Edin può garantire tutto questo a una Roma chiamata in Portogallo a farci vedere che non è quella del derby?

In Champions, in questa edizione, è arrivato a quota cinque gol, tutti realizzati all'Olimpico al contrario di quello che è avvenuto in campionato. Doppietta al Cska, tripletta al Plzen per una qualificazione agli ottavi messa in cassaforte. Cinque reti che sommate alle precedenti dieci segnate nella competizione con la maglia giallorossa, portano a un totale di quindici, secondo soltanto a una leggenda come Francesco Totti. Ma se si va a vedere la media, il bosniaco è pure davanti visto che le sue quindici reti le ha segnate in ventisei partite, una rete ogni centoventisei minuti, in pratica più di un gol ogni due partite. Nell'anno solare 2018, insieme a Lewandosky, è stato l'attaccante che ha segnato di più in Champions, cinque reti nella passata edizione, altrettante in questa, vuoi mettere in un trofeo che ai nastri di partenza registra sempre gente come Messi e Cristiano Ronaldo? Numeri da campione qual è il bosniaco, numeri che aveva anticipato anche nell'Europa League di due anni fa (dopo l'eliminazione dal preliminare di Champions contro quel Porto che stasera si ritroverà di fronte come tutta la Roma) quando si laureò il capocannoniere della competizione con otto gol, quattro in una botta sola sul campo del Villareal con Musacchio, ora al Milan, che finì la partita con il mal di testa.

Stasera serve quel Dzeko lì, quello in grado di trasformare in oro anche il pallone più banale, quello capace di fare gol e mandare in porta i compagni, un grande nove capace di trasformarsi in un dieci illuminato. In questa stagione, il miglior Dzeko lo abbiamo visto a corrente alternata, anzi nel girone d'andata è stato la brutta copia di se stesso, appena due reti al giro di boa più le cinque realizzate in Europa. Dopo le cose sono un po' cambiate, è arrivato più di un gol in campionato e, pure quando non ha segnato, è stato lui l'uomo partita come per esempio proprio nella partita d'andata contro il Porto all'Olimpico quando fu determinante in entrambi i gol di Zaniolo, il primo con un assist da giocatore vero, il secondo colpendo il palo con il baby giallorosso che aveva ribadito in rete quel pallone. Del resto queste sono le sue partite, quelle in cui i campioni sanno lasciare il segno con una giocata, un gol, un colpo da campione. Insomma, Edin, è la tua partita quella di stasera contro il Porto, l'ultimo appello per una Roma che quest'anno tutto è stata meno che una squadra capace di accendere la fantasia della sua gente. Sarà il caso di farlo al do Dragao. E l'uomo più indicato per farlo non può che essere lui, Edin Dzeko.