Ci eravamo lasciati con la Roma di Mourinho che inanellava quattro vittorie nelle prime quattro partite stagionali. Dopo la sosta, i giallorossi riprendono lo stesso copione in una partita dal sapore Special per il tecnico portoghese: la gara casalinga col Sassuolo rappresenta infatti la sua millesima panchina da capo allenatore in carriera; prima della gara, José finge noncuranza, ma si smentirà da solo al 91'. La partita è inchiodata sull'1-1 dopo i gol di Cristante e Djuricic, con Rui Patricio chiamato in più di una circostanza a respingere gli assalti dei neroverdi di Dionisi. Nel recupero El Shaarawy, entrato nella ripresa, indovina uno dei suoi tiri a giri e segna il 2-1 che fa esplodere l'Olimpico, e non solo. Anche Mourinho, per scaricare adrenalina e tensione di un match così importante per lui, parte con un pugno al cielo in stile Superman e corre sotto la Curva Sud per festeggiare con i suoi giocatori. «La verità - dice nel post-partita - è che ho detto una bugia: ci tenevo tanto a vincere».

Primo ko e tanti torti

Dopo aver debuttato nel migliore dei modi nel girone di Conference League (5-1 al CSKA Sofia, ancora una volta con Pellegrini sugli scudi), a Verona la Roma incassa la prima sconfitta stagionale: determinante un blackout di un quarto d'ora circa, durante il quale Barak, Caprari e Faraoni firmano il 3-2 in favore dei gialloblù, appena passati nelle mani di Tudor dopo l'esonero di Di Francesco. Ci rifacciamo subito nel turno infrasettimanale battendo 1-0 l'Udinese con gol di Abraham alla vigilia del derby, ma è proprio contro i friulani che gli arbitri cominciano a prendere abbagli con noi: sarà un triste leit-motiv di tutta la stagione, quanto meno in campionato. Nello specifico, con l'Udinese Pellegrini viene espulso dopo una presunta gomitata (che in realtà è un normale scontro aereo) ed è costretto a saltare la sfida con la Lazio. Altra gara, questa, in cui subiamo torti: a Zaniolo non viene fischiato un rigore solare per fallo di Hysaj, e sul capovolgimento di fronte Pedro sigla il 2-0. Nella ripresa, Guida e il Var graziano Leiva, che meriterebbe il rosso per una gomitata a Cristante. Perdiamo 3-2 e Mou nel dopo-gara non le manda a dire: «Arbitro e Var non sono stati all'altezza di questa partita: l'arbitro perché ha sbagliato in campo, e il Var evidentemente era a Coverciano. Abbiamo dominato e meritavamo di vincere, ma l'arbitro ha influenzato il risultato». Sarà solo uno dei tanti (sacrosanti) sfoghi del portoghese.
Anche perché venti giorni più tardi, il 17 ottobre, nella sfida a Torino contro la Juventus va in scena un vero e proprio teatro dell'assurdo. Abraham e compagni vengono da due successi consecutivi (3-0 in Ucraina con lo Zorya e 2-0 sull'Empoli), ma il signor Orsato di Schio ne combina di tutti i colori. Prima convalida il vantaggio bianconero di Kean, nonostante un evidente fallo di mano di Cuadrado nello sviluppo dell'azione; quindi fischia un rigore alla Roma mentre Tammy segna, non concedendo il vantaggio: sul dischetto va Veretout e Szczesny para, ma al momento del tiro del francese Chiellini è ampiamente all'interno dell'area, perciò il penalty avrebbe dovuto essere ripetuto. Oltre al danno della sconfitta con torti così evidenti, anche la beffa: a Cristante che chiede spiegazioni durante l'intervallo, il fischietto veneto replica «il vantaggio su rigore non si dà mai (falso: il regolamento dice il contrario, ndr). Mica è colpa mia se avete sbagliato il rigore».

Una severa lezione

Quattro giorni dopo, la Roma si reca in Norvegia per affrontare il Bodø/Glimt: Mou effettua un ampio turnover, anche perché teme che il campo sintetico possa portare a qualche infortunio, ma la gara è un autentico incubo a prescindere dall'undici titolare. Perdiamo 6-1, un ko durissimo, dopo il quale il tecnico non fa sconti: «La colpa di questa sconfitta è mia: ho voluto dare fiducia a chi gioca meno, ma evidentemente la loro squadra è più forte di quella che ho mandato in campo io. Sapevo dei nostri limiti, ma mi aspettavo una risposta migliore da parte di alcuni calciatori». Non è un caso se alcuni degli elementi schierati titolari quel giorno (Reynolds, Calafiori, Villar e Mayoral) verranno ceduti a gennaio senza troppi rimpianti.
La squadra si rialza in campionato: prima fermiamo sullo 0-0 il Napoli che veniva da otto vittorie consecutive in Serie A, poi otteniamo un prezioso successo in rimonta a Cagliari (2-1). Prosegue una serie di alti e bassi: perdiamo 2-1 in casa col Milan, e anche in questo caso l'arbitro Maresca è protagonista, con un rigore inesistente dato al Milan e due negati a noi. Mourinho commenta con un laconico: «Non parlo, altrimenti mi squalificano e non posso essere in panchina alla prossima». Torti arbitrali anche in Europa, nel 2-2 contro il Bodø/Glimt all'Olimpico, ma con i norvegesi avremo modo di rifarci più in là. Direzione di gara discutibile - volendo usare un eufemismo - pure a Venezia, dove una Roma in vantaggio per 2-1 e in totale controllo si vede affossata dalle scellerate decisioni di Aureliano: assegna un rigore (inesistente) ai padroni di casa, ignorando un evidente fallo su Ibañez sulla stessa azione, e i giallorossi perdono 3-2. Quella del Penzo è la prima gara in cui Mourinho fa ricorso alla difesa a 3, disegnando i suoi con un 3-5-2 che poi porterà avanti fino al termine della stagione.

Tammy spicca il volo

Il 21 novembre, a Marassi, contro un Genoa con l'acqua alla gola l'uomo-copertina è il giovane Felix Afena-Gyan: mandato in campo a 20' dalla fine, il ghanese a cui Mourinho aveva già concesso uno spezzone col Cagliari segna la doppietta che vale i tre punti. In premio, riceve dallo "Special One" un costoso paio di scarpe che il tecnico gli aveva promesso. Ma tra novembre e dicembre a conquistare i riflettori è Tammy Abraham, che comincia a segnare con continuità: doppietta nel 4-0 allo Zorya Luhansk, poi gol-vittoria all'Olimpico contro il Torino. Seguono due passi falsi contro Bologna (0-1) e Inter (0-3), ma il 9 dicembre a Sofia contro il CSKA conquistiamo il primo posto nel girone di Conference, che ci garantisce l'accesso diretto agli ottavi. Vinciamo 3-2 e scavalchiamo il Bodø/Glimt, fermato sul pareggio dallo Zorya. Smalling e Ibañez firmano la vittoria sullo Spezia, a cui fa seguito la miglior partita della Roma di Mou nella prima parte di stagione: arriva a Bergamo, il 18 dicembre, con i giallorossi che strapazzano 4-1 l'Atalanta; segnano Abraham (doppietta), Zaniolo e Smalling, che interrompono un digiuno di vittorie contro le big che mancava da 19 mesi. «Aggiorniamo le statistiche - dice Mou dopo la partita - Sono venti minuti che non battiamo una grande». L'anno si chiude con un pizzico di rammarico per il pareggio casalingo contro la Sampdoria (1-1, Shomurodov e Gabbiadini), ma pochi - forse nessuno - immaginano ciò che il 2022 sta per riservarci...