20, cifra tonda. Sono i clean sheet collezionati finora dalla Roma targata José Mourinho: l'ultimo in ordine di tempo, in occasione dell'1-0 contro il Leicester, è valso ai giallorossi l'accesso alla finale di una competizione europea a 31 anni di distanza dall'ultima volta. All'Olimpico, contro gli inglesi, l'ennesima dimostrazione di solidità difensiva, di equilibrio fra tutti i reparti e di capacità di gestire i diversi momenti all'interno di una partita. L'ottava vittoria stagionale per 1-0 (la sesta ottenuta nel 2022) ha visto Rui Patricio chiamato in causa soltanto in un paio di circostanze - e senza eccessivo impegno, a onor del vero - nonostante il vantaggio trovato nei primi minuti della sfida. Ma i meriti non sono da attribuire alla sola retroguardia, bensì a tutta la squadra, attaccanti compresi, e ovviamente all'allenatore, che ha saputo ridare compattezza e spirito di sacrificio collettivo a una Roma che, nelle ultime stagioni, aveva sempre subito troppo.

Il confronto

Il cambio di marcia è evidente mettendo a confronto i dati di quest'anno con quelli relativi alle due stagioni precedenti: sotto la guida di Paulo Fonseca, tra il 2019 e il 2021, la Roma aveva collezionato 25 clean sheet totali, suddivisi tra Pau Lopez (18) e Antonio Mirante (7). Nel 2020-21 i giallorossi hanno chiuso 14 partite con la porta imbattuta, mentre nel 2019-20 sono state 11 le gare senza reti al passivo. Insomma, nelle 50 presenze totalizzate finora da Rui Patricio (assente soltanto nella vittoria per 3-2 contro il CSKA Sofia nell'ultimo impegno della fase a gironi della Conference League), il portoghese ha già ottenuto più clean sheet di Pau Lopez nell'arco di due stagioni. Che l'esperto ex Sporting Lisbona e Wolverhampton abbia dato maggiore sicurezza all'intero reparto difensivo è sotto gli occhi di tutti; in più di una circostanza, il numero 1 si è rivelato decisivo con le sue parate per le sorti dell'incontro. Limitatamente al campionato, il portoghese ha all'attivo 14 clean sheet, gli stessi di Samir Handanovic; soltanto il milanista Maignan ha fatto meglio di loro.

Chris e gli altri

Il ritorno ad alti livelli di Smalling, dopo un 2021 in cui è stato perseguitato dagli infortuni, ha contribuito alla maggiore solidità di squadra: l'inglese è fondamentale negli equilibri del reparto arretrato, che guida con esperienza e personalità. Il resto lo hanno fatto le buone - a volte ottime - prestazioni di Mancini, Ibañez e Kumbulla che, al netto di qualche inevitabile errore, stanno rendendo bene. Ad aiutarli, il lavoro dei centrocampisti centrali (Cristante in primis) e degli esterni; Karsdorp e Zalewski sono sempre pronti a sacrificarsi, dando una mano in fase di copertura, oltre ad attaccare costantemente.

Contro la Fiorentina, squadra votata a un calcio offensivo, non sarà facile: i vari Cabral, Ikoné, Saponara e Nico Gonzalez (ma anche Biraghi, Torreira e Bonaventura) sono clienti scomodi per una Roma sicuramente provata dalle fatiche di giovedì sera. Bisognerà tenere sempre alta la concentrazione, anche perché gli uomini di Italiano finora hanno segnato il 60% dei loro gol in questa Serie A nel secondo tempo, e sono reduci da tre sconfitte consecutive. Smalling e compagni, però, sono chiamati a gettare il cuore oltre l'ostacolo, anche perché un successo regalerebbe la certezza matematica di giocare in Europa l'anno prossimo. A prescindere da chi andrà in campo, però, è l'atteggiamento che conta: una frase spesso utilizzata dagli allenatori. La Roma dovrà mostrare lo stesso atteggiamento messo in campo giovedì.