Su FIFA+, la piattaforma streaming gratuita recentemente inaugurata dalla FIFA, è uscito il documentario "Ebrima Darboe: Rome's adopted son", che racconta la storia del centrocampista giallorosso e del suo viaggio attraverso l'Africa, il Mediterraneo e infine l'Italia. Il video è stato realizzato da Valerio Curcio, in collaborazione com WeCrossTheLine e Aurora Media Worldwide, lo scorso inverno tra Trigoria e Rieti. 

«La Roma per me è come una famiglia, mi ha aiutato tanto», racconta Darboe nel documentario. «Mi hanno fatto capire quanto credevano in me. Perché quando sono arrivato volevo continuare la scuola e loro mi hanno aiutato a proseguirla. Di recente ho creato una fondazione, un'accademia con cui posso aiutare i ragazzi del mio Paese per aiutarli ad avere un futuro migliore»

Nel documentario, Darboe ripercorre il suo viaggio guidato dal sogno di giocare a pallone: «In Gambia era diverso, andavo con amici in campi senza scarpini, scalzi... Giocavamo quasi tutto il giorno e ci divertivamo un sacco, veramente bello. Ma i ragazzi lì in Africa rischiano la vita, perché vai a scuola, finisci la scuola e non hai un lavoro. Giochi a calcio, o fai qualcos'altro, dopo un po' smetti, perché non vai avanti. Io sono partito per l'Italia senza avvisare i miei genitori, perché se lo avessero saputo non mi avrebbero lasciato andare, ero molto giovane. Ma ho deciso di partire per cercare una vita migliore».

Un sogno, quello di Darboe, rappresentato dall'oggetto che decide di portare con sé attraverso quella terribile traversata: «Ero partito col pallone perché mi piaceva sempre avere il pallone, di giocare, ma nel viaggio è durato poco. Io nemmeno al mio nemico peggiore consiglierei di intraprendere questo viaggio. In Gambia sentivo dire 'Vedi questo è partito, ora è in Italia, quest'altro è in Spagna'. Ma non pensavo che fosse così pericoloso. Poi una volta che parti, sei dentro, tornare è impossibile». Al suo arrivo in Sicilia, Darboe ha già un primo, casuale, impatto col calcio italiano: «A Catania mi hanno portato subito in una casa-famiglia. Dietro c'era lo stadio di Catania. Io stando in camera, dalla finestra vedevo il campo lì accanto. Stavo lì e pensavo 'Oh, chissà, magari un giorno giocherò lì in prima squadra'».

Poi, il trasferimento a Rieti: lì Darboe viene inizialmente accolto dal progetto SAI Minori gestito dall'ARCI: all'interno della struttura, oltre al percorso di integrazione socio-linguistica destinato ai migranti che arrivano in Italia come minori non accompagnati, trova anche la possibilità di iniziare a giocare a pallone in una scuola calcio locale, la ASD Young Rieti. E proprio sui campi di Rieti lo nota una talent scout, Miriam Peruzzi. O meglio, è Darboe ad andare da lei a insistere affinché lei, impegnata a seguire il torneo giovanile Scopigno Cup, gli dedichi un po' di tempo. Racconta Peruzzi: «Mi colpì per l'intelligenza calcistica. Era esile, 48-50 kg, però con una sveltezza di pensiero che poche volte ho visto nei miei continui scouting per il mondo. Ricordo che la prima cosa che gli dissi fu: 'Ma come fai a giocare con le gambe così magre?'». Un rapporto, quello con Miriam Peruzzi e la sua famiglia, che va ben oltre lo scouting: Darboe viene infatti di fatto adottato dalla famiglia Peruzzi, che lo sostiene nel suo percorso di crescita.

Infine, il capitolo più bello della storia di Darboe: il provino con la Roma, l'ingresso nelle giovanili, e poi ancora l'esordio con Fonseca e l'arrivo di Mourinho. Il futuro? Non importa, perché Ebrima il suo sogno lo ha già realizzato. E come spiegano i ragazzi del centro di accoglienza di Rieti, «non ci siamo sentiti gratificati perché lui era in Serie A, ci siamo sentiti gratificati perché lui è riuscito a esaudire il suo sogno».

"Ebrima Darboe: Rome's adopted son" è disponibile gratuitamente su FIFA+ (fifa.com/fifaplus da computer e sull'app FIFA+ per smartphone).