Nella Roma Primavera Davide Frattesi è stato poco più di una meteora, ma non è detto che sia una male: è rimasto un solo anno agli ordini di Alberto De Rossi, semplicemente perché la Roma lo ha venduto a 18 anni, operazione strana per due motivi. Primo, perché di solito i giocatori della Primavera non vengono venduti, ma svincolati o ceduti in prestito, secondo perché di solito vanno via a 19 anni, spesso pure a 20 (come capiterà al capitano di quest'anno, Filippo Tripi, e ai vari Morichelli, Vicario e Feratovic). Era bravo, ma non era pronto per andare a giocare tra i grandi, e infatti il primo anno al Sassuolo lo passò in Primavera, prima di iniziare da Ascoli il triennio in prestito in B, poi proseguito a Empoli e Monza, che lo ha reso uno dei centrocampisti più interessanti della serie A. Ma che era bravo si vedeva, e al Sassuolo hanno sempre avuto la vista lunga.

Era l'estate del 2017, e la Roma doveva rimediare all'errore fatto due anni prima, dando via Lorenzo Pellegrini a titolo definitivo per 1,25 milioni, riservandosi solamente una scrittura privata per riprenderlo pagandolo otto volte quanto incasssato. Ma se il Sassuolo si fosse impuntato c'era il rischio di andare in tribunale per far valere quell'accordo, andava anche pagato un indennizzo per liberare Di Francesco che era ancora sotto contratto, e così la Roma decise di risolvere la cosa garantendo, oltre ai 10 milioni per l'attuale capitano, altri 20 (più tre di bonus) per Gregoire Defrel, che a 26 anni era andato solamente una volta in doppia cifra, e di certo non aveva quella valutazione. E così, per risparmiare qualcosa, il club giallorosso accettò di girare al club emiliano Frattesi e Marchizza, valutati 5 milioni l'uno, nuovamente con diritto di recompra, ma stavolta al doppio di quanto incassato. Quel diritto non è stato esercitato, resta la percentuale sulla rivendita, di cui tanto si è parlato in questi giorni: la Roma sapeva che stava dando via un giocatore destinato a fare il professionista.

Un regalo inatteso

La cosa curiosa è che sembrava non saperlo la Lazio, con tutto che era tre anni prima, non un'era geologica: Davide Frattesi era il capitano dei Giovanissimi Nazionali, ebbe qualche diverbio con l'allora responsabile del settore giovanile, il Generale Coletta, che decise di svincolarlo. Raccontano che Bruno Conti, quando gli venne raccontato della scelta fatta dal suo omologo biancoceleste, abbia chiesto più di una conferma, perché gli sembrava troppo bello poter mettere le mani a parametro zero sul secondo più bravo della Lazio classe 1999: il più promettente in assoluto, Gianluca Scamacca, lo aveva già preso due anni prima, ed era stato molto meno agevole. Il terzo, l'unico rimasto fino alla Primavera, era Alessio Miceli, che ora gioca nella serie B olandese, degli altri si sono perse le tracce. Alla Roma invece trovò i coetanei che avevano appena vinto lo scudetto: oltre al vecchio amico Scamacca c'erano Luca Pellegrini e Antonucci. E lo scudetto lo vinse pure lui, al primo tentativo, giocando sotto età con gli Allievi di Coppitelli, nel 2015: altri due scudetti li perse in semifinale, però nel 2016-17, all'Olimpico, alzò la Supercoppa Primavera (4-0 all'Inter) e la Coppa Italia, contro l'Entella di Zaniolo. Tre trofei in tre anni (a dirla tutta una presenza sotto età di 8' contro il Latina gli consentirebbe di fregiarsi anche del titolo Primavera 2016-17, ma fu l'unica convocazione: quell'anno era negli Allievi), e tre convocazioni in prima squadra, con Spalletti: la prima in Romania, contro l'Astra Giurgiu, altre due in campionato, ma senza un minuto in prima squadra. Dovrebbe rifarsi l'anno prossimo, con tutti gli interessi