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Capitano con la Roma e 10 con l'Italia: Pelle da leader

In gol alla prima con quel numero, si candida come colonna della Nazionale. Consacrato in giallorosso, ora è una guida anche per gli Azzurri più giovani

PUBBLICATO DA Leonardo Frenquelli
06 Giugno 2022 - 07:48

Difficilmente esiste un romanista che non abbia apprezzato vedere Lorenzo Pellegrini in campo con la maglia numero 10 dell'Italia. Certo, non dà lo stesso brivido di vederlo alzare il trofeo della Conference League a Tirana o sotto al Colosseo, ma ha comunque quel sapore di vanto romano e romanista, oltre a essere un altro meritato premio alla crescita del giocatore.

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Poi, inutile negarlo, appena la Figc ha diffuso la numerazione per la gara di Nations League contro la Germania sono venuti in mente gli altri capitani romanisti che quella numero 10 azzurra l'hanno portata nel passato. C'è stato "il Principe" Giannini che l'ha vestita tra la fine degli Anni 80 e l'inizio del decennio successivo. Poi è arrivato Totti che per quanto riguarda le manifestazioni internazionali ha portato la maglia più iconica nelle qualificazioni e ai Mondiali del 2002, agli Europei b 2004 e al Mondiale tedesco del 2006 vinto dopo il recupero sprint dal gravissimo infortunio. Nell'Europeo seguente, la 10 è toccata insolitamente a Daniele De Rossi che nel trionfo di Berlino indossava la numero 4 e poi, dopo una serie di interregni più o meno "degni" di tale investitura (da Balotelli a Thiago Motta, passando per Verratti e Insigne) è stata la volta di Pellegrini.

Quella maglia rappresenta un simbolo di qualità (il suo doppio tunnel su Kimmich e Goretzka è diventato virale), ma anche di responsabilità e importanza nelle dinamiche del gruppo azzurro. E lui ha dimostrato dopo il gol alla Germania di avere le idee ben chiare sui suoi compiti in vista della rifondazione post Macedonia del Nord. In un gruppo molto giovane che deve ripartire da una cocente delusione, il 25enne romanista mette a disposizione la maturazione avvenuta nelle ultime stagioni (soprattutto in questa) a Trigoria. "Cerco di dire sempre la verità - ha dichiarato Pellegrini alla Rai dopo il pareggio con i tedeschi - ci sono un sacco di ragazzi che sono venuti, si sono messi a disposizione e danno sempre il 100%". Nel resto delle sue parole si intravede anche qualche passaggio delle conferenze stampa di Mourinho, tra "equilibrio" e "valori da far passare": "Bisogna essere equilibrati, non bisogna demoralizzarsi dopo le sconfitte e accontentarsi dopo le vittorie. Quello che cerco di trasmettere ai più giovani sta nel dare tutto ogni giorno, per migliorarsi sempre di più e stare bene fisicamente e mentalmente. Dobbiamo ripartire da qui".

Ripartire, sì, e farlo anche contando su Lorenzo Pellegrini e la capacità di leadership che negli anni ha imparato e applicato sempre di più da quando Fonseca ha tolto la fascia a Dzeko per darla al numero 7. "Capitano", ha commentato Abraham sul post del talento di Cinecittà: questa stagione lo ha consacrato in quel grado, foriero di onori ma da queste parti anche di pesanti oneri e responsabilità rispetto al passato. E non è stato solo l'aver alzato il primo trofeo europeo dopo 61 anni a dare al centrocampista il pedigree giusto per essere il capitano della Roma, quanto una vita di legame con il giallorosso, il lavoro silenzioso e costante e la mentalità giusta per mettere la squadra davanti a tutto, anche a costo di giocare quando non si è al meglio, correndo rischi importanti (ha saltato l'Europeo vinto per scendere in campo non al top in un derby). Capitano nella Roma e 10 dell'Italia: è l'anno della consacrazione di Pellegrini, cresciuto da leader.

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