il progetto

A Tirana soltanto l'inizio del futuro: la Roma lavora per vincere ancora

Mou sta già pensando al prossimo successo. E con lui una proprietà sempre più coinvolta. In Albania chiacchierata con Mendes. Mkhitaryan ai saluti: va all’Inter

Mourinho col trofeo della Conference League alzato a Tirana (As Roma via Getty Images)

Mourinho col trofeo della Conference League alzato a Tirana (As Roma via Getty Images)

27 Maggio 2022 - 05:00

La diversità è ricchezza. Come quella di avere un allenatore come José Mourinho. Del resto non si diventa Special One a caso. Potrà piacere o meno (ma a chi?), ma è diverso. In grado di godersi il presente, programmando e pensando al futuro. Pure se, nella sua bacheca, ha appena trovato posto per il ventiseiesimo trofeo di una carriera come pochi. La diversità che rappresenta la ricchezza, è che nel momento in cui gli scendono le lacrime per il trionfo di Tirana, lui nello stesso momento ti spiega che parlerà con la proprietà, «seria e onesta», perché il desiderio è che questa Conference sia solo l'inizio, la prima tappa di un percorso che dovrà portare a uno, due, cinque altri giri di Roma sul pullman scoperto, circondati dall'amore di un popolo straordinario. Eccola la diversità, quella di essere proiettato già nel futuro, che è poi roba di poche settimane, a inizio luglio si tornerà a sudare per vincere, per programmare una Roma ancora più competitiva, dalla Conference all'Europa League, al ritorno in Champions, a un campionato in cui si dovrà correre per le prime quattro posizioni, e se lo abbiamo capito solo un po', nelle prime quattro, of course, è compreso pure il primo, roba che Mou conosce come pochi altri.

Questa diversità, peraltro, non può certo sorprendere la famiglia Friedkin. Un anno fa mister Dan si mosse in prima persona quando qualcuno gli sussurrò all'orecchio che lo Special One avrebbe potuto dire sì alla Roma. Volo a Londra, citofono di José, accordo. Affidandogli un progetto triennale, con la speranza di accorciare il tempo per tornare a vincere. Fatto pure questo. Chissà lo Special One cosa gli avrà sussurrato, abbracciandolo, all'orecchio a mister Dan, sul palco della premiazione a Tirana, confermando un feeling in precedenza mai mostrato. Non ci stupirebbe che Mou gli abbia fatto una battuta a proposito di un presente che deve essere propedeutico a un grande futuro. Mister Dan che fin qui, in un silenzio interrotto soltanto nella notte di Conference e di campioni, ha sempre dimostrato che per lui contano i fatti più delle parole, siamo certi che farà tutto il possibile per continuare a sognare con noi. Perché lui non parla, fa. Lo ha ribadito Tiago Pinto anche a Tirana, «noi vogliamo continuare a migliorare, l'obiettivo è costruire una Roma più forte, una Roma che vuole giocare altre finali». È il pensiero dei Friedkin che, in qualche misura, hanno lavorato al futuro anche nell'indimenticabile notte albanese. Dove, allo stadio, tra gli altri, era presente anche un signore che di nome fa Jorge e di cognome Mendes. Mister Dan lo aveva conosciuto nel momento del sì di Mou e sa che quando Mendes dice una cosa di sicuro è il pensiero pure dello Special One. Tra i due c'è stata una breve chiacchierata, Mendes ha chiesto come il presidente vedeva il futuro, mister Dan gli ha detto che adesso c'è bisogno di rinforzare la squadra con l'acquisto di altri due-tre giocatori di spessore internazionale. Renato Sanches che è di Mendez? Dybala che continua a popolare i sogni della gente romanista? Senesi che pure a Tirana è sembrato il mancino giusto per arricchire il pacchetto dei difensori centrali? Solbakken che ha già detto sì alla Roma? Guedes che è un altro che fa parte della scuderia del procuratore portoghese? Nelle prossime settimane sapremo, consapevoli che la riservatezza della Roma renderà il tutto comunque più complicato. Ma chissenefrega se poi arriva un comunicato in cui si legge, quattro maggio dello scorso anno, che Josè Mourinho è il nuovo allenatore della Roma. Toccherà a Tiago dare concretezza al progetto, rispettando i paletti di un bilancio che bisogna sistemare, un monte ingaggi da tenere sotto controllo, una serie di contratti da rinnovare tra cui quello di uno Zaniolo che ora sembra meno lontano da Trigoria.

Chi, invece, molto probabilmente saluterà, è Mkhitaryan. L'armeno ha detto sì all'offerta di un biennale da tre milioni e mezzo netti più bonus che gli ha proposto l'Inter. Per quello che sappiamo, l'armeno non ha ancora firmato, ma solo perché vuole capire cosa farà la Roma. Ovvero se è intenzionata a rilanciare sull'offerta che aveva fatto al giocatore, un anno di contratto più un'opzione (facile) per una seconda stagione, più o meno alla stessa cifra messa sul piatto da Marotta. L'armeno, trentatré anni, aspetto da non sottovalutare, sembra proprio destinato a salutare perché la Roma non prevede rilanci. Ma con la diversità di uno Special One sempre più conquistato da un ambiente che gli ha fatto riscoprire quel senso d'appartenenza che per lui è vitale, l'addio, per molti versi non gradito, tutta fa meno che paura. Sarà Mou a portarci nel futuro, questa è la garanzia. Lo ha ribadito cento volte: «Resto qui. Ho un contratto, ma soprattutto mi sento romanista al cento per cento». Mister Dan non aveva dubbi, ma ha gradito. Il futuro è qui ed è già cominciato.

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