AS Roma

Auguri eterno Ago

Oggi avrebbe compiuto 67 anni il nostro amato, indimenticabile condottiero. Dopo i trionfi in giallorosso, l'addio al calcio con la Salernitana, che affrontiamo domenica

PUBBLICATO DA Lorenzo Latini
08 Aprile 2022 - 09:08

Ci sono immagini che raccontano Agostino Di Bartolomei meglio di qualsiasi parola scritta o detta su di lui. Immagini che gettano uno squarcio di luce sull'Ago uomo, prima che calciatore: oggi è il suo compleanno, avrebbe compiuto 67 anni se non ci fosse stato quel maledetto 30 maggio 1994. E il caso ha voluto che la ricorrenza cada proprio nella settimana di Roma-Salernitana, due squadre ai cui colori il Capitano è stato legato, seppur in maniera diversa. La Roma è stato il grande amore, ovviamente, il primo e unico verrebbe da dire: difficile separarsene davvero, se nasci romano e romanista. Nessun addio, nessuna nuova destinazione, nessuna nuova maglia può cambiare un sentimento tanto forte, un legame tanto indissolubile. Nella squadra campana ha chiuso la sua carriera, e l'ha fatto nel migliore dei modi: riportandola in Serie B a 23 anni di distanza. Del resto, "Dibba" era un uomo avvezzo alle imprese, e proprio a due grandi imprese della sua carriera sono legate le immagini di cui sopra.

Il vessillo

La prima istantanea risale a quel 1° maggio 1983, a quell'esultanza in ginocchio, braccia al cielo stretto nell'abbraccio di Carletto Ancelotti. Più che una gioia, si tratta di un'autentica liberazione. Ago sa, come tutti del resto in quel preciso momento, che quel gol vale uno Scudetto, anche se la ratifica arriverà una settimana più tardi a Marassi. Quella felicità sfrenata fa da contraltare alla seria compostezza del pre-gara, un misto di concentrazione e tensione che il Capitano riesce a trasformare in apparente calma. Galeazzi gli chiede: «L'equipaggio chiede: "andremo in porto o no?"». Lui replica con la celebre frase: «In porto sicuramente. Vediamo di arrivarci col vessillo». Non tradisce la minima emozione, eppure chissà cosa gli si agitava dentro, in quei precisi istanti. Poi sarà la volta del giro di campo per il trionfo atteso 41 anni, il 15 maggio, durante la festa col Torino: quel vaso di fiori lanciato all'indirizzo della sua Curva Sud che è come un dardo d'amore scagliato da un Cupido innamorato. Poi sarà la volta di Roma-Liverpool, del rigore trasformato con una botta delle sue, mentre Grobbelaar fa il pagliaccio perché pensa di trovarsi di fronte un calciatore qualunque. E dopo quella delusione immensa, il saluto commosso dei ragazzi del Commando e la Coppa Italia alzata al cielo (la terza della sua carriera in giallorosso) in una sera di inizio estate. «Ti hanno tolto la Roma, non la tua Curva», recita uno striscione che è storia esposto nella Sud quel giorno. Il modo in cui solleva quel trofeo a nemmeno un mese di distanza dalla finale di Coppa Campioni è orgogliosamente, naturalmente "dibartolomeiano", e se quest'aggettivo non esiste - beh, sarebbe il caso di inserirlo nello Zingarelli e nel Treccani, perché non può non esistere un termine del genere, quanto meno per i romanisti.

A Salerno

Dopo il triennio al Milan e una stagione a Cesena, "Dibba" va a giocare nella Salernitana, in C1. Suo figlio Luca, in occasione della sfida d'andata, ci ha raccontato che all'epoca chiese ad Ago come mai avesse scelto Salerno. Lui gli rispose che c'era l'essenziale: gli piaceva vivere davanti al mare e andare in barca a pescare, e che il campo d'allenamento del club gli ricordava quello dell'Omi a Tor Marancia. In Campania resta due stagioni, e al termine della seconda appende gli scarpini al chiodo. Ma lui, che era uomo delle imprese storiche, salutò la Salernitana (e il calcio) con una promozione in Serie B attesa 23 anni. La festa va in scena il 3 giugno 1990, a pochi giorni dall'inizio dei Mondiali italiani: basta uno 0-0 contro il Taranto, l'altra squadra che sale in cadetteria assieme ai granata. Su YouTube ci sono le immagini di "Dibba", in campo prima della gara, che si guarda intorno, elegantissimo in un completo bianco. Il cronista gli si avvicina e gli chiede: «È il giro d'onore?». E lui, con la stessa seria concentrazione di quel 1° maggio 1983, risponde con calma, senza tradire l'emozione a pochi minuti dall'ultima partita della sua carriera: «No, no: nessun giro d'onore, stavo solo cercando una persona che conosco». La persona a cui fa riferimento è Luca, all'epoca un bambino, che subito dopo lo raggiunge e si stringe al petto del suo papà, probabilmente intimidito dalla telecamera. In queste immagini c'è l'Ago calciatore e l'Ago uomo. O meglio, c'è Ago e basta. I video di bassa qualità dell'epoca testimoniano il tempo trascorso, ma l'affetto e l'amore cancellano la distanza temporale e trasformano la memoria in presente. Tanti auguri, Capitano. Sei sempre nei nostri cuori.

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