C'è anche un altro uomo-copertina nella Roma che torna a vincere un trofeo europeo dopo 61 anni. Oltre ai calciatori, a Mourinho e ai Friedkin, c'è anche chi ha lavorato duramente, e per lo più lontano dai riflettori, per far sì che questa squadra risorgesse dopo anni di poche luci e tante ombre. Quel qualcuno si chiama André Tiago Ferreira Pinto, alias Tiago Pinto: il trionfo di Tirana passa anche dal suo operato, in sede di mercato e non solo. Già, perché, oltre a lavorare a cessioni e acquisti, il 37enne portoghese dal 1° gennaio 2021 è stato il vero trait d'union tra proprietà, squadra e tecnico. E se, un anno fa, Mou ha accettato di sposare il progetto giallorosso, una parte del merito va anche al General Manager. E il motivo non è da ricercare unicamente nelle comuni origini portoghesi.

Azzerate le critiche

Nemmeno era entrato in carica che già qualcuno storceva il naso, il 18 novembre 2020, giorno dell'annuncio del suo ingaggio da parte della Roma. Pinto avrebbe iniziato a lavorare a tutti gli effetti per il Club giallorosso soltanto dal 1° gennaio seguente, eppure in parecchi avevano manifestato perplessità. «Serve un ds vero, un uomo di campo», il refrain più gettonato. Seguito da: «Al Benfica è Rui Costa a fare il mercato, lui non ha meriti in tal senso». Così parlarono gli esperti da bar. Che, evidentemente, ignoravano l'importanza di Tiago all'interno della dirigenza del club di Lisbona; un club che - magari è un caso, o magari no - negli ultimi due anni non ha conquistato neanche un trofeo, cosa che non succedeva dal 2012-2013. Con questo non intendiamo sostenere che tutti i meriti fossero dell'attuale gm romanista, ma sicuramente ne aveva parecchi anche lì.

In 18 mesi, tramite il lavoro quotidiano e costante, Pinto ha saputo mettere a tacere tutte le critiche preventive che gli erano piovute addosso; lo ha fatto con signorilità, incassando quando c'era da incassare, lavorando in sinergia con i Friedkin e - nell'ultimo anno - con José Mourinho. «Tiago ha fatto un grandissimo lavoro - ha detto giusto qualche giorno fa lo "Special One" - ed è il mio compagno, il mio socio nella vita di tutti i giorni. È un grande direttore e, ora, anche un grande amico. Adesso mi rendo conto ancora di più come mai il Benfica quest'anno non abbia vinto trofei».

Pinto, che dal 2012 era entrato a far parte della divisione polisportiva del Benfica, nel 2017 era diventato "Director of Professional Football": grazie a lui sono state ristrutturate le divisioni del club e la Prima Squadra è sempre stata competitiva in patria e in Europa. In questo, il giovane dirigente ha la personalità di un veterano: il lavoro interno (quello che riguarda l'organizzazione del Club in ogni sua forma) è di certo meno visibile rispetto a ciò che riguarda il campo, ma non per questo meno importante. Anzi, spesso è proprio da questo tipo di gestione che, in seguito, si raccolgono determinati risultati.

Fiducia totale dai Friedkin e Mou, con i quali lavora in maniera sinergica, e presenza costante in ogni aspetto organizzativo e gestionale del club, Pinto ha parola su tutto ciò che riguarda la Roma: è attento al settore giovanile (si è recato anche a Reggio Emilia per assistere alla finale Scudetto della Primavera) e alla squadra femminile, è un punto di riferimento per i calciatori e per lo staff tecnico.

Il mercato

La scorsa estate ha dimostrato anche di saper costruire una squadra competitiva, pur dovendo fare i conti con il ko di Spinazzola e l'addio last-minute di Dzeko. Il suo è stato un mercato «di reazione», come lo ha definito Mou, ma efficacissimo. A inizio agosto è volato in Inghilterra, e con un blitz di 72 ore si è assicurato la firma di Tammy Abraham, uno dei giovani attaccanti più interessanti d'Europa. Qualcuno pensava che la Roma avrebbe potuto trovare di meglio; ma quel qualcuno non è mai stato tra i dirigenti più giovani del panorama calcistico europeo. Ora Tiago è atteso da un'altra estate ricca d'impegni e di sfide, per potenziare la rosa a disposizione di Mou e tentare così la scalata al quarto posto.