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È il giorno dell’addio alla borsa: ecco tutti i vantaggi

Adios. Senza rimpianti. I Friedkin pagheranno altri 11 milioni per acquistare il 4% circa che manca per diventare unici proprietari del club giallorosso

Dan e Ryan Friedkin

Dan e Ryan Friedkin

PUBBLICATO DA Piero Torri
14 Settembre 2022 - 09:26

Adios. Senza rimpianti. Adios a Piazza Affari, alla Borsa, alla Consob, ai comunicati mensili, a una marea di obblighi burocratici che la Roma per legge è stata costretta a rispettare. Tutto azzerato. Perché oggi è il giorno dell’ultimo step da onorare. Quello che gli esperti definiscono lo squeeze out. Ovvero la cessione-vendita obbligatoria ai proprietari della società del poco meno del quattro per cento rimasto in mani private dopo la conclusione dell’Opa varata dai Friedkin con un comunicato il ventitrè maggio scorso. Opa diventata poi operativa il tredici giugno, conclusa il ventidue luglio, santificata il venticinque con un altro comunicato che certificava la positiva riuscita dell’operazione con il raggiungimento del 96,126% del pacchetto azionario, cioè ben oltre la soglia del 95% che consente a una società di dare il via definitivo al delisting con la conseguente uscita dal listino di piazza Affari. 

È l’ennesimo successo per la famiglia Friedkin. Che, da quando ha acquistato la società giallorossa da James Pallotta and partners per quasi duecento milioni più debiti (e poi ci sono state le immissioni di liquidità mensile che hanno portato tutto il cucuzzaro a un investimento che ha superato di parecchio i seicento milioni), aveva in testa l’uscita dalla Borsa, volendo essere l’unica proprietaria del pacchetto azionario della Roma. Gli imprenditori texani per riuscirci hanno messo sul piatto ulteriori trentasette-trentotto milioni (che sono stati già versati su un conto corrente Unicredit e da questo conto gli azionisti da oggi potranno incassare quello che gli garantisce il numero di azioni di cui sono ancora in possesso a un prezzo per azione di 0,45 centesimi) per salire dall’iniziale 86,6 per cento al momento dell’acquisto al cento per cento.

Oltre 26 milioni sono stati necessari nel corso delle settimane dell’Opa, quando sono state rastrellate azioni per quasi il dieci per cento, ulteriori undici milioni circa serviranno per pagare le restanti ventiquattro milioni di azioni abbondanti che passeranno di mano con lo squeeze out (azioni che dopo un’iniziale quotazione fissata a 0,43 centesimi, la Roma ha alzato, nel corso delle due ultime settimane dell’Opa, a 0,45). Con l’uscita della Roma dalla Borsa, rimangono quotate in Europa soltanto cinque club calcistici (due italiani), a conferma di come la volatilità delle azioni pallonare non abbia mai fatto breccia negli operatori di Borsa, convincendo molte società a preferire i vantaggi del delisting (si tenga presente che solo qualche anno fa erano oltre venticinque i club calcistici quotati, il primo fu il Tottenham nel 1983). 

I vantaggi di questa uscita dalla Borsa, per la Roma sono diversi. Innanzitutto economici perché, come dice la società, ci sarà un risparmio valutabile tra i sei e i sette milioni di euro annui (il lordo, per dire, dello stipendio di Abraham). Risparmio che ci sarà per una serie di cariche sociali che andranno a sparire (cariche ovviamente retribuite), di obblighi di comunicazioni che oltretutto davano un certo vantaggio alla concorrenza, di società di revisione che tutto sono meno che a costo di saldo, di consulenti finanziari che si muovono solo se vedono i cammelli. 

In più, poi, per i tifosi che sono stati la gran parte degli azionisti della società giallorossa, ci sarà il vantaggio di poter aderire al progetto «Assist club» che, forse, è stato la chiave del successo dell’Opa giallorossa. Un progetto che consentirà agli ex azionisti (ma solo a quelli che hanno aderito all’Opa, saranno esclusi quelli che ora saranno costretti a vendere le azioni che hanno ancora nel loro portafoglio) di poter entrare a far parte del «Loyalty club», cioè un club esclusivo che consentirà (in base al numero di azioni che hanno ceduto) di poter avere una serie di vantaggi, dall’iniziale incontro con il management della società a una cena con i proprietari, da un incontro con Mourinho al poter assistere agli allenamenti. La Roma nei prossimi giorni sul suo sito comunicherà cosa dovranno fare questi azionisti (avranno tempo trenta giorni) per potersi sentire ancora parte della loro (e nostra) Roma.

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