Il Tema

La strana narrazione ai tempi di Mourinho

Il portoghese ha ragione: la Roma gioca meglio di come viene raccontato da cronisti disattenti. Fa più comodo, per alimentare le proprie tesi, raccontare altro

Jose Mourinho (As Roma via Getty Images)

Jose Mourinho (As Roma via Getty Images)

16 Aprile 2022 - 08:27

Ha ragione Mourinho quando dice che la Roma gioca meglio di come viene raccontato da cronisti disattenti, da critici che hanno sbagliato mestiere e da opinionisti a tassametro. E, usando il presente storico, José intende dire che la sua Roma ha sempre giocato a pallone. Male, bene, così così. Solo che in tanti (troppi...) non se ne sono accorti. Oppure non se ne sono voluti accorgere, perché faceva più comodo - per alimentare le proprie tesi - raccontare altro. Brutta bestia, la narrazione... Solo che quando c'è di mezzo uno come Mou, la narrazione ridicola diventa strumento per una risata e non (più) per un'incazzatura.

Perché è talmente falso il modo di fare comunicazione sulla Roma che alla fine le critiche artefatte fanno semplicemente ridere. E la partita dell'altra sera contro il Bodø c'entra solo fino ad un certo punto: la Roma di Mou, o Mourinho direttamente, non è mai stato raccontato, giudicato, valutato per ciò che realmente era accaduto. Si è criticato in maniera sproporzionata senza motivo così come (rare volte, a dire il vero) lo si è elogiato fin troppo senza un motivo concreto. Ma, si sa, rivalutazione fa rima con trappolone...

Troppo esperto il portoghese, però, per cadere nei tranelli di una comunicazione (non soltanto romana; anzi, soprattutto non romana) che lo aspetta sistematicamente al varco. Troppo furbo per non mandare messaggi, più o meno in codice, ai suoi "nemici" e quindi ai nemici della Roma. Alla fine della gara contro i norvegesi, ad esempio, commentando la tripletta di Zaniolo è stato esaustivo: domani si parlerà di Nicolò... in maniera positiva. Avrebbe volto aggiungere "e non come oggetto di mercato", ma si è tenuto. Ha fatto capire tutto a tutti, però. E, non a caso, nemmeno un'ora dopo la fine della partita sui siti strisciati non si parlava già più della vittoria della Roma ma del futuro del numero 22. Che spettacolo, che povertà.

Nulla di nuovo, verrebbe da dire, rispetto al passato. Solo che, oggi, alla guida della Roma c'è un tecnico che conosce uomini, giochetti, magliari e situazioni varie, che non sbaglia una dichiarazione dal 1993 e che ha dalla sua parte una tifoseria adorante. Non a buffo, però. Perché Mou incarna lo spirito popolare: a testa alta, contro tutto e tutti sventolando la bandiera giallorossa. Paraculo? Forse. Meglio un paraculo bravo, però, che un finto perbenista scarso. Uno che ti molla due calle, ti fa contento e si gira dall'altra parte per non riderti davanti. No, Mou ci mette la faccia. Sempre e comunque. Anche contro chi si diverte a raccontare (narrare, pardon) la Roma in maniera tutta sua. E quasi sempre di parte. La parte sbagliata, ovviamente. Daje.

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