Tre semifinali europee in quattro anni non capitano così spesso a una società italiana. O almeno non da quando i fasti degli Anni 90 del nostro calcio hanno lasciato il posto a una "retrocessione" di livello dei club di Serie A. Eppure la Roma, non a caso undicesima nel ranking europeo (preceduta tra le connazionali solo dalla Juventus, che è ottava) negli ultimi anni, pur lontana dalla Champions League rappresenta un'eccezione e, anzi, la continuità del movimento Italia nell'Uefa. Alla Roma, in fondo, nella sua storia non era capitato così tante volte di arrivare in semifinale di una coppa europea, almeno fino al 2018. Cinque volte fino al 1991 che sono diventate 7 fino a questa stagione. A Leicester si apre il doppio confronto numero 8. La doppia sfida con il Liverpool della Champions League con Di Francesco in panchina ha aperto una sorta di "ciclo", anche se con tre allenatori diversi: Difra, Fonseca e Mourinho. Champions, Europa Leauge e, ora, lo Special One in Conference.

E si chiama Lorenzo Pellegrini il minimo comun denominatore di questi tre "traguardi" che fanno della Roma la prima, e per ora l'unica squadra europea ad essere entrata nelle prime quattro di ognuna delle competizioni attuali. Sì, perché Pellegrini (è cambiata anche la proprietà nel frattempo, da Pallotta a Friedkin), è riuscito laddove nessun altro capitano della Roma era riuscito (anche El Shaarawy e Karsdorp sono alla terza semifinale europea nella rosa giallorossa). Tre traguardi per Lollo, in tre epoche della sua carriera diverse: nel 2018 contro il Liverpool rimase in panchina all'andata nel 5-2 subito ad Anfield e giocò 53' all'Olimpico nel 4-2 della quasi rimonta. Poi, divenuto più centrale nella Roma all'epoca di Fonseca, ha disputato da capitano il doppio confronto con il Manchester United (segnando su rigore a Old Trafford nel 6-2 subito) nell'Europa League della scorsa stagione. Adesso per lui, sempre con la fascia al braccio, è arrivata l'occasione di superare Losi (due semifinali), Di Bartolomei, Giannini e Voeller, capitani della Roma di Bianchi, e De Rossi, tutti con una semifinale di coppa alle spalle.

Dopo il rinnovo arrivato con il progetto Mourinho e una stagione con numeri importanti benché un po' travagliata per qualche acciacco di troppo, la benedizione, oltre che con un derby di ritorno da favola, ancora una volta, pochi giorni fa è arrivata da Francesco Totti, che pur in tanti anni di carriera in giallorosso e una Roma a tratti anche molto forte non è mai riuscito ad arrivare così in fondo: «È il capitano ideale, l'ho sempre detto, è un ragazzo puro. Sono felice che la gente l'abbia capito». Parole al miele del Dieci che avranno fatto battere il cuore a Lorenzo, che tante volte l'aveva guardato da bordo campo con gli occhi sognanti (come una celebre foto di qualche anno fa testimoniava con una certa poesia). Tradizioni romaniste, in fondo. Tanto che il 7 ha voluto regalare la sua maglia firmata a tutti i giocatori delle giovanili che hanno fatto i raccattapalle durante la rimonta della Roma contro il Bodø del 14 aprile scorso. A confermare che certi valori, come testimonia proprio la storia di Pellegrini, è buona norma trasmetterli fin da giovane età.