Quando Mourinho dopo poco tempo che hai cominciato una conferenza si gira verso Castaldi dell'ufficio comunicazione e gli chiede quante domande manchino, è una di quelle vigilie in cui capisci che anche lui sta friggendo, un po' come tutti romanisti, sospesi tra l'apparente facilità (con relativo trappolone) della sfida di questa sera (fischio d'inizio ore 21, Stadio Olimpico, telecronaca su Sky e Dazn) e lo spigoloso derby di domenica pomeriggio contro una Lazio che proprio domenica ha completato rimonta e sorpasso, dimostrandosi più in forma di quanto non appaia in questi giorni la Roma. Di sicuro l'appuntamento rituale con la stampa non è uno di quelli a cui l'allenatore portoghese si prepara felice canticchiando davanti allo specchio. Ma resta l'unico termometro utile a pubblica disposizione per capire che aria tira dentro le mura di Trigoria.

Stasera c'è in ballo un primo traguardo, i quarti di finale di Conference League, l'ultima competizione in cui la Roma sia rimasta in gara, dopo l'eliminazione dalla Coppa Italia per mano dell'Inter e nella stagione in cui per il campionato non è ovviamente mai neanche entrata nel pacchetto delle pretendenti. Gli olandesi hanno dimostrato all'andata che non sono poi una squadra così debole come il sesto posto in classifica della Eredivisie avrebbe potuto far credere e, soprattutto, sono in grado di organizzare strategie tattiche che possono mettere in difficoltà gli avversari proprio come successo nella gara d'andata quando al guaio per la Roma del terreno disarticolato si è aggiunto quello del confronto con una squadra che sfuggiva da ogni parte come un anguilla, salvo poi ritrovarla compatta sulla trequarti campo ad organizzare conclusioni difficili da neutralizzare.

Stavolta almeno c'è il vantaggio di giocare su un terreno che si sa scorrevole e questo dovrebbe favorire, sempre in teoria, la squadra più tecnica. Di sicuro la Roma è in credito con la fortuna dopo aver vinto sette giorni fa con un gol casuale al termine di un primo tempo brutto quasi come quello di Udine. Tutto questo per dire che se non si cambia un po' il registro c'è il rischio che il destino possa presentare il suo salato conto tra stasera e domenica rendendo buia una stagione che invece proprio in questi giorni potrebbe ricevere luce perpetua.

Non ci sono calcoli da fare, lo ha ribadito anche Mourinho in conferenza stampa, bisogna vincere per evitare di perdere e, per quanto sembri una banalità, nell'atteggiamento tattico può fare tutta la differenza del mondo. Mettersi ad attendere le sfuriate avversarie non sarebbe atteggiamento degno di una grande squadra che punta la vittoria finale, ma non è neanche nelle corde della Roma attaccare in maniera continuativa e massiccia, se non quando si ritrova in svantaggio e mancano 20 minuti alla fine della partita. L'impatto dell'Olimpico, anche stasera quasi pieno, rappresenterà indubbiamente un fattore anche nell'economia della partita.

Ma c'è anche il rischio che qualcuno senta la tentazione di tirare il freno a mano a gara in corso pensando magari alla partita di domenica, un po' come successo a Zaniolo e Pellegrini a Udine al 90º minuto su quella iniziativa di Jajalo a cui i due ragazzi, temendo l'eventuale ammonizione, hanno preferito non fare fronte. Le squalifiche più del turn-over spingono Mourinho ai minimi cambiamenti necessari. Ma restiamo convinti che stavolta la scelta più opportuna sarebbe quella di immaginare due diverse formazioni per due diverse partite con due diverse strategie. Stasera devi attaccare, domenica puoi ripartire. Bene fa, in ogni caso, l'allenatore a sgombrare il campo dai pensieri troppo futuristici: «Per me esiste solo la partita con il Vitesse, non bisogna pensare a nient'altro». Almeno fino a stasera alle 23. Sperando di non andare oltre.