Se è vero che non è mai giusto giudicare il lavoro di un allenatore in base a una partita o anche a un ristretto numero di partite, è altrettanto innegabile che un intero popolo, adesso che la stagione è entrata nel vivo, sa che le speranze di volgere al meglio le proprie ambizioni siano legate quasi esclusivamente alla figura di José Mourinho. Il calcio non è una scienza esatta, la sua storia è piena di parabole calcistiche finite male quando sembrava che si fossero le premesse per trionfare e di altri percorsi partiti accidentati e finiti in gloria. C'è in ogni storia un momento in cui di fronte al bivio si prende - definitivamente - una strada o l'altra: da quel momento tutto diventa magicamente positivo o tutto diventa tragicamente negativo.

La sensazione è che alla Roma si sia a quel momento di svolta. In fondo in Coppa Italia è uscita con una delle favorite, e in campionato nessuno poteva pretendere un posto d'onore considerate le premesse di questa e le conclusioni della passata stagione. La Conference invece sta lì e dopo aver passato il turno da primi nel girone, nonostante una delle peggiori sconfitte della storia, è arrivata anche la qualificazione ai quarti dove peraltro ci si potrà prendere anche una legittima rivincita, quasi a voler chiudere il cerchio, proprio contro i campioni di Norvegia.

La svolta, però, potrebbe arrivare anche per il campionato e oggi pomeriggio (stadio Olimpico, calcio d'inizio ore 18, sold-out per la parte romanista, qualche biglietto invenduto per quella minoritaria, per chi sta a casa telecronaca su Dazn) si potrebbe davvero imprimere un'accelerata che farebbe guardare gli ultimi due mesi con occhi diversi. Certo, di fronte c'è la Lazio, e come se non bastassero le 1000 paturnie che solitamente accompagnano un derby (compresa quella legata alla sconfitta mal digerita dell'andata), va pure considerato il fatto che la squadra di Sarri ha preso da un po' di tempo a giocar bene e a fare risultati. Ma il calcio non è una scienza esatta e se c'è una partita dove la presunta logicità di un momento viene spazzata via da quello successivo, questa partita è il derby di Roma.

La morale è sempre la stessa. Se si guarda alle macro-statistiche c'è una squadra abituata a comandare e un'altra che invece è normalmente assoggettata: stasera sarà infatti ufficialmente il derby numero 194 (72 vittorie e 55 sconfitte finora per la Roma), tra campionato e coppa sarà il numero 178 (66 a 48 il punteggio), solo in campionato il numero 158 (56 vittorie e 41 sconfitte). Ma la sentenza della Cassazione dice che su 79 campionati, 50 volte la Roma è arrivata davanti nella classifica del campionato. Ma non essendo il calcio una scienza esatta, e il derby meno che mai, non è sensato puntare solo sulla cabala, non è sensato puntare solo sulla logica, non è sensato puntare solo sulla tecnica o sulla tattica, non è sensato puntare neanche solo sull'esperienza specifica. Peraltro da questo punto di vista Mourinho sarebbe imbattibile: per lui quello di oggi pomeriggio sarà il derby in carriera numero 120. Tanti ne avrà sommati con quello di oggi guidando le diverse squadre cittadine allenate nella sua lunga carriera.

E se certamente la Roma non sta attraversando il periodo della sua massima brillantezza, anche solo la presenza di Mourinho in panchina aiuta ad arrivare fiduciosi a questa sfida. Tatticamente, peraltro, la Roma non è mai facilmente decifrabile e anche stasera se giocherà con l'assetto più coperto o con un trequartista come terzino sinistro potrebbe non essere quello comunque il fattore decisivo. Di sicuro sarà una sfida per cuori forti e se si valuta questo aspetto la Roma quest'anno, la Roma nella storia, la Roma, sempre, non teme rivali. Il calcio non è una scienza esatta, ma la Roma di Mourinho può diventarlo oggi.